Morbidezze barocche

Da dieci anni a questa parte l'Inghilterra sta sfornando dei bei "personaggini"in ambito musicale, artisti che hanno cercato di dare una svolta al pop-rock britannico pur legandolo ad indubbi richiami al passato. In tal senso Frittomisto ha gia' incontrato Tim Gane e Laetitia Sadler degli Stereolab, Stuart Murdoch di Belle and Sebastian, Mark Brydon e Roisin Murphy dei Moloko, tutti musicisti che si sono dedicati alla ricerca di suoni nuovi tenendo ben presenti, chi in maniera palese, chi in maniera piu' nascosta, aspetti melodici e strutture musicali gia' ascoltati nel passato. E' difficile dare un'etichetta a questi gruppi, proprio perche' mescolano diverse influenze e quindi non risultano catalogabili. Qualcuno ha tirato fuori termini come lounge-music, altri lo-fi music (quest'ultimo riferito pero' soprattutto alla realta' americana piuttosto che a quella britannica), comunque etichette non in grado di definire, come invece accadeva in passato, caratteristiche precise nelle sonorita' e nelle melodie.

Il capostipite di questa schiera di musicisti e' , senza voler offendere nessuno dei citati, Sean O'Hagan, fondatore nel 1991 degli High Llamas dopo aver sciolto nel 1988 i Microdisney. Questa affermazione probabilmente si basa piu' su aspetti cronologici (i Microdisney compaiono infatti sulle scene londinesi gia’ nei primi anni Ottanta) che non su effettivi meriti di O'Hagan. Sono infatti convinto del fatto che, sebbene lui sia stato il primo a resuscitare determinati suoni da commedie italiane anni Sessanta di serie B (di cui e' progenitore il maestro Piero Umiliani morto a febbraio di quest'anno pur continuando a tenere concerti fino a qualche mese prima del suo decesso), sonorita' in seguito prestate agli Stereolab dallo stesso O'Hagan che ne ha curato la produzione di alcuni lavori, i migliori risultati nel “ripescaggio” sono stati raggiunti, a mio parere, da altri gruppi abbastanza affini, come ad esempio Flaming Lips e Mercuri Rev. I lavori di questi ultimi gruppi e degli High Llamas sono fondamentalmente diversi, voglio che questo sia ben chiaro: le influenze sono infatti di derivazione differente, dato che gli High Llamas sono piu’ spiccatamente figli dei Beach Boys e di Burt Bacharach (in alcuni tratti), mentre gli altri hanno richiami legati a Bowie (soprattutto per i Mercuri Rev) o addirittura ai Supertramp (per i Flaming Lips).

L'ultimo lavoro degli High Llamas si intitola Buzzle Bee ed e' stato pubblicato nel 2000. Rispetto ai dischi dei primi anni Novanta permangono le melodie morbide e soffuse di derivazione Beach Boys (la “morbidezza” e' una caratteristica fissa nei dischi di O'Hagan), ancor piu' arricchite di suoni particolari e trovate strane, come interruzioni repentine e cambi di ritmi, oltreche' atmosfere solenni sottolineate dalla presenza dell'organo Hammond. Belli gli arpeggi di chitarra in The Passing bell (con coretto tipicamente b-movie anni Sessanta) e in Bobby's Court, mentre il pezzo per me piu' significativo e' Tambourine Day, in cui la voce di Mary Hansen degli Stereolab si alterna a quella di O'Hagan. Sempre presenti i finali un po' ipnotici ripetuti all'infinito (ancora in Bobby's Court, con spunti melodici simil-cinesi), oppure pezzi musicali d'ambiente (Pat Mingus), carini nella forma, ma a volte pesanti. Non c'e' dubbio che O’Hagan, quando non e' troppo distratto dalla ricerca del suono particolare, e' in grado di costruire belle melodie con passaggi davvero inaspettati (Get into the Galley Shop); meno piacevole, a mio parere, e' l'incedere in quelle atmosfere ipnotiche e ridondanti a volte un po’ barocche (Switch Pavilion, Sleeping Spray) che, venendo trascinate a lungo, rischiano di annoiare, soprattutto un pubblico non abituato a questo tipo di musica.

Mi trovo un po' in imbarazzo a consigliare questo disco: se proprio si vogliono ascoltare i migliori High Llamas, probabilmente bisogna orientarsi su Cold and Bouncy (1997) oppure su Snowbug (1999), nei quali la componente ambientale e barocca e' ai minimi termini. Sarebbe quindi meglio lasciare Buzzle Bee ai veri affezionati del gruppo, che non vogliono perdersi nulla della sua produzione e che sono disposti a sorbirsi anche qualche pezzo un po' noioso e senza stimoli.

 

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