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Consigli
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Giudizi oggettivi, mica tanto . . .
Ho seguito da vicino l’organizzazione di questo evento in quanto c’erano alcuni miei amici coinvolti. Vi posso subito dire che l’aspetto piu’ positivo della cosa e’ stato quello sonoro: i pezzi sono stati registrati e mixati con ottima professionalita’ da Flavia Porcelluzzi dei RAM e l’impianto sonoro messo a disposizione per il concerto, nonche’ tecnico di palco e tecnico del suono, erano apprezzabili. Purtroppo, pero’, l’evento non e’ stato pubblicizzato sufficientemente (o forse non e’ stato proprio pubblicizzato), ha avuto luogo ad un orario non tanto comodo (le tre e mezza del pomeriggio di domenica, quando i milanesi sono allo stadio oppure sono fuori porta per il week-end) e, al calar del sole, la temperatura si e’ abbassata notevolmente, a scapito del non folto pubblico intervenuto (parenti e amici dei musicisti). Non vi parlo poi della copertina del disco e, soprattutto del titolo: Operazione Musica, sottotitolo: Pump up the volume!, sottosottotitolo: Giovani talenti cercasi (su quest’ultima parola se ne sovrappone un’altra: trovati!). Qualcuno potrebbe rimproverarmi per queste mie lamentele e dirmi: “Devi piuttosto ringraziare il Comune di Milano che, con i suoi “risparmi”, ha permesso a queste band di comparire su un disco e presentare i loro pezzi in un (seppur breve) concerto dal vivo!”. Ma il punto e’ che non capisco il fine di queste “operazioni”, visto che non vengono assolutamente pubblicizzate e in piu’ vengono presentate in giorni ed orari improbabili. Sarebbe bastato spendere due lire in piu’ facendo suonare i gruppi di sera dopo aver pubblicizzato l’evento tramite volantini distribuiti davanti alle scuole, e risparmiando qualcosa magari producendo un CD di cinque gruppi anziche’ di otto. Basta criticare per oggi, vi parlo dei gruppi che hanno preso parte a questo evento e dei loro pezzi. I generi presenti sul disco sono abbastanza diversi: naturalmente io sono stato colpito dai gruppi che sono maggiormente affini ai miei gusti. I pezzi piu’ carini sono Mingus dei No Codex, Spara dei Kesten e M’assale degli Helein, primi tre pezzi della raccolta. Lo stile dei primi puo’ ricordare a tratti quello dei La Crus (almeno a detta di quanti hanno ascoltato qualche loro pezzo), ma, rispetto a questi, si sentono maggiormente le influenze di David Sylvian (soprattutto nella voce bassa del cantante e nella predilezione per suoni ricercati, ottenuti grazie al guitar-synth e al lavoro sui campioni musicali utilizzati). Mingus e’ un pezzo caratterizzato da una ritmica impressa da un accattivante campione di pianoforte rubato ad un pezzo jazz (che si pensava fosse di Charlie Mingus, ma che in realta’ non lo e’), sul quale si innesta un bel giro di basso con svariati suoni di chitarra tutto intorno. I Kesten, giovanissimi, anche loro amanti dei campionamenti, ricordano a tratti i primi CSI (quelli di Ko de Mondo): questa influenza si sente soprattutto nella strofa del loro brano Spara, che si lascia andare ad un ritornello molto orecchiabile e commerciale. Sicuramente meno esperti dei No Codex, i Kesten denotano comunque un certo gusto e una discreta fantasia anche nell’uso dei suoni sulle chitarre e sulle basi; dal vivo la voce del cantante deve acquisire maggiore sicurezza perche’ troppo grezza, mentre sul disco e’ molto piu’ curata. Veniamo quindi agli Helein, gruppo “di punta” di questo evento in quanto gia’ conosciuti nell’ambiente musicale alternativo milanese e in procinto di far uscire un loro disco distribuito dalla Sony Music. Nonostante il loro genere non sia il mio preferito, il loro pezzo, M’assale, e’ piuttosto carino: lo stile strizza l’occhio ai Placebo e dal vivo la loro esibizione, dal punto di vista musicale, e’ davvero perfetta, forse ancora un po’ povera dal punto di vista scenico. E’ anche vero che fin quando non si ha sotto di se’ un pubblico che conosce i pezzi ed il gruppo risulta difficile comunicare con il pubblico stesso, quindi si cerca di evitare ogni forma plateale di protagonismo: chi non lo fa ed esagera rischia generalmente di essere deriso. Gli altri pezzi della raccolta spaziano dal rock italiano modello Vasco (Stefano Ferrari), al grunge dei Pearl Jam piu’ tranquilli (Sidera), alle atmosfere disco tipiche delle radio piu’ commerciali (Alex Bioli, che a me ha ricordato Pino D’Angio’ per il modo di interpretare i brani), allo stile tardo anni Ottanta dei Milledacconto (non so se quindici anni fa avete mai ascoltato un gruppo torinese che si chiamava Franti: i Milledacconto ricordano quelle sonorita’, forse inconsapevolmente), al rock melodico e scanzonato dei Nativa. Alla fine del concerto, con un pubblico che gradatamente scemava perche’ molte persone andavano via dopo l’esibizione del proprio parente/amico, ogni gruppo e’ rimasto con le proprie cinquanta copie gratuite della raccolta (con rigoroso marchietto SIAE) da distribuire door-to-door ancora una volta a parenti e amici. Se solo il circolo di ascoltatori fosse stato piu’ ampio perche’ aperto ad un pubblico davvero interessato alle band emergenti l’iniziativa avrebbe avuto una maggiore eco e avrebbe raggiunto il suo vero obiettivo. Peccato, magari sara’ cosi’ la prossima volta!
Fabio Nitti
P.S.: I No Codex sono il miglior gruppo della raccolta non solo perche’ la loro musica e’ bella, ma perche’ io ci faccio parte!!!! Se siete interessati a ricevere una copia della compilation, scrivetemi.
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