High Fidelity

 

MATTHEW JAY

Draw, Food 2001

 

 

 

L'etichetta Food, che gia' ha annoverato artisti del calibro di Idlewild e Blur, ha adesso in scuderia un nuova promessa: Matthew Jay.
Le comparazioni sono d'obbligo e comincio subito confermando un particolare molto evidente, cioe' le sue affinita' con Nick Drake e Travis, il primo per i testi esistenzialistici, i secondi per l'abilita' di comporre melodie da classifica. Magari si puo' anche dissentire da questi accostamenti, ma il nome da cui non si puo' negare una qualche derivazione e' Elliot Smith: stessa timbrica vocale, stesso mood da cantautore folk rock, in pratica un suo possibile successore (parlo di succedergli perche' considero troppo deludenti le due ultime prove dell'amato songwriter americano, autore dell'ormai memorabile Either Or). Ma c'e' una caratteristica che credo sia esclusiva di questo ventunenne gallese: la capacita' di scrivere pezzi dal facile ascolto, di una leggerezza di tono costante, senza quasi mai scadere nel banale. E non e' da poco, vista l'inflazione di artisti simili a lui di questi tempi. L'album scorre liscio, ha una sola caduta di tono in "Call My Name Out", dai richiami caraibici, eccessivamente facile (con tanto di coretti "hei na na na", fastidiosissimi), sicuramente l'episodio meno convincente dell'intero lavoro. I pezzi hanno arrangiamenti e tipo di produzione abbastanza diversi tra loro a conferma del fatto che ogni traccia e' stata registrata in maniera diversa, ad accogliere il diverso spirito che era presente nei vari momenti nella sala d'incisione, e questa scelta rende meno faticosa la sequenza di ascolto, oltre che svelare attitudini poliedriche. Si passa dalle ballate malinconiche come "Become yourself", al pop energico di "Only Meant to Say", e questo mi ricorda un altro buon episodio di cantautorato pop, come l'ultima incisione di David Gray. Dal disco fino a adesso sono stati tratti "Please Don't Send me away.", una sognante ballata accompagnata da un simpatico video molto onirico e "Let Your Shoulder Fall" che potrebbe essere perfetto come colonna sonora di Dawson Creek dato il suo andamento facile e sbarazzino. Ma l'episodio migliore credo possa considerarsi "You're Always Going Too Soon", un perfetto brano da classifica pop anni '80 degno dei migliori Danny Wilsons
: il brano inizia con scarni accordi di chitarra e con una batteria sintetica minimale e poi va crescendo con lentezza verso un classico elettro pop.

Il tono generale dell'album e' fresco, semplice e immediato, avvalorato dalla scelta di produrre ogni pezzo in maniera misurata, il che puo' facilmente scaturire da un compositore giovane come lui. L'atmosfera di un prodotto fatto tra amici e non troppo impegnativo, confermata dalla sequenza di immagini in studio presenti nel libretto del cd, musica immediata e mai troppo banale, perfetta per far crescere i gusti musicali di un adolescente, ma anche adatta a distrarsi dal tono scontato che certi autori pop ultimamente stanno assumendo.

Pippo Marino

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