|
       
|
|
Jim
O'Rourke, Insignificance, Drag City 2001.

Che dire di Jim O'Rourke, se
non che forse e' il caso di cominciare a scrivere una biografia su di
lui, vista la sua intensa e influente attivita' su buona parte delle migliori
produzioni discografiche da almeno sei anni a questa parte, nonostante
sia solo ancora trentenne.
Vero "uomo rinascimentale", ha saputo rinvigorire la scena alternativa
e non solo a partire da Chicago, passando per produzioni tanto piu' disparate
quanto riuscite, per citarne solo alcune, Stereolab, Merzbow,
Us Maple, Sea And the Cake , Wilco, Smog o
incredibili remix, come quelli per Oval, Pastels, Tortoise.
Mi e' anche capitato di scoprire in cd che consideravo di buona fattura,
che dietro c'era la sua abile mano, come per Pedals degli Aluminum
Group, ma anche Scratch or Stitch delle Melt Banana.
Parlo in primo luogo delle sue produzioni perche' sembra essere la sua
attivita' prevalente, ma le sue personali publicazioni a mio avviso riescono
a riassumere bene le mille facce che il suo genio assume quando si cala
nei panni di produttore. In tutti questi lavori passa dal post industrial
al minimal sperimentale,per approdare persino in territori now-wave. Sono
pero' indimenticabili i suoi dischi con David Grubbs , sopratutto
Upgrade and afterlife e Camoufleur, un capitolo quello
Gastr del Sol definitivanmente chiuso a quanto pare e non in
maniera felice, vista la reticenza a parlarne da parte di entrambi , un'
eredita' comunque che lasciava intravvedere quello che ognuno dei componenti
avrebbe approfondito da solo.
Naturalmente il buon Jim ha trovato tempo tra i mille impegni a seguito
del tour con i Sonic Youth di completare il suo nuovo lavoro, seguito
di quell' Eureka che nel 1999 sorprese tutti cercando di dire la
sua sulle lezioni di Brian Wilson, Beatles, Bacharach
(con tanto di cover di "Something Big!) dopo l'interlocutorio Halfway
to a treeway ricordandoci della sua vena piu' sperimentale e pacata,
sorta di Robert Wyatt dei giorni nostri.
E' la forma canzone il principale interesse di O' Rourke in questi lavori,
forse anche la maggiore maledizione, un continuo tentativo di aggiungere
qualcosa alla lezione dei grandi, ma nello stesso tempo la consapevolezza
di essere cresciuto troppo in fretta ascoltando John Fahey o Tony
Conrad ed il suo commovente minimalismo, cosi' come Philip Glass
dei primi tempi e Yellow Magic Orchestra. Il risultato raggiunto
e' una sorta di Van Dyke Parks suonato con finger piking minimale
arricchito da ronzii disturbi e loop armonici.
Insignificance e' ancora tutto questo, ma anche di piu': questa
volta si fanno sentire i richiami piu' vintage con tanto di coretti in
falsetto e chitarre power pop, tutto cio' che non avresti immaginato di
ascoltare piu' nel pop contemporaneo, e' rivisto e corretto in maniera
geniale e condito da una personale poetica che ti costringe a cercare
il suo involontario citazionismo. Un eclettismo il suo che non e' affatto
freddo, ma che viene da un duro lavoro di studio, dove ogni gesto non
e' tanto calcolato bensi' ponderato.
Forse e' inutile descrivere ogni singolo brano, si cadrebbe nella tentazione
di citare ogni richiamo, ogni spunto, dove invece trovo sia conveniente
guardare da piu' lontano per godere del lavoro per intero, e non credo
che sia un caso che questo disco duri solo 38 minuti, perche' nelle sue
scelte anche l'editing e' mirato a non aggiungere se non necessario.
Quello che resta dopo l'ascolto ripetuto del cd e' la sicurezza di essere
in buone mani con Jim O' Rourke se si cerca un prodotto capace di coniugare
il pop piu' di consumo con l'avanguardia piu' sperimentale, due mondi
apparentemente inconciliabili solo per altri.
Pippo Marino
|
Vuoi
commentare l'articolo?
|
|
|
|
|
|
|
Questa
rubrica e' a cura di:
|