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Kid A
e Amnesiac: due dischi complementari.
Con la consapevolezza che e' stato necessario piu' tempo per avvicinarsi
consciamente a Kid A, adesso sono in grado di affermare
con maggiore certezza che quel disco uscito sul finire dello scorso anno
non avrebbe potuto avere un decodificatore migliore se non un altro album.
Se da una parte Amnesiac fornisce un visione prospettica
dall'interno, dilatata e intimista, con conseguente maggiore cura dei
dettagli, dall'altra Kid A ci permette di osservare da un posizione
piu' zenitale, meno dettagliata, con un distacco deliberatamente voluto.
In Kid A gli arrangiamenti sono sovrapposti con estrema lucidita',
dove anche il caos apparemente e' frutto di lunghi studi ("National
Anthem"), in Amnesiac, invece, le composizioni fluiscono secondo
percorsi piu' intimi, con parole a malapena percettibili (quasi tutti
i pezzi vedono il cantato riversato al contrario).
Il "nuovo"
lavoro parte con "Packt Like Sardines in a Crushd Tin Box",
un pezzo composto da base elettronica, glitches minimali e sovrapposizioni
vocali; metronomie armoniche che non sono piu' derivative del kraut Rock
, ma evoluzioni rilette attraverso l'influsso di alcune sonorita'
degli Autechre.
Il primo singolo del cd conferma la anticommercialita' delle loro scelte:
con "Pyramid Song" si giunge immediatamente al cuore di questo
lavoro; pochi accordi al piano in loop, l'essenza che si svela al'istante,
per proseguire con trasporto seguendo la lezione di Alice Coltrane,
oltre che essere omaggio all' egiziana Oum Khalthoum. "Pulk/Pull
Revolving Doors" e' un trattamento anestetico dopo un bagno
di dolorose emozioni, prosegue infatti la scelta verso una attitudine
al distacco propria di certa elettronica, condita pero' dal nobile uso
dell'errore programmatico che ormai differenzia la scena californiana
dalla piu' consolidata scena tedesca. "You and whose army" e
siamo nuovamente toccati dal profondo, un brano che cresce lentamente
per diventare epico, proprio come le loro piu' classiche ballate, maturando
ascolto dopo ascolto. " I Might Be Wrong" si fonda sull' uso
di una chitarra ritmata con un basso che e' fedele alla linea melodica
approfittandone in alcuni momenti per liberarsi; inoltre, finto finale
e pulsazioni sonore con distorsioni ponderate. "Knives Out",
e' l'ossessione, la sua melodia sembra basata su uno dei tre atti di "Paranoid
Android", docile solo all'apparenza. "Morning Bell" e'
il codice di comparazione tra i due vicini cd, e' il manifesto d'intenti
dell'intero lavoro, reso essenziale e stirato. "Dollars and Cents"
e' l'episodio compositivamente meno convincente, ma con un arrangiamento
lodevole con evidenti debiti con il basso di "A Love Supreme".
"Hunting Bears" e' sospesa tra Will Oldham e Jason
Molina: un intermezzo. "Like Spinning Plates" sortisce i
medesimi effetti di una "Space age Bachelor Pad Music (foamy)"
degli Stereolab, ancora una volta abusi tolleratissimi di voci
al contrario. "Life in a Glasshouse" e' un classico da funerale
con tanto di banda stile New Orleans. Non c'era un finale migliore. La
voce di Tom Yorke, in tutti i pezzi, mi sembra abbia raggiunto
una maturita' tecnica tale da non essere piu' semplice contrappunto agli
strumenti, ma diviene essa stessa lo strumento per eccellenza che plasma
il contenuto per renderlo definitivo.
Un cd immediato
e sincero, decisamente piu' fortunato di Kid A se non altro perche'
e' il suo immediato successore, come se fosse il tassello che mancava
con la conseguenza di una maggiore intelleggibilita' progettuale. I Radiohead
hanno prodotto un album di una qualita' impensabile per altri artisti
giunti al loro quinto lavoro. E non solo, hanno decisamente oltrepassato
la barriera del "suono tipico della band", evidenziando una
identita' che li rende nettamente superiori a qualsiasi emulo. Sono stati
capaci di rimettersi in gioco, in grado di seguire strategie commerciali
inconsuete, evitando di ripetere una fin troppo facile copia di Ok
Computer. Queste sono le affermazioni di cui mi sento sicuro, e spero
tra qualche mese di poter affermare definitivamente che Amnesiac
sia un capolavoro.
Pippo Marino
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