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Piccola perla
Una sera d’estate, nel pieno dell’afa tarantina, ero andato ad ascoltare proprio in quel locale i mitici (per la scena tarantina) Velvet, nei quali un mio amico, Marco Schnabl, suonava la chitarra. I Velvet facevano un rock italiano abbastanza carino, piu’ vicino forse alla new-wave italiana (Litfiba) anni Ottanta che alle sonorita’ grunge anni Novanta. A fine concerto, durante la cover di Knockin’ on Heaven’s door, il cantante dei Velvet aveva invitato sul palco la cantante di un altro gruppo tarantino, gli Out, tale Alessandra “Ali” De Siati. Lei si limito’ a fare la seconda voce nel ritornello: quel momento lo ricordero’ per tutta la vita per quanto mi impressiono’ la bella voce della ragazza, che ando’ dritta al mio cuore, potente e profonda, vera piu’ che mai. In seguito, dopo varie vicissitudini, Marco lascio’ i Velvet, Alessandra gli Out e, con l’ex-batterista (Peppe Cuscito), e l’ex-bassista (Marcello Buccoliero) di un ennesimo gruppo (Stonegarden) della Taranto-Seattle, fondarono i Foghenaist. All’epoca questi quattro ragazzi erano, a mio parere, quanto di meglio la citta’ di Taranto potesse offrire dal punto di vista della musica rock, soprattutto a livello di creativita’ e di gusto nella composizione. Fin quando abbiamo vissuto nella stessa citta’ ho seguito le loro gesta, partecipando spesso ai loro concerti, sempre carichi di energia e sempre molto coinvolgenti per il pubblico. L’esigenza di cercare un lavoro che non fosse il “must” tarantino (Marina Militare o industria siderurgica e suo indotto) ha fatto si’ che i Foghenaist si trasferissero a Londra (questo mi ricorda un po’ la storia dei Blonde Redhead) per cercare “fortuna” discografica in un ambiente molto piu’ sviluppato di quello italiano. Per la cronaca: per strada hanno perso (sono vivi, non temete: hanno solo lasciato il gruppo!) circa tre bassisti, che hanno preferito il mare Jonio alle bianche scogliere di Dover. Probabilmente la scelta di Londra non e’ stata casuale, visto che Alessandra ha sempre scritto i suoi testi in inglese e che il gruppo ha sempre rifiutato di adattare i propri pezzi alla lingua italiana con lo scopo di andare incontro al mercato “domestico” (scelta che condivido: mai snaturare le proprie composizioni per ragioni di mercato, anche a rischio di fare la fame; questo deve essere il rock, prendere o lasciare!). Accanto a lavori “normali”, i Foghenaist hanno continuato il loro lavoro, hanno cambiato il loro nome in uno piu’ facilmente pronunciabile e si sono trasformati in Mother of Pearl. Da circa un anno e’ andato via anche il batterista originario, per cui sono rimasti soltanto Alessandra e Marco come membri fondatori. Il 2 aprile 2001 e’ uscito il loro primo EP ufficiale, omonimo, registrato comunque con l’aiuto del vecchio batterista Peppe. Raramente vi propino la storia dei gruppi, ma nel caso dei Mother of Pearl ho sentito il dovere di farlo, perche’ difficilmente leggerete altrove la loro biografia “adolescenziale”.
Credo che i MOP abbiano davvero tutte le carte “musicali” in regola per piacere al grande pubblico: come al solito, pero’, sara’ necessaria una appropriata campagna promozionale anche dal punto di vista dell’immagine, perche’, si sa, oggi fare buona musica non e’ sufficiente per avere successo, purtroppo. Per vendere, le grosse etichette creano dei personaggi che attirano l’attenzione dei giovani (basti pensare al fenomeno Eminem): l’importante, come al solito, e’ non “vendersi”, ma rimanere coerenti ai propri gusti e alla propria personalita’. A me non rimane che incrociare le dita per i MOP e segnalarvi il loro sito www.mother-of-pearl.co.uk .
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