ZERO 7, SIMPLE THINGS, (Ultimate Dilemma), 2001
Drum 'n Rhodes
Fender Rhodes e batteria. Metto il cd Simple Things nel lettore, attacca "I Have Seen" e subito vengono in luce in un colpo solo gli ingredienti piu' intensi di quest'opera: una tastiera calda, che si mescola con archi e chitarre acustiche, e un fine e meticoloso lavoro di produzione. Gia', perche' Henry Binns e Sam Hardaker nascono proprio come produttori e iniziano a farsi conoscere remissando "Climbing up the Walls" dei Radiohead (o per cose ben piu' tristi come un remix per Lenny Kravits). Le influenze dei due artisti sono molto chiare: una forte predilezione per i produttori di musica soul, jazz degli anni '60, come Quincy Jones, Ray Charles, Sergio Mendes e Charles Stepney (influenze ampiamente dichiarate...) , e una forte derivazione ritmica dall' hip hop.

Sicuramente il downtempo ha gia' ben decodificato il genere hip hop ammorbidendolo a sufficienza ma, a differenza dei vari Thievery Corporation o dei piu' nobili Kruder & Dorfmeister, i due riescono a metabolizzarlo definitivamente, per giunta suonando strumenti veri (quasi un miraggio in ambiente downbeat ultimamente) con violini e i fiati in forti tocchi soul che convivono con una lievissima elettronica. "Give it away" sembra rappresentare molto bene la fusione di atmosfere sognanti alla Air (ancora un volta un ottimo Fender Rhodes), con i ritmi sincopati del downbeat. Si e' detto a gran voce che gli Zero 7 sarebbero gli equivalenti inglesi degli autori di Moon Safari, ma credo che la similitudine sia ammissibile solo per certe atmosfere dilatate e sognanti. Sicuramente hanno una vena meno sinistra, cupa e indubbiamente meno ironica. Qui c'e' un maggiore uso della citazione, a mio avviso, un lavoro quasi cerebrale e poco istintivo che a conti fatti non appesantisce l'equilibrio dell' intero lavoro. In "Red dust", per esempio, c'e' un evidente richiamo a uno standard del Jazz quale "Stolen Moments"di Oliver Nelson, oppure in "Out of town" e' difficile non notare una clamorosa citazione di " I'm not in love" dei 10cc. Il cd alterna strumentali e cantati come quello di Sia Furler in "Distraction" che puo' ricordare una Fiona Apple in atmosfera spaceage dilatata. "In the Waiting Line" e' l'episodio piu' convenzionale del cd con arpeggi in delay sentiti fin troppo spesso in altre produzioni. "This world" con Mozez , sancisce la definitiva fusione di cantato soul con base hip-hop e ricorda molto qualcosa da Back on the Block di Quincy Jones cosi' come anche "Likufanele" che e' un brano basato su un canto di un coro di suore africane perfettamente fuso con gli inserti di fiati alla Herb Alpert.

Questo esordio in generale mi rimanda a un meraviglioso disco dei 4 Hero, quel Two pages che non ha ancora visto un seguito ma che altrettanto efficacemente provava ad attingere a piene mani dal patrimonio della musica soul senza scadere negli abusi a cui siamo ormai abituati nel mainstream meno illuminato.

 

Pippo Marino

 

 

Discografia selezionata:

 

Ep1, (Ideal),2000

Ep2 (Ultimate Dilemma), 2000

SIMPLE THINGS, (Ultimate Dilemma), 2001

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