Born with David Bowie (early years)

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L'affermazione contenuta nel titolo potrebbe far pensare che David Bowie sia stato mio vicino di culla, ma cosi' non e', dato che lui e' molto piu' vecchio di me ed io non sono nato in Inghilterra (tie'). La spiegazione al titolo e' la seguente: non sapevo come scegliere il primo argomento musicale da scaraventarvi addosso e quindi ho deciso di cominciare dai miei originari ascolti di dodicenne alle prese con la musica rock (miiiiiii', che palle questo, mo' ci racconta le sue paranoie di quand'era giovane!). Ordine! Perche' Bowie: casuale. La sorella di un mio compagno di scuola, con due o tre anni piu' di noi e anche piu' carina (di me e del mio amico), mi registro' Ziggy Stardust (il titolo intero e' The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars), disco del 1972 e, a detta di molti, capolavoro indiscusso dell'artista. Per me, che fino ad allora avevo ascoltato i pezzi da hit-parade e da Sanremo (cocktail a base di psichedelia spinta, mio cugino c'e' rimasto sotto!), fu una bella scoperta soprattutto per la voce, perche' non ne avevo mai sentito una con sfumature cosi' ambigue. Una voce in perfetto stile glamour (da cui glam-rock, quella corrente musicale in cui il travestitismo sposa il rock) che negli anni ha fatto scuola visto che da allora moltissimi cantanti hanno provato ad impostare la voce come lui o comunque a lui si sono ispirati (copioni!). Ziggy Stardust e' un disco storico, imperdibile, con un fascino legato anche alla leggenda che lo circonda: durante uno dei concerti per la promozione del disco, Bowie, nei panni di Ziggy Stardust (checca on the road), dichiaro' la sua bisessualita' (di David o di Ziggy? Qui sta il bello!), dando inizio a quel gioco ambiguo di alternanza fra fiction e realta' che avrebbe caratterizzato gran parte della sua carriera. Senza nulla togliere al valore artistico di Bowie non so dirvi se, senza quel clamoroso gesto, Bowie sarebbe diventato quel personaggio di cul(t)o quale attualmente e'. Morale: se volete fare carriera, signori, siate disposti a SPUTTANARVI!!! Su un palco, se vale la pena. Ordine! La tendenza all'ambiguita' era gia' cominciata qualche anno prima con il disco Space Oddity (i glamour e i loro figli, i dandy, sono trendy e Stanley Kubrick, soprattutto in quegli anni, era fortemente trendy: dandy, trendy e trendy, siamo a ottandy), nel quale Bowie si professava un alieno venuto dallo spazio e quindi con una sessualita' diversa dagli umani; qualche anno dopo questo tema venne ripreso nel film "L'uomo che cadde sulla terra" (senza farsi male, n.d.r.), interpretato proprio da Bowie. Un artista a 360° il nostro ometto, che, oltre a suonicchiare svariati strumenti musicali, si diletta di pittura, ognittanto fa l'attore in qualche film (addirittura con quel tipo toscano de "Il ciclone", vergogna, Bowie!) e nel tempo libero si quota in borsa (rivergogna, Bowie!). Anche Space Oddity e' un gran bel disco, piu' rarefatto e piu' spontaneo di Ziggy Stardust, sicuramente di ascolto piu' difficile e per palati piu' fini. Passando per le atmosfere blueseggianti (Black country rock, She shook me cold e Running Gun Blues) e psichedeliche (The width of a circle) di The man who sold the world (1970) Bowie approda ad Hunky Dory (caro Bowie, in quella copertina, secondo me, sembri proprio la tua mamma!) nel 1971, un disco che musicalmente gira intorno al connubio tra il pianoforte di Rick Wakeman e la voce spesso sofferta del cantante immersa in melodie di alto valore estetico (ascoltate Oh! You pretty things e poi mi direte): in questo disco Bowie riesce a raccogliere pezzi (la maggior parte) caratterizzati dalla fluidita' pianistica di Wakeman, brani che all'orizzonte fanno intravedere i primi albori di punk (Queenbitch), addirittura pezzi che odorano di musical (Fill your heart) ed altri a base di chitarra acustica serrata (Andy Warhol, questo si' che era un famoso trendy dell'epoca!). Superato il ciclone Ziggy Stardust, Bowie ha bisogno di scrollarsi di dosso questo enorme fardello: non ci riesce con Aladdin Sane (1973), disco carino, ma non ricco di originalita'. Esce dalla crisi compositiva con Diamond Dogs, nel quale l'artista prende spunto dal romanzo di Orwell 1984 e, con una voce piu' aggressiva del solito (Mr. Bowie, a Lei in quegli anni capitava spesso di ascoltare un gruppo che si chiamava The Rolling Stones?) crea un concept-album dalle sonorita' molto innovative, con atmosfere piu' cupe del solito che sarebbero una perfetta colonna sonora al capolavoro orwelliano (semmai un libro potesse avere una colonna sonora!). Non voglio narrarvi tutta la carriera di Bowie fino ad oggi: ho voluto soltanto darvi alcuni sprazzi dei suoi primi dischi; per la cronaca, prima di Space Oddity, il nostro ha registrato alcuni singoli acustici e molto piacevoli, riuniti in una raccolta chiamata David Bowie (1967). Dopo Diamond Dogs la carriera di Bowie si presenta in discesa (Heroes lo consacra come esponente del moderno decadentismo musicale) e puo' permettersi di perlustrare tutti gli stili musicali e di collaborare con i migliori musicisti rock degli anni '80 (Brian Eno e Robert Fripp su tutti). Se proprio non volete ascoltare tutti i dischi che vi ho citato oggi (perche' non volete spendere troppo), vi consiglio allora due dischi live che raccolgono un po' di pezzi dei singoli album: The Motion picture (1973) che raccoglie brani fino ad Alddin Sane, suonato quindi con la band The Spiders from Mars; un bel suono ruvido, devo dire! Il secondo e' David Live (1974), registrato alla Tower Philadelphia dopo Diamond Dogs con la nuova band, sonorita' piu' leggere, parecchi richiami soul e un'ottima registrazione. A voi la scelta!

Fabio

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