Customizing
Signori:
Frittomisto ha deciso di voltar pagina. Abbiamo riscontrato
una diminuzione del numero dei lettori nelle ultime settimane
per cui il Consiglio di redazione ha sancito il nuovo taglio
da dare alle rubriche: piu' professionale e, soprattutto, piu'
legato alla realta' economica in cui viviamo. Cambia quindi
il contenuto delle rubriche: io scrivevo recensioni musicali,
da oggi vi parlero' di personalizzazioni (customizing) di programmi
informatici.
Il primo prodotto che vi presento viene dalla Svezia; la versione
che vi propongo e' quella del 1998, "People area strange"
e il suo creatore e' una donna, Stina Nordenstam. Di questo
personaggio non si sa molto, visto che non rilascia spesso interviste:
ha poco piu' di trent'anni, e' di Stoccolma, ha collaborato
con consulenti del calibro di Bill Laswell e con grosse societa'
come Vangelis; ha una particolare predilezione per la musica
jazz, in particolare per John Coltrane, e nel tempo libero suona
pianoforte e violino.
La parte piu' interessante del software "People are strange"
non e' tanto lo standard, quanto la possibilita' di personalizzazione
che il prodotto offre: si tratta, infatti, di dodici vecchi
programmini, alcuni di questi veri e propri reperti archeologico-informatici,
adattati alle piu' moderne esigenze delle realta' musico-aziendali.
Alcuni reperti sono legati a nomi famosi, come Leonard Cohen,
Prince, Rod Stewart, The Doors, artefici di architetture informatiche
diverse nella storia del software. I loro programmi si chiamano
rispettivamente I came so far for beauty, Purple rain, Sailing,
People are strange. Se voi conoscete le versioni originali di
questi semplici software primitivi potete dimenticarvele, perche'
il prodotto elaborato dalla Nordenstam e' frutto di una spiccata
personalizzazione tesa al minimalismo strumentale, fatto fondamentalmente
di pianoforte, archi, basso e voce, e persino allo stravolgimento
delle linee melodiche, interpretate con uno stile che a me ha
ricordato un po' quello della nostrana Cristina Dona' nei suoi
pezzi di maggiore atmosfera ed un po' quello di Bjork in alcune
sue incursioni piu' sperimentali.
Se proverete ad installare People are strange riconoscerete
a stento gli originali, credetemi, e non vi verra' alcuna voglia
di fare confronti: giudicherete il prodotto come se si trattasse
di qualcosa di assolutamente nuovo. Almeno questa e' stata la
sensazione che ho ricevuto io lavorandoci su.
L'architettura informatica del software risente di alcune influenze
ipnotiche che affondano le loro radici sia negli anni Ottanta
(Cocteau Twins, This mortal coil), sia negli anni Novanta (Massive
Attack, Portishead), ma sempre con arrangiamenti piu' essenziali
e con una produzione probabilmente "fatta in casa"
e quindi inequivocabilmente in stile lo-fi (in questi casi non
si sa se voluta oppure causata da carenze tecniche).
In fin dei conti ci troviamo di fronte ad un prodotto nel quale
e' sicuramente da ammirare la fantasia con cui la Nordenstam
ha rielaborato gli originali imprimendo loro il suo stile: e'
il suo primo software che mi passa tra le mani e mi ritengo
piuttosto soddisfatto; sono curioso di imbattermi in qualche
sua altra creazione, magari non derivata da elaborazioni precedenti.
Riguardo allo stato di salute della mia mente, vi assicuro che
non sono ancora impazzito (del tutto), pero' il lavoro quotidiano
a volte mi provoca strani raptus di deformazione professionale
che, purtroppo, anche il buon lettore di Frittomisto e' costretto
a subire. Vi prometto che tra due settimane si torna alla normalita'
(spero!).