Deus ex machina

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Ogni volta che esce un disco inedito di un gruppo famoso come gli U2 mi diverto molto ad ascoltare i pareri degli amici e conoscenti affezionati al gruppo in questione e puntualmente mi trovo costretto a dirimere liti che rischiano di rovinare amicizie decennali, anche perche' altrettanto puntualmente gli scontri prendono strane pieghe politiche oppure destano vecchi rancori mai sopiti. Non ve lo sareste mai aspettato che da argomenti cosi' futili potessero nascere simili drammi, eh? E' il potere del rock'n roll, che ci volete fare!

Anche questa volta ne ho sentite di tutti i colori sull'ultimo album degli U2, All that you can't leave behind, un titolo lungo che da' adito a diverse interpretazioni, metaforiche e non. Il titolo e' infatti contenuto nel pezzo Walk on ("Love is not the easy thing, the only baggage you can bring is all that you can't leave behind") e fa riferimento in modo esplicito all'amore; ma "tutto cio' che non puoi lasciarti dietro" potrebbe anche essere inteso come il bagaglio musicale originario a cui gli U2 non vogliono rinunciare e da cui hanno attinto per la composizione dei pezzi di questo disco. Mi spiego meglio attraverso un breve flashback (non so se e' il termine adatto, ma scrivere "retrospettiva" o "salto nel passato" mi sembrava antiquato e poco psichedelico!).

All'inizio degli anni Novanta gli U2 hanno cominciato ad evolversi: dopo l'esordio aggressivo dei primi anni Ottanta (Boy, War, October), il capolavoro (The unforgettable fire, prodotto da Brian Eno e Daniel Lanois), la parentesi americana (The Joshua tree, Rattle & Hum), i quattro ragazzi irlandesi (oggi splendidi quarantenni, all'epoca energici trentenni) si sono seduti, si sono guardati negli occhi e hanno detto: "E adesso che facciamo?". Uno dei quattro deve aver avuto il lampo di genio e ha telefonato al buon Brian Eno chiedendo consiglio. Per chi non lo sapesse Brian Eno (si legge Braia Nino) e' stato il fondatore dei Roxy Music con Bryan Ferry nei primi anni Settanta, poi i due hanno litigato e Brian Eno ha intrapreso la carriera solista, dedicandosi inizialmente al rock, in seguito alla musica sperimentale, diventando ben presto uno stimato produttore (lui ama definirsi un non-musicista) corteggiato da parecchi gruppi (Talking Heads, Devo, Ultravox).

Ma torniamo agli U2. Brian Eno, interpellato da uno degli U2 (sceglietelo voi, quello che vi e' piu' simpatico) deve aver risposto qualcosa del tipo: "Ragazzi, voi fatevi venire in mente un'idea carina che possa caratterizzare un intero album, che ai suoni ci penso io!". Rinfrancati dalla sicurezza del loro amico, gli U2 devono essere rimasti per almeno un mese in uno stato di profonda concentrazione e devono essersi chiesti: "Ma che cosa domina su questo cacchio di pianeta alla fine del millennio e mette in pericolo le nostre menti?". Avranno pensato a tutto: ai panini di McDonalds, alla Coca-Cola, al calcio-scommesse, ai pantaloni a zampa d'elefante, ma tutti questi argomenti sono sembrati a loro futili (come mai?). Poi, qualche giorno dopo il mese di concentrazione che non aveva dato i frutti sperati, il figlioletto di uno di loro (sempre a vostra scelta, facciamo il piu' sveglio), stanco perche' suo padre trascorreva quel poco tempo libero a disposizione davanti alla televisione tenendolo in braccio, deve aver detto: "Papa', la tele annichilisce la mia mente, andiamo a giocare!". L'U2 in oggetto deve essere sobbalzato sulla sedia a quella affermazione inaspettata per un bambino, ma cosi' densa di significato, e deve aver pensato: "Ma perche' non ci e' venuto in mente prima?!!!". E' corso a telefonare agli altri tre compagni e ha detto loro: "Il potere dei media. Facciamo un disco sul potere dei media". E cosi' nacque Achtung Baby, l'ultimo disco veramente bello degli U2, con suoni davvero spettacolari grazie al buon Brian Eno.

Seguirono poi Zooropa, molto meno intenso del precedente, e Pop, dalle influenze techno e dance (in quel periodo si facevano influenzare tutti dalla techno e dalla dance, perche' non gli U2?). Alla fine del secondo decennio di carriera i quattro ragazzi devono essersi posti lo stesso interrogativo di dieci anni prima e, con grande innovazione, lo stesso U2 della volta precedente ha telefonato a Brian Eno con il pretesto degli auguri di Natale e, parlando del piu' e del meno, deve aver fatto cadere il discorso sulla musica e sulle sue tendenze attuali. Brian Eno, che scemo non e' e che sa perfettamente che lavorare con gli U2 e' un bell'affare (money, intendo), deve essersi offerto spontaneamente per risolvere ancora un volta la crisi creativa del quartetto irlandese, almeno dal punto di vista della produzione dei suoni.

Nel disco non c'e' un concetto che accomuna i diversi pezzi (a meno che non si voglia considerare la mia personale interpretazione citata all'inizio). Si tratta di undici brani abbastanza indipendenti e tutto sommato di piacevole ascolto: il gruppo e' ritornato a quella semplicita' di esecuzione che aveva caratterizzato The unforgettable fire e a quei suoni da atmosfera "Bladerunner" di Achtung Baby (non so se riesco a trasmettervi questa sensazione, a dire la verita'). Sicuramente non siamo davanti ad un capolavoro, pero' una cosa e' certa: a Bono Vox, con la voce che Madrenatura gli ha donato, potete far cantare anche "Tanti auguri a te" oppure "Felicita'" di albanoerominapower e vi sembreranno dei bei pezzi. Inoltre le liriche sono davvero immediate, significative e comprensibili anche dai figli degli U2 (che le abbia scritte uno di loro?).

Beautiful day, Walk on e When I look at the world sembrano ripescate dal passato del gruppo, Stuck in a moment you can't get out of ha un ritornello mieloso degno dell'ultimo Elton John con le sue candele al vento (la strofa non e' brutta, pero'), Elevation e' il pezzo piu' bello dell'album, a mio parere, in classico stile "Until the end of the world" con una chitarra iniziale dal suono eccezionale supportata da un simpatico suonino di synth, una bellissima entrata di basso e batteria e un perfetto falsetto di Bono prima del cantato. Non male la melodia di Kite, supportata da belle chitarre di The Edge, e l'interpretazione un po' soul (leggasi Marvin Gaye) di Bono in In a little while. Trascurabile Wild Honey, sdolcinata come il titolo, impegnata (nel testo) Peace on Earth, classica ballata stile Bad, ma molto meno intensa e senza crescendo e con un ritornello che a me non fa impazzire. Guizzo d'orgoglio in New York, altro bel pezzo del disco: carini gli arpeggi di chitarra di The Edge, energico il ritornello, dense di atmosfera le strofe dopo il ritornello. Grace, pezzo finale dell'album, e' una canzone che richiama alla mente All I want is you di Rattle & Hum per il suo cantato sommesso ma espressivo ed i suoni evanescenti.

Caro Brian Eno, da parte degli U2: "Grazie ancora, anche questa volta abbiamo salvato la faccia, ci sentiamo fra dieci anni!"

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