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Deus ex machina ---------------------
Anche questa volta ne ho sentite di tutti i colori sull'ultimo album
degli U2, All that you can't leave behind, un titolo lungo che da' adito a diverse interpretazioni,
metaforiche e non. Il titolo e' infatti contenuto nel pezzo Walk on ("Love
is not the easy thing, the only baggage you can bring is all that you
can't leave behind") e fa riferimento in modo esplicito all'amore; ma "tutto cio' che
non puoi lasciarti dietro" potrebbe anche essere inteso come il bagaglio
musicale originario a cui gli U2 non vogliono rinunciare e da cui hanno
attinto per la composizione dei pezzi di questo disco. Mi spiego meglio
attraverso un breve flashback (non so se e' il termine adatto, ma scrivere
"retrospettiva" o "salto nel passato" mi sembrava
antiquato e poco psichedelico!). All'inizio degli anni Novanta gli U2 hanno cominciato ad evolversi: dopo
l'esordio aggressivo dei primi anni Ottanta (Boy, War, October), il capolavoro
(The unforgettable fire, prodotto da Brian Eno e Daniel Lanois), la parentesi
americana (The Joshua tree, Rattle & Hum), i quattro ragazzi irlandesi
(oggi splendidi quarantenni, all'epoca energici trentenni) si sono seduti,
si sono guardati negli occhi e hanno detto: "E adesso che facciamo?".
Uno dei quattro deve aver avuto il lampo di genio e ha telefonato al buon
Brian Eno chiedendo consiglio. Per chi non lo sapesse Brian Eno (si legge
Braia Nino) e' stato il fondatore dei Roxy Music con Bryan Ferry nei primi
anni Settanta, poi i due hanno litigato e Brian Eno ha intrapreso la carriera
solista, dedicandosi inizialmente al rock, in seguito alla musica sperimentale,
diventando ben presto uno stimato produttore (lui ama definirsi un non-musicista)
corteggiato da parecchi gruppi (Talking Heads, Devo, Ultravox). Ma torniamo agli U2. Brian Eno, interpellato da uno degli U2 (sceglietelo
voi, quello che vi e' piu' simpatico) deve aver risposto qualcosa del
tipo: "Ragazzi, voi fatevi venire in mente un'idea carina che possa
caratterizzare un intero album, che ai suoni ci penso io!". Rinfrancati
dalla sicurezza del loro amico, gli U2 devono essere rimasti per almeno
un mese in uno stato di profonda concentrazione e devono essersi chiesti:
"Ma che cosa domina su questo cacchio di pianeta alla fine del millennio
e mette in pericolo le nostre menti?". Avranno pensato a tutto: ai
panini di McDonalds, alla Coca-Cola, al calcio-scommesse, ai pantaloni
a zampa d'elefante, ma tutti questi argomenti sono sembrati a loro futili
(come mai?). Poi, qualche giorno dopo il mese di concentrazione che non
aveva dato i frutti sperati, il figlioletto di uno di loro (sempre a vostra
scelta, facciamo il piu' sveglio), stanco perche' suo padre trascorreva
quel poco tempo libero a disposizione davanti alla televisione tenendolo
in braccio, deve aver detto: "Papa', la tele annichilisce la mia
mente, andiamo a giocare!". L'U2 in oggetto deve essere sobbalzato
sulla sedia a quella affermazione inaspettata per un bambino, ma cosi'
densa di significato, e deve aver pensato: "Ma perche' non ci e'
venuto in mente prima?!!!". E' corso a telefonare agli altri tre
compagni e ha detto loro: "Il potere dei media. Facciamo un disco
sul potere dei media". E cosi' nacque Achtung Baby, l'ultimo disco
veramente bello degli U2, con suoni davvero spettacolari grazie al buon
Brian Eno. Seguirono poi Zooropa, molto meno intenso del precedente, e Pop, dalle
influenze techno e dance (in quel periodo si facevano influenzare tutti
dalla techno e dalla dance, perche' non gli U2?). Alla fine del secondo
decennio di carriera i quattro ragazzi devono essersi posti lo stesso
interrogativo di dieci anni prima e, con grande innovazione, lo stesso
U2 della volta precedente ha telefonato a Brian Eno con il pretesto degli
auguri di Natale e, parlando del piu' e del meno, deve aver fatto cadere
il discorso sulla musica e sulle sue tendenze attuali. Brian Eno, che
scemo non e' e che sa perfettamente che lavorare con gli U2 e' un bell'affare
(money, intendo), deve essersi offerto spontaneamente per risolvere ancora
un volta la crisi creativa del quartetto irlandese, almeno dal punto di
vista della produzione dei suoni. Nel disco non c'e' un concetto che accomuna i diversi pezzi (a meno che
non si voglia considerare la mia personale interpretazione citata all'inizio).
Si tratta di undici brani abbastanza indipendenti e tutto sommato di piacevole
ascolto: il gruppo e' ritornato a quella semplicita' di esecuzione che
aveva caratterizzato The unforgettable fire e a quei suoni da atmosfera
"Bladerunner" di Achtung Baby (non so se riesco a trasmettervi
questa sensazione, a dire la verita'). Sicuramente non siamo davanti ad
un capolavoro, pero' una cosa e' certa: a Bono Vox, con la voce che Madrenatura
gli ha donato, potete far cantare anche "Tanti auguri a te"
oppure "Felicita'" di albanoerominapower e vi sembreranno dei
bei pezzi. Inoltre le liriche sono davvero immediate, significative e
comprensibili anche dai figli degli U2 (che le abbia scritte uno di loro?). Beautiful day,
Walk on e When I look at the world sembrano ripescate dal
passato del gruppo, Stuck in a moment you can't get out of ha un
ritornello mieloso degno dell'ultimo Elton John con le sue candele al
vento (la strofa non e' brutta, pero'), Elevation e' il pezzo piu'
bello dell'album, a mio parere, in classico stile "Until the end
of the world" con una chitarra iniziale dal suono eccezionale supportata
da un simpatico suonino di synth, una bellissima entrata di basso e batteria
e un perfetto falsetto di Bono prima del cantato. Non male la melodia
di Kite, supportata da belle chitarre di The Edge, e l'interpretazione
un po' soul (leggasi Marvin Gaye) di Bono in In a little while.
Trascurabile Wild Honey, sdolcinata come il titolo, impegnata (nel
testo) Peace on Earth, classica ballata stile Bad, ma molto meno
intensa e senza crescendo e con un ritornello che a me non fa impazzire.
Guizzo d'orgoglio in New York, altro bel pezzo del disco: carini
gli arpeggi di chitarra di The Edge, energico il ritornello, dense di
atmosfera le strofe dopo il ritornello. Grace, pezzo finale dell'album, e' una canzone che richiama alla mente All
I want is you di Rattle & Hum per il suo cantato sommesso ma espressivo
ed i suoni evanescenti. Caro Brian Eno, da parte degli U2: "Grazie ancora, anche questa
volta abbiamo salvato la faccia, ci sentiamo fra dieci anni!" |
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