Un salto nel buio

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C'era una volta Seattle con Bill Gates e la sua "fabbrichetta" e c'erano una volta gli anni Novanta, sempre a Seattle, con la ventata eco-musicale grunge che richiamava alle nostre menti l'hard-rock anni Settanta con frequenti influenze acustico-country. In quel periodo Seattle sembrava essere la capitale del rock a livello planetario: comunemente si affermava che la musica proveniente da quella citta' era buona musica. Non sono molto d'accordo con tale affermazione, visto che pochi gruppi grunge made in Seattle valevano davvero, e la storia lo ha dimostrato.

Ma anche il resto degli USA era in fermento in quel periodo, geloso, probabilmente, della posizione di dominio assunta da Seattle; inoltre, le major discografiche (le quali, essendo dei pachidermi, capiscono le cose molto lentamente, a meno che non sentono odore di dollari) avevano capito che anche la musica "alternativa" poteva avere dei ritorni interessanti, e avevano quindi cominciato a soffiare i migliori gruppi alle etichette indipendenti.

All'inizio degli anni Novanta mi sono particolarmente affezionato ad un gruppo in particolare, lo ascolto ancora oggi con estremo piacere e non e' di SeattleŠŠŠŠ.

Caro Shannon,

se non fosse stato per quella dannata overdose (di coca? di ero? non si sa bene, ma non ha importanza) oggi tu e i tuoi Blind Melon sareste ancora in giro con le vostre lunghe tournee, con la vostra aria spensierata, genuina e libera che vi ha sempre contraddistinto.

I vostri tre dischi, Blind Melon, Soup e Nico, sono eccezionali.

Il primo e' pieno di energia, quella energia che caratterizza i primi lavori dei gruppi di un certo spessore, come eravate voi, con tutte le migliori idee covate dal gruppo sin dagli albori, la tua voce ancora pulita e limpida da novello Robert Plant, le chitarre di Christopher e Rogers, a volte acustiche, a volte elettriche, con suoni caldi e pastosi, una base ritmica molto dinamica sin dalle iniziali Soak the sin e Tones of Home. Un disco che vede pezzi come No Rain e Deserted con melodie ricercate e interpretate in modo molto espressivo dalla tua voce. I tuoi testi sono sempre semplici, spontanei, efficaci, in cui si alternano speranza e voglia di liberta', come in Change: "When you feel your life ain't worth living, you've got to stand up and take a look around you then a look way up to the sky, and when your deepest thoughts are broken, keep on dreamin' boy because when you stop dreamin' its time to die".

Con Soup avete voluto fare un disco piu' riflessivo, disteso, quasi piu' maturo, piu' semplice del precedente, un disco che gia' al primo ascolto scopri in tutta la sua bellezza, nel quale nessun pezzo e' fuori posto, con una ritmica meno serrata e scomposta del precedente lavoro, tendente talvolta alle atmosfere acide West Coast (Dumptruck, Wilt), piu' spesso a quelle blueseggianti di New Orleans (Galaxie, Skinned, Lemonade). E' il 1995 e la vostra musica, sebbene anch'essa influenzata dal rock anni Settanta, si differenzia per originalita' dal classico stile grunge che proprio in quel periodo sta raggiungendo il suo apice.

Poi, ad ottobre dello stesso anno, la tua vita, fatta di eccessi come nella migliore tradizione delle rockstar "belle e dannate", compie il suo estremo salto, questa volta nel buio. Ognuno e' libero di vivere di eccessi, nulla da recriminare, pero' tu hai lasciato una bambina di tre mesi, Nico, a cui i tuoi compagni hanno voluto dedicare l'ultimo album, uscito dopo la tua morte, con pezzi registrati un po' ovunque, alcuni durante le sessioni in studio per Soup, altri nelle pause dell'ultima tournee.

La sensazione della fine e' subito presente nel primo pezzo, The Pusher, tua personale interpretazione di un brano di Hoyt Axton gia' fatto dagli Steppenwolf, nel quale ti scagli contro questi mercanti di morte, profetizzando il tuo destino. E' un disco in cui la tua voce e' sempre piu' tirata, abrasiva (a volte sembra quella di Rod Stewart), i brani sono soprattutto basati sulla chitarra acustica, non ci sono gli splendidi arrangiamenti dei precedenti dischi, perche' i pezzi sono ancora grezzi ed e' mancato il tempo per metterli a punto.

Ma e' comunque un bel disco, un ricordo che a tua figlia fara' piacere ascoltare quando crescera' e vorra' sapere chi era suo padre, perche' e' un disco che gira attorno a te. Non e' un omaggio solo a Nico da parte dei tuoi compagni (una parte dei ricavi dal disco vanno a favore di un fondo per la sua educazione, una parte a favore del Musicians Assistance Program, una organizzazione non-profit dedita all'aiuto dei musicisti con problemi di alcool o droga), ma anche un regalo ai fan dei Blind Melon, visto che il CD e' multimediale e contine alcuni vostri video, alcune foto dei vostri primi concerti, insomma un vostro ricordoŠŠ e non ci rimane che quello.

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