High Fidelity

 

Complementarita'

 

Radiohead, Amnesiac, Emi 2001.

Kid A e Amnesiac: due dischi complementari.
Con la consapevolezza che e' stato necessario piu' tempo per avvicinarsi consciamente a Kid A, adesso sono in grado di affermare con maggiore certezza che quel disco uscito sul finire dello scorso anno non avrebbe potuto avere un decodificatore migliore se non un altro album. Se da una parte Amnesiac fornisce un visione prospettica dall'interno, dilatata e intimista, con conseguente maggiore cura dei dettagli, dall'altra Kid A ci permette di osservare da un posizione piu' zenitale, meno dettagliata, con un distacco deliberatamente voluto. In Kid A gli arrangiamenti sono sovrapposti con estrema lucidita', dove anche il caos apparemente e' frutto di lunghi studi ("National Anthem"), in Amnesiac, invece, le composizioni fluiscono secondo percorsi piu' intimi, con parole a malapena percettibili (quasi tutti i pezzi vedono il cantato riversato al contrario).

Il "nuovo" lavoro parte con "Packt Like Sardines in a Crushd Tin Box", un pezzo composto da base elettronica, glitches minimali e sovrapposizioni vocali; metronomie armoniche che non sono piu' derivative del kraut Rock , ma evoluzioni rilette attraverso l'influsso di alcune sonorita' degli Autechre.
Il primo singolo del cd conferma la anticommercialita' delle loro scelte: con "Pyramid Song" si giunge immediatamente al cuore di questo lavoro; pochi accordi al piano in loop, l'essenza che si svela al'istante, per proseguire con trasporto seguendo la lezione di Alice Coltrane, oltre che essere omaggio all' egiziana Oum Khalthoum. "Pulk/Pull Revolving Doors" e' un trattamento anestetico dopo un bagno di dolorose emozioni, prosegue infatti la scelta verso una attitudine al distacco propria di certa elettronica, condita pero' dal nobile uso dell'errore programmatico che ormai differenzia la scena californiana dalla piu' consolidata scena tedesca. "You and whose army" e siamo nuovamente toccati dal profondo, un brano che cresce lentamente per diventare epico, proprio come le loro piu' classiche ballate, maturando ascolto dopo ascolto. " I Might Be Wrong" si fonda sull' uso di una chitarra ritmata con un basso che e' fedele alla linea melodica approfittandone in alcuni momenti per liberarsi; inoltre, finto finale e pulsazioni sonore con distorsioni ponderate. "Knives Out", e' l'ossessione, la sua melodia sembra basata su uno dei tre atti di "Paranoid Android", docile solo all'apparenza. "Morning Bell" e' il codice di comparazione tra i due vicini cd, e' il manifesto d'intenti dell'intero lavoro, reso essenziale e stirato. "Dollars and Cents" e' l'episodio compositivamente meno convincente, ma con un arrangiamento lodevole con evidenti debiti con il basso di "A Love Supreme". "Hunting Bears" e' sospesa tra Will Oldham e Jason Molina: un intermezzo. "Like Spinning Plates" sortisce i medesimi effetti di una "Space age Bachelor Pad Music (foamy)" degli Stereolab, ancora una volta abusi tolleratissimi di voci al contrario. "Life in a Glasshouse" e' un classico da funerale con tanto di banda stile New Orleans. Non c'era un finale migliore. La voce di Tom Yorke, in tutti i pezzi, mi sembra abbia raggiunto una maturita' tecnica tale da non essere piu' semplice contrappunto agli strumenti, ma diviene essa stessa lo strumento per eccellenza che plasma il contenuto per renderlo definitivo.

Un cd immediato e sincero, decisamente piu' fortunato di Kid A se non altro perche' e' il suo immediato successore, come se fosse il tassello che mancava con la conseguenza di una maggiore intelleggibilita' progettuale. I Radiohead hanno prodotto un album di una qualita' impensabile per altri artisti giunti al loro quinto lavoro. E non solo, hanno decisamente oltrepassato la barriera del "suono tipico della band", evidenziando una identita' che li rende nettamente superiori a qualsiasi emulo. Sono stati capaci di rimettersi in gioco, in grado di seguire strategie commerciali inconsuete, evitando di ripetere una fin troppo facile copia di Ok Computer. Queste sono le affermazioni di cui mi sento sicuro, e spero tra qualche mese di poter affermare definitivamente che Amnesiac sia un capolavoro.

 

Pippo Marino

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