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Cronaca di un disco (non ) annunciato --------------------- Una
sala prove. Quattro ragazzi con i loro strumenti, Jon, Ed, Colin e Phil.
Aspettano il quinto membro del gruppo, il cantante, Thom, in perenne ritardo.
Il mondo li conosce con il nome Radiohead. Nell'attesa provano suoni,
accordi, ritmi, senza una linea precisa, qualcuno inizia, gli altri lo
seguono, improvvisando. Arriva
Thom, trafelato, con i suoi soliti capelli rossi sparati, sembra si sia
appena svegliato.
T: Ho fatto un sogno, ragazzi, ho fatto un sogno.
E: E' arrivato Martin Luther King . . . . .
C: John Fitzgerald Kennedy . . . . .
J: Tony Blair . . . . .
P: Walter Veltroni . . . . .
T: Ho sognato il nostro prossimo disco.
C: La copertina o cosa?
T: La struttura dei pezzi, le linee melodiche, alcuni suoni.
J: Ci credo, stiamo provando da sei mesi per il disco nuovo!
T: Non avete capito. Ho sognato qualcosa di diverso, quello che abbiamo
fatto in questi sei mesi va accantonato per un po', presto lo riprenderemo.
Facciamo un disco su cio' che ho sognato. J
e P (all'unisono): Tu sei matto, Thom. T:
Non sono matto, anche se lo credono tutti. Ho delle idee bellissime che
vorrei usare per un disco assestante, un disco dei Radiohead pensato in
una notte, un disco che vorrei registrare in poco tempo, dove vorrei che
ognuno di noi desse sfogo alle sue voglie musicali represse, quelle che
probabilmente in un lavoro "ordinario" dei Radiohead verrebbero
scartate perche' troppo progressive. C:
A te i King Crimson hanno datto alla testa, Thom.
T: Ragazzi, accontentatemi per una volta, dai. Anzi, facciamo questo compromesso:
se in tre giorni non riesco a trasferirvi le mie idee, se voi non riuscite
a tirar fuori i suoni giusti e se non riusciamo a registrare un numero
di tracce demo sufficienti per un disco, non se ne fa niente. Avremo scherzato,
avremo soltanto dato la possibilita' alla nostra creativita' di divertirsi,
senza alcun freno. Vi faccio sentire qualcosa che ho registrato a casa
questa notte dopo il sogno . . . . il titolo del disco potrebbe essere
Kid A .
. . . . I
cinque ragazzi si conoscono da circa vent'anni, sono amici, Thom e' un
po' matto, gli altri quattro lo sanno, pero' si fidano di lui e delle
sue intuizioni musicali; e poi, tutto sommato, l'idea del compromesso
li entusiasma, non l'hanno mai fatto un disco in tre giorni!
Cominciano a lavorare sodo, Thom abbozza gli accordi per una decina di
tracce, pochissimi accordi per ogni canzone, improvvisa melodie rarefatte,
essenziali. Gli altri cominciano a capire che tipo di pezzi ha in mente
Thom e si concentrano sulla qualita' dei suoni, passando per sonorita'
trip-hop, progressive, psichedeliche, raramente anche jazz. In soli tre giorni i ragazzi non ce la fanno a creare tutte le strutture dei brani sufficienti per un disco, ma ormai sono presi dalla sperimentazione, dal progetto voluto da Thom. A parte alcuni pezzi di matrice tipicamente Radiohead, come How to disappear completely, dove la chitarra acustica accompagna la voce di Yorke e la chitarra elettrica interviene solo sporadicamente emettendo un suono lancinante supportato nel finale dal synth, e Optimistic, in cui lo sperimentalismo segna il passo e l'interpretazione canora fa da padrona con un testo imperniato sul giro di parole "You can try the best you can, If you try the best you can, The best you can is good enough", il disco viaggia su quei territori sonori che nel precedente lavoro OK Computer il gruppo aveva appena abbozzato. E'
cosi' che nascono brani come Everything in its right place (il
cui inizio e' davvero suggestivo), con tastiere dai suoni molto gravi
per tutto il pezzo, sulle quali la voce di Thom sembra andare in loop,
a mo' di litania. Percussioni e basso, unite alla voce filtrata e distorta,
caratterizzano invece Kid A, che richiama alla mente le atmosfere
di My life in the bush of ghosts di Brian Eno e David Byrne (disco imperdibile
per coloro i quali amano ogni forma di sperimentazione musicale). Il
pezzo piu' bello dell'album, a mio parere, e' The national Anthem,
con un giro di basso accattivante ed una batteria in perfetta sintonia,
che si getta in un finale con tanto di tromba e sax, mescolando atmosfere
trip-hop e jazz: uno dei possibili orizzonti verso i quali la musica rock
odierna tende. Lo
strumentale Treefingers, in perfetto stile ambient, e' tutto un
gioco di acuti e bassi su un tappeto sonoro di synth e organo. Un pezzo
ricco di spunti fantasiosi e' In Limbo, interessante per gli intrecci
fra il cantato di Yorke, il giro di chitarra e basso e il ritmo della
batteria, tutti elementi che, ascoltati singolarmente, non ci apetteremmo
di ritrovare contemporaneamente in uno stesso pezzo (magia della musica!). A
ritmo di batteria elettronica si estrinseca Idioteque (cari ragazzi,
avete voluto fare il verso a Discoteque degli U2 o il titolo e' solo una
coincidenza?), canzone pseudo-dance non molto significativa rispetto al
resto del disco. Atmosfera cupa in Morning Bell in cui la voce
di Yorke, articolata in una non facile melodia, si muove all'inizio su
una semplice base di tastiere arricchita sul finale da una chitarra che
si esprime con suoni a volte puliti, a volte simili a grida soffocate. Motion
Picture Soundtrack senza batteria e con una leggera percussione in
lontananza, sembra un pezzo senza tempo, una canzone d'autore supportata
dal semplice suono dell'organo e da un effetto sporadico di campane tubolari;
chiude bene un disco in cui il gruppo di Oxford ha voluto sperimentare
nuove sonorita', in cui la voce di Yorke non e' sempre in primo piano,
come spesso accadeva nei dischi passati, ma diventa piuttosto un ennesimo
strumento musicale. Complessivamente il disco e' bello, anche se alcune
trovate, apparentemente geniali, non sono del tutto originali: l'influenza
reciproca fra diversi gruppi, attualmente, e' all'ordine del giorno, per
cui ai Radiohead non si puo' rimproverare nulla; probabilmente, come gli
U2 di qualche anno fa, anche loro stanno diventando un gruppo che, invece
che creare le nuove tendenze, le segue. P.S.:
La storia del sogno e dei "tre giorni" non e' vera (chissa',
forse il gruppo ha impiegato due anni per questo disco!): e' vero, invece,
che i Radiohead hanno scritto un diario sulla registrazione di questo
disco, la cui lettura sicuramente potra' risultare interessante per i
loro piu' accaniti ammiratori (www.radiohead.com).
A me e' piaciuto immaginare la nascita di questo disco nel modo che vi
ho descritto, perche' questa e' stata l'impressione che ho avuto al primo
ascolto. In primavera uscira' un nuovo loro lavoro, probabilmente piu'
canonico. |
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