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Sorprendenti questi gallesi! The last (lost) concert of the year
Questa infausta notizia mi ha indotto a trascorrere il fine settimana fuori porta. In treno, mentre ero in viaggio verso lÌAlto-Adige, verso le sette della sera del 7 dicembre, ho ricevuto la telefonata di Tony (celebre leader dei No Codex, come ormai tutti sapete): - Sai chi suona stasera a Milano? - Boh, non lo so ÷. - I Super Furry Animals! - Dai, Tony, non mi prendere in giro, se ci hanno detto che era un errore di stampa ÷. - Hanno sbagliato. Ho parlato con lo stesso tipo con cui hai parlato tu: lui non sapeva che i SFA avrebbero suonato stasera e quindi ti ha detto che si trattava di un errore! - Ma come? Se il suo numero di telefono veniva indicato come quello del responsabile artistico del Rainbow!!!! - Non eÌ uno scherzo, FaÌ: mi ha fatto sentire al telefono i SFA che facevano il sound-check. - ÷. buon divertimento ÷. allora ÷. Scendere alla prima fermata e tornare indietro a Milano sarebbe stato troppo plateale (non ce lÌavrei mai fatta, data la distanza giaÌ percorsa), ma maledire il tipo (disinformato) del Rainbow eÌ diventato il leit-motiv dei miei pensieri in quella serata. Ho dovuto accontentarmi di un quarto dÌora di concerto gentilmente offerto dal cellulare di Tony e dei suoi racconti post-concerto che mi hanno permesso di raccogliere due idee sui SFA anche nelle loro esibizioni dal vivo. Veniamo al loro ultimo disco, che si intitola Rings around the world ed eÌ datato 2001. Dal 1993, loro anno di nascita, i nostri amici gallesi hanno pubblicato due EP, cantati in gallese, e altri quattro album, cantati in inglese per raggiungere un pubblico piuÌ vasto (credo). Non nascondendo la mia personale mortificazione, devo confessarvi che dei SFA non ho ascoltato nullÌaltro che lÌultimo lavoro, attorno al quale eÌ ruotato, naturalmente, il loro recente tour. Rings around the world eÌ un gran bel disco, caratterizzato da una imprevedibile anarchia musicale, nel senso che i richiami al passato sono tra i piuÌ disparati e vengono condensati in una miscela esplosiva piacevolissima. Dalle dolci note di piano stile Bacharach del primo pezzo Alternate Route to Vulcan Street, attraversate da echi ridondanti di chitarre e violini, si passa al trascinante Sidewalk serfer girl di matrice spudoratamente Beach Boys, armonie e coretti compresi, mentre i riverberi della voce ricordano atmosfere anni Ottanta. Brani di stampo californiano sono anche (Drawing) Rings around the world, che al concerto ha fatto ballare il non folto pubblico intervenuto al Rainbow (chissaÌ percheÌ cosiÌ pochi, eh, signor Responsabile artistico?), e Receptacle for the respectable che a me ha ricordato anche i primi Jam di Paul Weller e, a tratti, Adam & the Ants, con finale rumoristico in crescendo. Atmosfere Cousteau/Elvis Costello in ItÌs not the end of the world?, inquietante giro di tastiere in (A) Touch sensitive, che sfocia nella tranquilla Shoot Doris Day, ballata in stile Bee Gees senza falsetto. Siamo sempre sul campo delle ballate (Costello docet) con No Sympathy (ma con finale sperimentale stracolmo di rumorini ed effetti speciali), mentre nella strofa di Juxtapozed with U sembra proprio di ascoltare il Paul Weller di My favourite shop. Dopo aver ammiccato a Belle & Sebastian con Presidential Suite, i SFA ci regalano Run! Christian, run!, pezzo dal profilo acustico con bellissimi arrangiamenti di chitarra e chiudono il disco con la dolce Fragile Happiness, fischiettandone la melodia. Come la maggior parte dei gruppi che vengono recensiti su Frittomisto da me o dal buon Pippo, anche i SFA non sono proprio conosciutissimi dal grande pubblico: il fatto che i miei amici li abbiano incontrati prima del concerto allÌesterno del Rainbow con un trancio di pizza in mano avvalora questa tesi (non potrei mai immaginare Michael Jackson mangiare un hot-dog in mezzo al suo pubblico prima della esibizione!). Nonostante la scarsa notorietaÌ, sul palco i SFA denotano una certa sicurezza (otto anni di esperienza non son pochi!), a cominciare dal cantante Gruff Rhys, la cui personalitaÌ, il cui carisma e la cui bravura spiccano su tutti gli altri componenti del gruppo. Non hanno il magico suono dei Mercury Rev, percheÌ si tratta di uno stile diverso: i SFA tendono piuttosto ad un lo-fi che li avvicina ai Grandaddy, anche se con un senso della melodia piuÌ raffinato e meno orientato ai primi Radiohead. Si divertono a giocare con le basi e ad arricchire i pezzi con tanti effetti, dimostrandosi generosi in tal senso anche dal vivo. Rings around the world potrebbe essere il disco giusto per farli conoscere ad un pubblico piuÌ vasto, compreso il Responsabile artistico del Rainbow che non si ricordava neanche di averli invitati nel suo locale!
Fabio Nitti (che ringrazia Tony per i quindici minuti di concerto al telefono e per i racconti ex-post).
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