Stingabrielvedderfish
= Dave Matthews (band)
Domenica
13 maggio 2001, ore 22,12. Un giorno che ricorderemo, forse. Oggi
si "giocano" le elezioni nazionali. Ho appena sentito
al giornale radio che il Ministro dell'Interno ha dato disposizione
ai Prefetti, tramite una circolare, di far votare tutte le persone
in fila davanti alle sedi dei seggi alle ore 22,00 e non solo quelle
gia' presenti all'interno delle sedi, come avviene abitualmente.
Una interpretazione piu' allargata della legge elettorale . . .
. chissa', magari per questa manciata di voti ai tempi supplementari
puo' cambiare l'esito delle votazioni e la parte sconfitta sbraitera'
contro il Ministro accusandolo di parzialita'. Bisogna ammettere
pero' che la gente si risolve all'ultimo momento per andare a votare:
e' meglio dare precedenza alla gita domenicale oppure alle visite
ai parenti invece che esprimere per tempo il proprio voto politico,
"tanto, se vince l'uno o l'altro, cosa vuoi che cambi!",
mi sembra di sentir dire in puro linguaggio qualunquistico. Eppure
non c'e' tanto da lamentarsi, secondo me, visto che dopo chissa'
quanto tempo gli elettori sono stati chiamati alle urne per le votazioni
nazionali esattamente dopo cinque anni, cioe' per costituzionale
scadenza del mandato parlamentare e non per la caduta rovinosa di
qualche Governo.
Visto che gli exit-poll non saranno resi noti prima delle 23,00,
cioe' prima dell'esaurimento delle kilometriche file ai seggi elettorali
(perche' cosi' e' in questo momento, non sto raccontando balle!),
cerco di occupare proficuamente questo tempo utile prima di piazzarmi
davanti al televisore (cosa per me rara) per assistere alla cascata
di previsioni e alla sfilata di candidati che dicono la loro al
riguardo. Prendo uno degli ultimi CD che ha fatto irruzione nella
mia casa, Everyday, della Dave Matthews Band (from Virgina, U.S.A.).
Quest'anno il gruppo compie dieci anni ed ha alle spalle altri quattro
dischi piu' tre album ufficiali dal vivo. Ho fatto la loro conoscenza
nel 1998 beccando in televisione il video di Don't drink the water,
hit del precedente disco Before these crowded streets. In quel periodo
accusavo la crisi ormai irreversibile del grunge e sentivo quindi
di aver perso alcuni fondamentali punti di riferimento musicali
tanto che, in preda al panico, ero addirittura ritornato ad ascoltare
le prime cose degli Stones e dei Velvet Underground: nessuno mi
aveva ancora iniziato alla nuova onda del post-rock e del lo-fi,
a cui, grosso modo, appartengono la maggior parte dei gruppi che
vi propino nelle mie recensioni.
Dave Matthews Band cadeva come una manna dal cielo perche', a fronte
della crisi del grunge, apriva uno spiraglio alla sopravvivenza
di un certo tipo di rock non troppo distorto e acido come il grunge
stesso, ma sufficientemente ritmico, tirato, divertente e rivitalizzante
come appunto certe cose del grunge erano state. Intendiamoci: con
Dave Matthews Band siamo su un pianeta completamente diverso rispetto
al trittico "nirvana, pearl jam & alice in chains"
e siamo anche lontani dai loro visionari progenitori Sonic Youth,
pero' c'e' quella dannata (qui dannata sta per bellissima) voce
di Dave Matthews (leader del gruppo) che ricorda tanto quella di
Eddie Vedder dei Pearl Jam per cui a me e' venuto comunque spontaneo
prendere spunto dal grunge per introdurre questo simpatico gruppo
della Virginia. Per non parlare delle strofe del primo pezzo di
Everyday, I did it, che mi ricordano gli approcci melodici degli
Alice in Chains, con un ambiente intorno degno di Sledgehammer di
Peter Gabriel!
Ma, come dicevo, al posto dei chitarroni grunge, con Dave Matthews
Band abbiamo soprattutto chitarre acustiche o chitarre elettriche
pulite suonate sempre in modo pregevole, con sax e violino a fare
da cornice ed una base ritmica basso/batteria sempre molto dinamica
(Dreams of our fathers e Fool to think). Le melodie di Dave Matthews
sono sempre raffinate (The space between), a volte quasi parlate
(When the world ends), supportate da basi funky (So right), dolci
(If I had it all e Angel). Carino il gioco ritmico fra batteria
e chitarra in Sleep to dream her, con incursione di sax a meta'
pezzo; chiusura gospel e festosa con Everyday, in cui il leader
prende in prestito la voce da Sting. A proposito della voce mutante
di Matthews: a volte impera anche il fantasma di Fish, ve ne accorgerete.
Everyday e' un disco apprezzabile: Dave Matthews e' un maestro delle
melodie e nessuno potra' mai sottrargli questa dote, inoltre sa
creare pezzi accattivanti che esercitano una presa abbastanza diretta
sull'ascoltatore. E' raro che qualcuno esprima un parere completamente
negativo sulla musica di questo gruppo, perche' ha elementi cosi'
vari, attinti magari da svariate fonti e rimescolate egregiamente,
che ci si trova sempre almeno una cosa che piace. Rispetto ai dischi
piu' vecchi (Under the table & dreaming, Crash, Before these
crowded streets) si tratta pero' di un disco piu' pragmatico, che
non si dilunga nelle fantasiose improvvisazioni "east-coast
oriented" (leggi Grateful Dead, in senso abbastanza largo,
naturalmente, e con meno pesantezza sicuramente!), che punta al
piacere veloce e passeggero invece che introdurci in un'atmosfera
coinvolgente e duratura. Un disco con cui Dave Matthews, a mio parere,
dotandosi di un nuovo produttore, Glen Ballard, ha voluto puntare
al successo a "larga banda", cercando cioe' di raggiungere
una fascia piu' ampia di pubblico. Non mi sento di condannare la
sua scelta perche' comunque i suoi pezzi sono sempre di qualita'
alta: magari bastasse soltanto qualche ammiccamento un po' piu'
"easy" per avvicinare il grande pubblico alla buona musica
d'autore!