HIGH FIDELITY

Dietro il nome Matmos si celano due personalita' eclettiche e interessanti: Drew Daniel, un passato da dj e varie collaborazioni con Jeff Muller e Jason Noble dei June of 44, e Martin C. Schimdt, professore al San Francisco Art Institute da sempre interessato alla musica elettronica.

Il gruppo nasce nel 1995 dopo numerosi scambi di cassette contenenti rumori di ogni genere. Il 1997 e' l'anno decisivo: tra la produzione di colonne sonore per film porno e le prime collaborazioni nasce il loro omonimo debutto. A un primo ascolto le influenze piu' evidenti sembrano essere le decostruzioni sonore degli Autechre ma la fonte dei suoni risulta subito inedita: amplificazioni di tessuto nervoso di un gambero, sequenze di fruscio di capelli, gocce d'acqua, eco di treni che passano, il tutto con aggiunte in studio ridotte al minimo essenziale. Spicca nel cd "Three guitar lesson", intreccio di variabili sonore offerte da una chitarra campionata in tutte le sue possibili utilizzazioni, con un risultato che si pone a meta' strada tra un metronomico stile kraut rock e glitches sincopate alla Mouse on Mars.

Del 1997 e' invece Quasi-Object dove compaiono esperimenti effettuati su una maglietta fetisch di latex e un campionario di rumori corporei che vanno dai baci e le risate fino a quelli prodotti da orifizi vari...("The Purple Island"), oltre ad un banjo capace di trasformarsi in sabba orientaleggiante ("The banjo's categorical gut"), raggiungendo certe dilatazioni sonore che fanno venire in mente quelle degli Oval, anche se con con una struttura piu' definita e meno raffinata.

Nel 1999 pubblicano The West; i suoni manipolati sono naturali e l'apporto di David Pajo (Aerial M, Papa M...) e' molto evidente. Il disco confina con il post rock di David Grubbs, Gastr del Sol, giungendo a dei risultati incredibilmente vicini a John Fahey. Qui c'e' il loro capolavoro di sempre, "Sun on 5 at 152", una suite composta in piu' riprese, ipnotizzante e allo stesso tempo ironica. Nei suoi quasi 10 minuti si dimenticano gli stravolgimenti elettronici apportati al loop di chitarra acustica e si e' come immersi tra i miraggi di un terreno arso dal sole. Gli altri brani confermano la vena ironica e i giochi ritmici dei precedenti cd ("Last delicious cigarettes", "Action at a distance"). The West e' un disco dove country, rock e folk si incrociano continuamente passando per intrusioni di musica concreta. Squilli di telefono, accensioni di automobili e quant'altro sono associati a campionamenti di strumenti "veri" trattati come se fossero oggetti, come se non esistessero delle tecniche per "suonarli". E' il loro disco meno digitale.

Nel marzo del 2001 la Matador pubblica A Chance to Cut is a Chance to Cure dove Drew e Martin (entrambi figli di medici) utilizzano una clinica privata come studio di registrazione. Gli ospiti sono Blectum from Blechdom, Kid 606, Lesser, la scena elettronica statunitense piu' innovativa degli ultimi anni. Qui puoi ballare a ritmo di scansioni vocali di parole foneticamente bilanciate e delle seguenti emissioni elettriche in "Spondee", puoi ascoltare il possibile ritmo accostabile a sequenze di grasso aspirate durante una liposuzione in "Lipostudio and so on", puoi ancora ottenere una conseguenza sonora alle misurazioni di risposte galvaniche sulla pelle umana durante un'agopuntura. Ma il momento decisivo del cd e' decisamente "For Felix ( and all the rats)", che ho già avuto modo di citare in un numero precedente, un'elegia digitale basata sui rumori della gabbia del loro ratto morto, Felix; qui i ritmi del cd si dilatano fino ad alternare frequenze estreme con pause ed aritmie. Chiude il cd un big beat cupo e armonico, basato su un intervento chirurgico al naso ("California Rhinoplasty"). In questa pubblicazione siamo per lo piu' in un campo da gioco dove viene raggiunta la soglia massima della similitudine tra ironia e sperimentazione, dove la freddezza che sottintendono strumenti chirurgici e musica elettronica viene piegata in una calda veste pop, dove finora questi ingredienti mescolati tra loro producevano alimenti indigesti.

La metodologia di lavoro del duo di San Francisco si dirige verso una sorta di restrizione concettuale in cui confluiscono suoni e textures, field recording e sinfonie ambientali, noise art combinata a musica concreta e manipolazione elettronica. Ho parlato di metodo in quanto ogni loro pezzo, o intero progetto cd, ha un tema strutturante basato su un'idea. Questa non e' altro che un pretesto per ottenere un effetto dadaista e quasi sempre divertente in cui convogliare la musica elettronica verso una traiettoria nuova, partendo da cio' che To Rococo Rot, Roji Ikeda e Mouse On Mars hanno cominciato a tracciare. Le idee dei Matmos li hanno avvicinati ai Rachel's, Coil e non ultima Bjork che si fa produrre in parte anche da loro nel nuovo Vespertine.Credo che sia facile trovare esperimenti anche con risultati simili nella musica concreta e d'avanguardia, ma e' il lato ironico e leggero che prevarica in ogni solco (o in ogni bit?) che accomuna tutta la produzione dei Matmos. Inoltre la particolare attenzione ai rumori del quotidiano puo' riservarci molte sorprese se osservata con la loro "lente di ingrandimento": "The closer you listen, the more wonderful and miraculous place the world is''.

 

Pippo Marino

 

Discografia Selezionata

 

Matmos,Matador Europe 1998

Quasi-Objects, Matador Europe 1998

The West, Vague Terrain/Deluxe 1999

A Chance to Cut is a Chance to Cure, Matador 2001

 

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Chirurgie Sonore
A Chance to Cut is a Chance to Cure, Matador 2001