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Sprazzi di felicita'
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Non
ho mai capito se e' il numero 13 o il numero 17 a portare piu' sfiga:
so solo che quando a tavola si e' in 13 o in 17 si fanno grandi salti
mortali per invitare qualche amico in piu', anche non desiderato, per
risolvere la fatidica situazione numerica. Frittomisto e' giunto al numero
13 e, visto che (si dice) non e' un numero fortunato, vorrei dedicare
il mio pezzo agli Eels, il cui fondatore e cantante, E (al secolo Mark
Oliver Everett) ha dovuto superare, negli ultimi due anni, un periodo
di tremenda sfiga legato alla morte della sorella (suicida) e della madre
(male incurabile) in un breve lasso di tempo.
Certo, il buon E in passato non era mai stato un ottimista, pero' i due
nefasti avvenimenti lo avevano costretto ad uno stato di profonda depressione
sfociato artisticamente nel disco del 1998 Electro-Shock Blues, ben curato,
denso di testi molto forti (direi quasi iperrealistici) inevitabilmente
riferiti alle vicende umane del cantante. Dopo il ritorno dalla Virginia
(luogo natio), dove si era recato per svuotare e vendere la vecchia casa
dei familiari, E si e' trovato, a mio parere, di fronte ad un bivio: se
farla finita anche lui con la vita (e quindi diventare membro di quella
schiera di rockstar di culto la cui vita e' terminata prematuramente in
modo violento) oppure fare di tutto per superare la sua angoscia o, almeno,
cercare qualcosa a cui dedicarsi con tutte le forze per non pensare al
passato. In quella stessa casa, cosi' ricca di ricordi, E ha trovato un
libro degli anni Cinquanta per bambini, le cui illustrazioni sono diventate
la copertina del nuovo album: un modo per esorcizzare i fantasmi del passato,
probabilmente.
A giudicare dai testi del suo ultimo disco Daisies of the Galaxy, E sembra
essere riuscito a dominare il proprio stato di depressione al punto di
scrivere in Selective Memory: "I wish I could remember but my selective
memory won't let me", quasi un atto di forza sulla propria mente
per evitare di ricordare.
In generale il tono dell'ultimo lavoro degli Eels e' molto piu' leggero
e naif dei precedenti, sia nella musica, sia nei testi: spariscono quasi
del tutto le sonorita' cupe di Elettro-Shock Blues per dare maggiore spazio
alle chitarre acustiche e all'organo, ai "rainy day" delle liriche
questa volta si alternano anche "sunny day". Oltre ad E e al
suo fidato compagno batterista Butch nel disco compaiono Peter Buck dei
REM alle chitarre (talvolta al pianoforte) e Grant Lee Phillips (dei Grant
Lee Buffalo) al basso: vi dico questo solo per la cronaca, non si sa mai
dovessero chiedervelo in qualche test di assunzione presso un'azienda!
Non spaventiamoci se l'album e' aperto da trenta secondi di una musica
per funerale in stile New Orleans: si tratta soltanto di una mossa di
E per dire agli ascoltatori: "OK signori, eravamo rimasti qui, ora
pero' le cose stanno cambiando". Ed ecco che partono gli accordi
di chitarra acustica di Grace Kelly Blues seguita da Packing Blankets,
due ballate country-folk in stile Beck ai tempi di Mellow Gold (la voce
di E e' effettivamente molto simile a quella di Beck, potrebbe sembrare
il fratello piu' triste del ben piu' noto menestrello di Los Angeles).
Anche in altri pezzi del disco si sente l'influenza del primo Beck: A
daisy through concrete, Something is sacred, Wooden nickels).
Molto bella The sound of fear in cui a me e' sembrato di ascoltare Kurt
Cobain cosi' come avrebbe cantato oggi se fosse stato ancora vivo e se
avesse voluto allontanarsi dagli stretti canoni del grunge (il pezzo ricorda
Polly dei Nirvana, con la linea di basso che caratterizza la piacevole
strofa). Tornano le sonorita' acustiche in I like birds, ballata scanzonata,
mentre Daisies of the galaxy (pezzo che da' il nome all'album), nonostante
il suo tono dimesso, e' un pezzo che chiude con un gesto di speranza:
"I'll pick some daisies from the flower bed of the galaxy theater,
while you clear your head I thought some daisies might cheer you up".
Flyswatter e' uno dei pezzi piu' belli del disco con un motivetto inquietante
che a me viene spontaneo associare alla copertina del disco, nonostante
il suo aspetto naif (peccato che non ho il campione di ascolto: 'sti tirchi
di cdnow, se non e' un gruppo famoso, non si sprecano: per gli U2 hanno
concesso tutto il disco, per gli Eels 5 pezzi soltanto!).
Note di pianoforte, archi e atmosfera tranquilla per It's a motherfucker
(con questo titolo uno si aspetterebbe un pezzo metal!), intermezzo solo
musicale per Estate sale, dove sembrano riemergere i ricordi d'infanzia
di E (si sentono voci di adulti e bambini in lontananza): il pezzo si
riferisce alla vendita della casa di famiglia in Virginia. Tiger in my
tank vive di atmosfere beat con organo Hammond in bella evidenza, mentre
Jeannie's diary e' una bella canzone d'amore verso Jeannie dichiarato
attraverso la volonta' di essere una pagina del suo diario (non so se
Jeannie e' la sorella morta di E). Il disco si chiude con la divertente
bonus track Mr. E's beautiful blues, scritta dagli Eels per la colonna
sonora del film "American School".
La storia di E e' assolutamente vera (non me la sono inventata questa
volta!): non posso pero' assicurarvi che l'atmosfera piu' spensierata
di questo disco, che lo rende sicuramente piu' commerciale rispetto al
precedente, sia davvero una conseguenza del mutato approccio dell'artista
nei confronti del mondo o che non sia piuttosto frutto di una pretesa
della casa discografica per far salire le "quotazioni" degli
Eels, preparandoli quindi ad un lancio in grande stile nello show-business:
se cominciate a vederli un po' troppo spesso su MTV, allora molto probabilmente
il prossimo disco sara' inascoltabile e ci ricorderemo degli Eels fino
a Daisies of the Galaxy.
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