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PJ quante storie --------------------- So gia' che non avete capito. State gia' pensando che io me la stia prendendo con Polly Jean Harvey per qualche strano motivo. Ed invece no. La mia e' soltanto una esclamazione di meraviglia per le diverse situazioni (storie) che la cantante inglese ha ricreato nel suo ultimo Stories from the city, stories from the sea, un disco ispirato dal suo soggiorno di alcuni mesi nella Grande mela, un disco dall'indubbio sapore metropolitano, nei testi e nei suoni. Per chi non la conoscesse PJ Harvey e' un'artista piuttosto controversa, che nella sua carriera ha alternato momenti di forte pessimismo, alcuni dei quali sfociati in un esaurimento nervoso tra il primo e secondo lavoro, a momenti di maggiore tranquillita', di cauto ottimismo. Ritengo che Stories from the city, stories from the sea possa essere ricondotto ad uno dei periodi piu' quieti della sua vita, in cui la donna Polly Jean, lontana dai suoi bucolici luoghi di origine (la campagna inglese) e da Londra, citta' in cui ha vissuto il successo degli ultimi anni, e' riuscita a guardare il mondo attorno a se' in modo oggettivo, sereno, traendo spunti per storie di vita quotidiana a sfondo non necessariamente drammatico. A dire la verita' l'apertura del disco con il pezzo Big Exit sembra andare contro questa tendenza, dato che il testo verte sulla paura nei confronti di un mondo armato a cui si reagisce con la necessita' di possedere un'arma. L'impatto musicale iniziale e' molto forte, la voce di PJ nelle strofe lascia trasparire rabbia e paura, chitarra, basso e batteria contribuiscono a definire i contorni di quell'atmosfera tesa che la cantante vuole farci percepire. Ma gia' nel secondo brano Good fortune, dal piacevole sapore beat, PJ ritrova ottimismo, fiducia negli altri esseri umani e in se' stessa; anche i suoni che la circondano sono piu' morbidi rispetto al primo pezzo. Stato di quiete che si conferma in A place called home e in One Line, pezzi in cui domina sempre la voce di PJ accompagnata dal suono della sua chitarra, mai aggressiva. In One line la Harvey esalta il senso di sicurezza originato dall'amore, il coro e' di Thom Yorke dei Radiohead, prezioso ospite di questo disco, presente anche nel brano Beautiful feeling e come solista in This mess we're in, dove la voce di PJ si alterna a quella di Yorke nel solo ritornello: e' da notare come le due voci siano molto simili o, meglio, come Thom Yorke abbia cercato di impostare la sua voce in modo molto simile a quella della Harvey. I colori piu' forti, nella voce di PJ e nella sua chitarra, ritornano in The whores hustle and the hustlers whore, in cui e' molto bello l'acuto finale della cantante (i cui progressi canori si erano gia' evidenziati nel precedente lavoro Is this desire), nel crescendo di Kamikaze, dove il modo di cantare ricorda un po' certe interpretazioni di Jim Morrison e nella blueseggiante This is Love la cui strofa rimanda al motivo di When love comes to town degli U2 "americani" di Rattle and Hum (non pen niente accompagnati da B.B. King, in questo brano!). La ballata You said something si avvale di una melodia molto bella, accompagnata da una chitarra trascinante. I due pezzi finali del disco hanno un tono dimesso esaltato, pero', dall'interpretazione di PJ. Le strofe di Horses in my dreams sono scandite da due accordi bassissimi di pianoforte che ne danno un grande senso di profondita'; il ritornello ha un significato catartico: "I have pulled myself clear" canta la Harvey, anche se il testo non permette di capire, fuor di metafora, quali siano i cavalli da cui i suoi sogni si sono liberati. We float, unico brano senza chitarra, chiude il disco con un invito a prendere la vita come viene nonostante le tristi vicende che ne costellano il percorso, un invito impregnato decisamente di ottimismo per una persona come PJ. Stories
from the city, stories from the sea e' un disco in cui la cantante decide
di allontanarsi dalle atmosfere piu' dure dei primi dischi e dalle sperimentazioni
sonore del penultimo puntando alla semplicita' delle melodie e degli arrangiamenti,
affiancata dai suoi vecchi amici di sempre Mick Harvey e Rob Ellis. Un
disco nel quale si sente la volonta' di purificazione della donna PJ,
purificazione ottenuta paradossalmente in uno dei luoghi piu' corrotti
e violenti del mondo, quale e' la citta' di New York. La crescita artistica
della Harvey si nota dalle sue interpretazioni dei pezzi, ogni volta diverse,
ogni volta con la giusta intensita', prerogative che vengono addirittura
esaltate nei suoi concerti dal vivo, in cui il profondo carisma della
donna riesce a creare un'atmosfera indimenticabile.
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