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Stereolab, Sound
Dust, Duophonic,2001

Analogue Pop
Gli Stereolab non hanno piu'
bisogno di presentazioni, dopo una decennale attivita' che li ha visti
tra i gruppi piu' influenti della scena alternativa.Tim Gane e Laetitia
Sadier hanno fondato un gruppo che stupisce per la longeva vita abbinata
a una continua qualita' di ogni pubblicazione. Della loro musica se ne
continua a parlare, ma a dire il vero senza piu' porre accento su eventuali
aspetti innovativi.
Ci sono solo lievi variazioni da qualche anno a questa parte nei loro
dischi; un gruppo di produttori-amici ha definitivamente marchiato a fuoco
almeno 3 degli ultimi lavori: Jim o'Rourke ex-Gastr del Sol
e presente in infinite altre variazioni come produttore, John Mc Entire
dei Tortoise polistrumentista e anche lui produttore blasonato,
Sean O' Hagan, capo degli High Llamas membro occulto degli
Stereolab che lavora sin da Mars Audiac Quintet in maniera decisiva
verso un addolcimento plastico del suono, ormai non piu' Low-Fi.
Non sono molti i cambiamenti in Sound Dust rispetto al predecessore
Cobra and Phases Played Voltage in Milky Night, solo piccole sfumature
che rendono il lavoro sempre piu' omogeneo e ancor piu' accessibile, se
questo e' ancora possibile. Gli omaggi ai riferimenti musicali sono meno
evidenti che in passato quando il rinnovato interesse per il kraut rock
conferiva loro un aspetto eccessivamente derivativo; in questo lavoro,
invece, sono piu' leggibili suggestioni, atmosfere evocative e continui
cambi di scena. Uno degli aspetti di piu' evidente riconoscibilita' di
questo lavoro e' l'attenzione al cambio di registro, a volte in progressione
e altre in repentini cambi di ritmo, come pezzi uno all'interno dell'altro.
Sono sparite le lunghe suite strumentali che allontanano sempre di piu'
i nostri da amori passati verso la scena post-rock per dar luogo a brevi
interlocutori passaggi, a introduzioni accennate e complesse articolazioni
di suoni, come sempre per loro del tutto analogici, manca infatti ogni
sorta di avvicinamento all'elettronica che fece di un loro lavoro precedente,
Dots and Loops, un evidente novita' rispetto al loro standard produttivo.
Siamo qui invece piu' vicini alle estreme possibilita' offerte dai loro
strumenti preferiti, protagonisti in passato di titoli di loro brani,
cioe' Farfisa, Moog, organi Wurlitzer. Se nei primi album l'amore per
l'analogico era protagonista del processo compositivo, qui diventa finalmente
un mezzo prediletto che lascia spazio a una raggiunta abilita' nel comporre
brani dalle melodie accattivanti, come era gia' successo negli anni '70
con il passaggio dalla sperimentazione (Neu), al canterbury sound
(Soft Machine) al progressive (Caravan) sino al totale addolcimento
quasi soul degli ultimi Steely Dan che vengono in mente piu' di
una volta lungo l'ascolto di questo cd. Protagonisti di questa opera dalla
melodia infinita sono i pezzi "Captain Easychoird", "Nothing
to do with me", "Double Rocker", cosi' come "Gus the
Minah Bird" e "Le Bons Bons Des Raisons" che diventano
possibili colonne sonore per un qualche nuovo b-movie, il tutto avvicinando
molto il risultato raggiunto dai Broadcast in Work and non Work.
Pippo Marino
I
testi di Laetitia Sadier sono sempre meno dichiaratamente politici ma
trovano ancora modo di essere incisivamente attuali:
A
military regime in a
democratic disguise
that lies in all impunity
takes apart what it took
people years to build
public institutions
that promised a deserved life
self-determination
should be fact
not essentially a right
there
are the lobbies insurance companies
who want to change the whole country
into a vast commercial counter
for the pure consumer
The promise to give the
generals a better place
Self-determination
should be fact
in the face of corruption
Gus
the mynah bird (Sadier/Gane), Island Music, 2001
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