Novello Prince, ovvero l'Alchimista dei suoni di domani

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Non ce l'ho fatta. Mi spiace, ma non ce l'ho proprio fatta. Non sono riuscito ad aspettare l'uscita del prossimo disco di Beck per parlarvi di questo giovane autore americano. Non so esattamente quando uscira' il prossimo lavoro, per cui oggi dovrete accontentarvi delle mie parole sulla sua ultima fatica (fine 1999) intitolata Midnite Vultures e sul concerto che l'artista ha portato in giro per promuovere questo disco. Meglio che niente, no?

Un disco, Midnite Vultures, che, a distanza di un anno, non e' riuscito a stancarmi e che mi va di ascoltare, oltre che per godere semplicemente della sua bellezza, ogni volta che ho il bisogno di liberare la mia testa dai tristi pensieri che assillano quotidianamente le nostre menti. E' un disco che a me, insomma, trasmette felicita', energia, voglia di ballare. Tutte emozioni che, durante i due concerti milanesi di Beck (il 9 marzo di quest'anno all'Alcatraz, il 25 luglio all'Idroscalo, purtroppo sotto un violento temporale), hanno contagiato il folto pubblico accorso per assistere alle gesta di questo biondo folletto californiano oramai sulle scene (americane) da una decina d'anni. Nonostante la tenera eta' (classe 1970), infatti, Beck Hansen ha ormai alle spalle otto dischi, di cui i primi sono difficilmente reperibili, mentre quelli piu' noti (Mellow Gold, Odelay, Mutations e appunto Midnite Vultures) hanno ricevuti ottimi consensi di critica e pubblico negli ultimi anni.

Critica e pubblico e' un binomio che non va spesso d'accordo visto che frequentemente album osannati dalla critica risultano impopolari, mentre lavori che fanno registrare record di vendite vengono puntualmente stroncati dagli spietati recensori (quelli piu' sinceri naturalmente, che non si vendono cioe' al potere delle multinazionali discografiche). Beck, invece, e' riuscito a trovare una particolare formula nella quale il suo estro creativo si lascia contaminare, senza porre alcun freno, da tutti i generi musicali che hanno caratterizzato i suoi ascolti di piccolo grande uomo, per cui all'interno di uno stesso brano si possono trovare, accuratamente mescolati, funky, soul, folk, bluegrass, punk, elettronica, rhythm 'n blues, country, hip-hop (per l'entusiasmo dei critici), adattati a melodie di impatto abbastanza orecchiabile (che rendono i brani piacevoli anche a chi ascolta musica piu' popolare).

Ed effettivamente ai due concerti, di cui vi dicevo, sono rimasto impressionato dalla quantita' di persone che vi ha partecipato, soprattutto all'Idroscalo, grazie all'ampio spazio all'aperto disponibile e al favorevolissimo prezzo del biglietto (L. 20.000!!!) da partita di calcio del Taranto (il signor "punto sulla C2" potra' confermare), prezzo specialmente offerto a patto di guardarsi lo spettacolo sotto l'acquazzone.

All'Alcatraz ho sicuramente potuto seguire meglio il concerto, vista la mia ottima posizione in prossimita' del palco, la buona acustica del locale e l'assenza di qualsiasi agente atmosferico di disturbo. Dopo un'attesa piu' lunga della media, entra il gruppo di Beck sul palco (11 elementi in tutto, incluso DJ Swamp) e attacca con il rap Beercan tratto da Mellow Gold: il pubblico viene subito contagiato dall'andamento oscillatorio del pezzo e di botto all'Alcatraz si respira l'odore della festa, piu' che quella del concerto (c'e' anche il DJ con i suoi piatti!!!). Beck, come tutte le star che si rispettino, entra per ultimo sul palco, proprio un attimo prima di attaccare il rap, con una perfetta scelta di tempo: e' un ragazzino, viso e fisico magro da adolescente, con una energia in corpo eccezionale (non risparmia spaccate a 180 gradi e movenze da break-dancer) e una sicurezza sulla scena da fare invidia ai vecchi marpioni del rock 'n roll.

Durante il concerto l'attenzione del pubblico verso il palco e' attirata non solo dalla colorata e dinamica band che indossa particolari costumi che mi hanno ricordato i lontani Village People, ma anche dalle movenze del cantante che a volte emula Jagger, a volte Bowie, ma sopra tutti a me fa venire in mente il Prince degli esordi, con le sue allusioni e provocazioni sessuali e il senso del ritmo che coinvolge ogni parte del suo corpo.

E' quindi la volta di Mixed Bizness con i suoi bellissimi effetti iniziali, il perfetto incrocio di fiati e chitarra e il ritmo trascinante. Seguono Novocane (hip-hop con chitarre acide), The New Pollution (giro di basso mutuata da Taxman dei Beatles), Loser (country hip-hop con ritornello in versione, ancora una volta, Beatles, pezzo abbastanza diffuso anche in radio) e la brasiliana Tropicalia (si sente l'amicizia con Caetano Veloso!), pezzi tratti dai dischi piu' vecchi. Il disco Midnite Vultures ritorna con Milk & Honey, dal riff di chitarra rockeggiante e ricca di particolari effetti da flipper elettronico, Hollywood freaks, pezzo adatto all'atmosfera dei discopub su base hip-hop, Debra, pezzo lento piuttosto difficile cantato da Beck interamente in falsetto a meta' tra il Prince di Purple Rain e il Mick Jagger dei primi anni Ottanta (Tattoo you, per intenderci), Nicotine & Gravy, con una melodia accattivante e con un ritornello che difficilmente si dimentica. Pubblico in delirio ai primi accordi di Sexx Laws, primo pezzo dell'album, con i tre fiati in bella evidenza e il finale bluegrass con tanto di banjo.

Beck si concede anche una parentesi acustica con chitarra e armonica a bocca in cui delizia i presenti con Pay no mind, One foot in the grave, Dead melodies, in stile Bob Dylan e, talvolta, Leonard Cohen. Parentesi anche per DJ Swamp, cinque minuti di assolo con i due piatti fra scratch vari e riff celebri di pezzi rock ricreati facendo girare a mano i dischi di vinile a velocita' appositamente studiate. Un'ora e venti (soltanto, sigh!) di concerto energico, tirato, ballato, con un finale in stile noise tra echi e riverberi, mentre Beck esce di scena per ultimo portando con se' pezzi della batteria e aste dei microfoni in pieno delirio non-sense.

Il cross-over (in italiano direi contaminazione) dei pezzi dell'artista californiano, unito ai particolari effetti e suoni ricreati dal vivo come nella produzione in studio, fanno di Beck un originalissimo autore, da cui in futuro sicuramente diversi gruppi trarranno ispirazione. A Natale, se proprio non avete in mente cosa farvi regalare, scegliete qualche album di Beck (sono tutti belli, Midnite Vultures il piu' variegato) e sono sicuro che non ve ne pentirete.

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