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La quiete dopo la tempesta
"Rock is dead"e affermazioni simili sono allÌordine del giorno: se pensate che dallÌinizio degli anni Sessanta si suona musica rock ed oggi siamo nel 2001, in ben quarant'anni, credo di poter affermare, e' stato detto un po' tutto sotto questa forma, per cui non rimane che riprendere il passato, rimescolarlo, "inquinarlo" con forme musicali diverse, introdurre suoni nuovi e avere il coraggio di presentare alle case discografiche prodotti che non sempre trovano facilmente il favore del grosso pubblico. Ecco allora che sorgono gruppi dalle sembianze originali, ma che, sotto sotto, nascondono un grande lavoro di ricerca e ripescaggio nel passato (non solo del rock). A questo proposito vorrei parlarvi oggi degli inglesi Goldfrapp e del loro primo LP Felt mountain. Nati dall'unione della cantante Allison Goldfrapp (e gia' qui avete scoperto le origini del nome del gruppo) e del produttore Will Gregory, questo simpatico duo percorre territori improbabili, nel senso che nei pezzi di questo bel disco potete ascoltare sonorita' degne di Ennio Morricone (la melodia dolcemente fischiata di Lovely Head), Angelo Badalamenti (vi ricordate le atmosfere di Twin Peaks ed in generale dei film di David Lynch?), Cocteau Twins, Astor Piazzolla (Human, a suono di tango), Portishead (Deer Stop), Bjàrk, Morcheeba, Ute Lemper e chi piu' ne ha piu' ne metta. Il tutto, pero', reinterpretato in maniera molto personale e dimostrando una grande fantasia negli arrangiamenti e nella scelta degli strumenti musicali utilizzati (dominano gli archi in tutto il disco, senza dubbio). Molto piacevole anche la voce della cantante che ricorda molto quella di Elisabeth Fraser dei Cocteau Twins. Un disco che riserva anche qualche sorpresa, come in Oompa radar, dove potete ascoltare alcune sonoritaÌ familiari al film "Il cielo sopra Berlino" di Wim Wenders: in questo pezzo gli amanti nostalgici di questo film (tra i quali posso essere ricompreso senza alcun dubbio) potranno provare i brividi ascoltando le atmosfere "da circo" del pezzo. Il brano che ho maggiormente apprezzato eÌ stato Utopia, molto ispirato e ricco, un pezzo che apre la mente, oserei dire. Chi puo' comprare a scatola chiusa questo disco? Vi faccio un elenco delle caratteristiche che il potenziale acquirente deve avere prima che proceda all'acquisto, rimanga deluso e mi mandi e-mail cariche di improperi e virus fatali per il mio computerino: ð deve amare le colonne sonore di Ennio Morricone (e, giacche' ci siamo, anche i film di Sergio Leone); ð deve aver ascoltato i Cocteau Twins almeno per un'ora consecutiva senza sbadigliare; ð non deve gradire Korn e Limp Bizkit (credo che i Goldfrapp non siano molto compatibili con il loro genere); ð non deve essere uno di quelli che inveisce se in un disco non c'e' almeno il 50% dei pezzi con un assolo di chitarra elettrica (in Felt mountain la chitarra si sente molto raramente); ð deve essere una persona che, vedendo i film di Lynch, ha esclamato: "Questo film mi fa veramente schifo, peroÌ domani corro a comprare il disco della colonna sonora"; ð non deve scandalizzarsi se ci sono alcuni fraseggi vocali che, come negli Stereolab (cfr. Frittomisto n. 3), ricordano i filmetti italiani anni Sessanta/Settanta con Banfi e la Fenech. Se il potenziale acquirente possiede almeno quattro di queste prerogative puo' azzardare l'acquisto e sicuramente non se ne pentira'; sotto il quattro e' meglio stare lontani dai Goldfrapp. |
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