Amore con la A maiuscola

Nel lontano 1991 l'unione artistica di Alessandro Cremonesi, detto Alex, e di Mauro Giovanardi, detto Joe, già cantante dei Carnival of fools, dà origine ai La Crus, gruppo oggi molto conosciuto negli ambienti alternativi milanesi ed ormai anche a livello nazionale. A loro si aggiunge ben presto Cesare Malfatti, già chitarrista degli Afterhours per un breve periodo, e produttore abbastanza noto. La critica accoglie molto favorevolmente il nuovo gruppo, che con il primo disco ufficiale si aggiudica nel 1995 il Premio Tenco, il premio Ciampi ed altre attestazioni che non sto qui ad elencarvi. Alex è l'ispiratore dei testi e di alcune canzoni, ma non compare quasi mai sul palco, lasciato a Joe e Cesare, insieme ad altri musicisti che li accompagnano.
Ho visto i La Crus dal vivo tre volte, due in un normale concerto con tutta la band, una volta in occasione di una serata nella quale Joe e Cesare in un club milanese, avvalendosi di alcune basi musicali essenziali fatte girare su vinile e con un lungometraggio alle loro spalle appositamente preparato per questo tipo di spettacolo un po' fuori dalla norma, hanno offerto al pubblico una versione "unplugged" dei loro pezzi. Devo dirvi che entrambi i tipi di show proposti dai La Crus sono molto interessanti: la loro musica è sicuramente fatta per ambienti raccolti, perché utilizzano suoni molto delicati, caratterizzati da archi, tromba, pianoforte, chitarra classica e (fondamentale) dalla bella voce calda di Joe. In questa struttura sono rare le incursioni di una distorsione di chitarra o ritmi percussivi un po' più serrati. Dal vivo il gruppo riesce a rievocare egregiamente le atmosfere create in studio: la presenza di Joe è molto forte sul palco, sebbene non sia tipo da dimenarsi come le più accanite rockstar (la musica dei La Crus comunque non glielo permetterebbe!): gli ottimi arrangiamenti girano attorno alla sua voce, le sue interpretazioni sono davvero forti, sentite con il cuore, emozionanti.
Due anni fa i La Crus hanno pubblicato Dietro la curva del cuore, un disco che ho ascoltato con attenzione in questi ultimi giorni. Ogni pezzo è una storia a sé, il tema trattato è l'amore, non quell'amore sdolcinato di cui è infarcita gran parte delle canzoni melodiche italiane (made in Sanremo, per lo più), ma quell'amore sofferto e romantico, sentito in maniera (direi quasi) intelligente ("Ti prego, questa volta no, non voglio amore rinchiuso in gabbie di parole, soltanto amore, soltanto darti tutto quel che ho dentro me", Soltanto amore, primo pezzo del disco). Molto accattivante Anche tu come me, in cui la voce di Joe si alterna a quella di Carmen Consoli, special guest nel disco, con una base di chitarra e basso che ricorda un po' alcune cose degli ultimi Radiohead di Kid A (attenti, però, i La Crus hanno scritto questo pezzo ben due anni fa, Kid A è del 2000). La musica dei La Crus, nei loro pezzi più raffinati ed eleganti quali Le cose di ogni giorno, L'uomo che non hai, Senza far rumore, Natale a Milano, risente, a mio parere, delle influenze di David Sylvian, probabilmente perché il modo di cantare di Joe è ispirato all'artista inglese, soprattutto nell'impostazione vocale bassa e profonda.
Le melodie dei La Crus sono molto ricercate e affondano le loro radici nella canzone d'autore italiana (Tenco e Battisti sopra tutti): l'attaccamento alla tradizione si è confermata ulteriormente nell'ultimo album della formazione milanese, Crocevia, composto di sole cover italiane reinterpretate in modo molto personale. Dei La Crus ho apprezzato proprio questo richiamo alla canzone d'autore arricchita di nuovi arrangiamenti e suoni, compreso l'uso di interessanti campionamenti. Insomma, finalmente un gruppo italiano che, impegnato a mantenere alto il vessillo della canzone melodica, riesce a dimostrarsi originale: un gruppo che dovremmo essere fieri di "esportare", invece che riempire il mondo di pausini e ramazzotti.

 

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