NOSTALGIA

A volte non sentite la nostalgia dei tempi andati? O, addirittura, la voglia di aver vissuto in un'altra epoca? A chi non sara' venuto almeno una volta il desiderio di andare indietro nel tempo, indossare certi vestiti tipici di un preciso momento storico, di respirare certi profumi, di vivere certe emozioni che magari oggi sono dimenticate oppure rimangono nel nostro cuore e nella nostra mente solo grazie ad alcuni documentari televisivi. Devo dire che alcuni gruppi musicali che si aggirano in questi anni ci aiutano a rivivere queste epoche passate: non mi riferisco a epoche storiche come il Settecento o l'Ottocento (Illuminismo e Romanticismo vecchie glorie!), ma soltanto a periodi piu' vicini a noi, gli anni Sessanta e Settanta, ad esempio.

Gia' il grunge ci aveva scaraventati, con la sua potenza e i suoi suoni duri e pieni, nel bel mezzo dei Seventies, respirando puro hard-rock con produzioni piu' nuove e, soprattutto, chitarre piu' acide. Dieci anni dopo il grunge il tuffo nel passato e' ancor piu' profondo, in quanto rischiamo di spingerci proprio agli albori della musica pop: qui sto parlando addirittura di Beach Boys, cari amici, e delle loro atmosfere estive tipicamente californiane con qualche nota malinconica destata magari da una storia d'amore finita male o da una bella stagione terminata troppo in fretta. Ma se ai Beach Boys aggiungete un pizzico di Crosby, Stills, Nash e Young (nel periodo meno rock e piu’ pop) e lo mescolate con l’onnipresente (nonostante la sua triste fine) Jeff Buckley pensando ognittanto a Lenny Kravitz quando vuole farci intendere di essere un uomo dolce, allora ottenete i June & the exit wounds.

Un gruppo di cui biograficamente so molto poco, devo dirvi la verita', intuisco dalle sonorita' che si tratta di un gruppo americano (ma di dove? Californiani come i buoni vecchi Beach Boys? Boh!!! Ragazzi, che figura!); so soltanto che il leader si chiama Todd Fletcher e che nei primi anni Novanta militava negli altrettanto poco noti Twiggy. Tutto il resto che vi diro' e' frutto della mia fantasia, badate bene, non e' . . . . documentato (come quasi sempre del resto!). Ma come e’ capitato il disco a casa mia? I soliti fornitori . . . .

L'unico disco che ho ascoltato di questa band si intitola A little more Haven Hamilton, please (credo che abbiano pubblicato solo questo come LP) ed e' uscito a marzo del 1999, quindi quasi due anni fa. In seguito ho rivisto il nome di June & the exit wounds (ma qualcuno se lo ricordera' mai per intero il nome di questo gruppo?) in un recente tributo a Brian Wilson dal titolo Caroline Now in cui figurano vari altri gruppi (se lo compro o lo registro un giorno magari ve ne parlero').

Il disco e' piacevolmente melodico, con episodi piu' lenti che quasi evocano quel tipo di nostalgia di cui vi parlavo all'inizio (I shouldn't be surprised, Straight to my head, You're breaking my heart, Idly by), caratterizzati dalla voce dolcissima del cantante che sembra voler riagganciarsi agli antichi fasti dei Platters o degli Zombies (qui siamo a fine anni Cinquanta, signori!) arricchendoli con interpretazioni piu' contemporanee e sofferte (leggi Jeff Buckley o il padre Tim) oppure con pezzi piu' ritmici (che mi hanno maggiormente entusiasmato) con chitarre, pianoforte, coretti e arrangiamenti di marca Beach Boys (How much I really loved you, Cathy Dennis) o piu' country alla Crosby, Stills, Nash & Young (Highway noise, Field day) o un discreto mix dei due che, incredibile ma vero, va a parare indiscutibilmente nei Supertramp (Let's shack up together, Hey Hey Hey).

Non mi sono accorto della bellezza di questo disco subito, dopo averlo ascoltato le prime volte, ed e' per questo che non ve l'ho proposto subito: la sua musicalita' mi ha preso pian piano, dopo diversi ascolti, forse perche' all'inizio l'ho considerato un po' privo di personalita' e troppo riecheggiante le sonorita' dei vecchi gruppi che ho citato. Oggi sento di apprezzarlo molto, soprattutto per la densa vena melodica e l'affascinante interpretazione vocale: un disco da ascoltare in serate tranquille, quando si vuole creare un'atmosfera particolare e provare forti sensazioni, inaspettatamente.

Potrebbe essere davvero una piacevole sorpresa!

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