Strane Storie:
osservazioni in merito ad un delitto. Seconda parte
Il 5 gennaio 1519 inizio' a Modena il processo per stregoneria
a Chiara Signorini (Ginsburg). Era accusata di aver causato
la malattia di una concittadina tramite un maleficio. La cattura
di Chiara fu piuttosto movimentata: cerco' di resistere all'arresto
riparandosi sotto al letto, e questo confermava agli occhi dei
giudici la sua colpevolezza. L'accusa era impersonata da fra'
Bartolomeo da Pisa, vicario dell'inquisitore in Modena. Chiara
nego' di aver avuto aiuto dal demonio ma non di essere la causa
della malattia della concittadina: diceva di avere poteri speciali.
Nei giorni successivi, gli interrogatori procedono e Chiara
nega di aver fatto malefici ad altre persone e dice di aver
avuto visioni sacre e non demoniache. Ma non viene creduta.
L'accusa cerca di orientare le risposte di Chiara, di instradarle
sui binari attesi.
La tecnica dell'interrogatorio e i fini sono chiari. Il giudice
propone nelle sue domande attributi (la vendetta dei nemici,
l'offerta di anima e corpo, ecc.), apparentemente ambigui ma
in realta' negativi. Il giudice segna le tracce di un sentiero
prestabilito che Chiara deve soltanto seguire. Ma poiche' questo
non accade, il 9 febbraio si passa alla tortura. Ma appena Chiara
e' condotta nella sala apposita, confessa tutto quello che l'accusa
si vuol sentire dire. Il giorno successivo pero' Chiara nega
tutto. Riprende quindi la tortura e Chiara confessa di nuovo.
La tecnica dell'interrogatorio con la tortura tende a far dire
all'imputato cio' che il giudice crede essere la verita'. Il
giudice cerca di far coincidere la confessione dell'imputata
con la sua versione della verita'. La tortura serve ad oliare
il meccanismo qualora si inceppi. Confessando Chiara avra' salva
la vita anche se sara' condannata alla "prigione perpetua".
Cio' che e' accaduto circa cinquecento anni fa a Chiara Signorini,
si e' riproposto in occasione del processo Marta Russo. La principale
teste d'accusa, Gabriella Alletto, ha sempre negato di esser
stata presente all'omicidio. Questa posizione l'ha confermata
in colloqui privati e in alcune telefonate. Ma i giudici (Italo
Ormanni e Carlo Lasperanza - ricordate bene questi nomi) avevano
una loro verita' e dovevano cercarne conferma nelle parole dell'Alletto.
Il famoso video, parte del quale e' stato pubblicato da un settimanale
nazionale, dimostra una interessante forma di tortura contemporanea.
Naturalmente non e' piu' possibile aggredire il "corpo"
(come Foucault e prima ancora Beccarla hanno documentato) e
quindi si passa ad altri strumenti. Le si contestano reati crescenti
in assenza di avvocato, la si minaccia di venirla a prendere
a casa all'alba e di portarla via dai suoi figli. Le si fa capire
quanto sia conveniente confessare e che di fatto lei non avrebbe
detto una bugia ma avrebbe confermato una verita' gia' scoperta:
che Scattone e Ferraro erano i due colpevoli del delitto.
Il video dell'interrogatorio (ripreso da telecamere dei servizi
segreti -Sisde) dimostra senza alcun dubbio la posizione dell'Alletto.
Piange, si dispera, giura sui suoi figli che lei non c'era,
che non ha visto nulla. Nei giorni precedenti a questo interrogatorio,
la Alletto ne aveva subiti altri. Il 27 maggio 1997 viene svegliata
in piena notte e portata in questura. L'interrogatorio inizia
alle 2.30. Alle sette del mattino le chiedono maggiori informazioni
sulla sua assunzione all'universita' come segretaria, una chiamata
senza concorso. Piuttosto irregolare. Ovviamente non c'entra
nulla con le indagini ma serve ad "ammorbidire" il
teste: ricordate le minacce a Chiara Signorini, appena si avvicinava
alla sala della tortura iniziava a parlare, a dire quello che
il giudice voleva sentirsi dire.
Ci sono quindi forti dubbi sulla sua assunzione all'universita'
e i due (Ormanni e Lasperanza, ricordate questi nomi) girano
il coltello nella piaga. Ma torniamo al famoso interrogatorio
ripreso dalla telecamera. La cassetta spari' dalla Procura.
Poi, dopo le insistenze della difesa che ne aveva trovata traccia
nella documentazione processuale, il pubblico ministero ne ammise
l'esistenza. Ma forni' soltanto una registrazione audio adducendo
problemi tecnici e sostenendo che quando entravano Lasperanza
e Ormanni la registrazione si interrompeva. Ovviamente si trattava
di una bugia come sanno coloro che hanno visto questo video.
La difesa affermo' che vi erano numerose anomalie nella trascrizione
scritta dell'interrogatorio:
l'originale era quindi stato manomesso.
Durante l'interrogatorio era presente, non si e' mai saputo
perchÈ, il cognato poliziotto dell'Alletto Luigi De Mauro.
Mentre di due pm erano temporanemente assenti, cerchera', prima
con le buone e poi con le cattive, di far parlare l'Alletto.
Le fa capire i vantaggi e soprattutto
gli svantaggi se non avesse accusato Scattone e Ferraro: un
accusa di
favoreggiamento, problemi per come ha ottenuto il posto di lavoro
senza concorso, ulteriori estenuanti interrogatori, i carabinieri
all'alba che la portano in procura, ed altro ancora.
Ma l'Alletto piangendo dice: "io non ci stavo la' dentro.
Gi' (Luigi)... te lo giuro su...te lo giuro sulla testa dei
miei figli, ha sbagliato la Lipari" (ad aver detto che
lei era in quella stanza). E poi ancora: "ero a fare un
fax...non ci sono andata (nell'aula sei)". Il cognato e'
insoddisfatto. Agisce come un agente procuratore per conto di
Ormanni e Lasperanza; eppure non ha titolo alcuno per stare
li' dentro. Forse ha contrattato qualche futuro vantaggio di
carriera nella polizia se per caso fosse riuscito a far parlare
la cognata? Comunque la sua azione, potremmo dire "maieutica",
continua e la cognata dice: "Gino, non l'ho visto....non
ci sono proprio entrata....Ma come te lo devo dire fino allo
sfinimento". Conferma ancora: "io sono matematicamente
sicura che non ci sono entrata, matematicamente sicura ....al
cento per cento....eh!". Il cognato e' preoccupato, Gabriella
non parla, non conferma. E allora le dice: "Ti arrestano
Gabrie' ...ti devi mettere l'avvocato, si parla di omicidio,
oh!....Non sta' a copri'...fottitene cognata, ci hai i ragazzini,
ci hai casa....fregatene di tutto, pero' la cosa piu' importante
e' chiudere sta' pratica. Se e' omicidio.....so cazzi....buttano
le chiavi, eh!".
L'Alletto e' stanca: "Non ce la faccio piu'" come
in una supplica. Il dialogo tra i due continua; il cognato cerca
di farle capire ancora che e' meglio se accusa i due. L'Alletto
risponde che lei non c'era quel giorno a quell'ora nell'aula
sei.
Poi rientrano a turno i due pm e continua il "sottile"
interrogatorio che come una tortura psicologica (non siamo piu'
ai tempi di Chiara Signorini) cerca di far confessare la "strega"
Alletto. Ventiquattro ore dopo, l'Alletto confidera' a due colleghe
(il dialogo sara' sottoposto ad intercettazione ambientale):
"mi hanno infilato dentro come una stronza....Che ne so
io che cazzo devo di', non lo so.....PerchÈ dicono che
io ci stavo.....io non ci stavo". E attenti adesso: "Non
mi conviene dire che non c'ero capito? Lo sanno che c'era e
chi non c'era pero' vogliono una teste, una persona affidabile,
capito? M'hanno dovuto mettere in mezzo per forza. A me me fanno
veramente vacilla' la testa". Confermera' all'assistente
di filosofia Simona Cagnotti che quel giorno non c'era. Poi
accade la conversione. Il giorno 14 giugno, alle ore 11 del
mattino l'Alletto entra in questura e vi restera' per 12 ore.
Ma il verbale dell'interrogatorio si apre soltanto alle ore
20. Cosa si sono detti l'Alletto e i due magistrati dalle 11.
alle 20? E qui scatta la confessione. Gabriella Alletto dira'
di aver sentito uno sparo e di aver visto Ferraro mettersi le
mani nei capelli mentre Scattone aveva una pistola in mano.
L'Alletto dira' di aver iniziato a confessare soltanto adesso
perchÈ prima aveva un "blocco psicologico"
che grazie agli interrogatori (al "vostro aiuto" dira')
era riuscita a superare. Poi commettera' diversi errori: piu'
volte sbagliera' e cambiera' la descrizione della pistola.
E cosi' cinquecento anni dopo il processo per stregoneria a
Chiara Signorini abbiamo assistito ad un analogo processo a
Gabriella Alletto. Come detto, oggi non si aggredisce piu' il
corpo: la tortura e' psicologica non piu' fisica. Il risultato
non cambia.
E questa Gabriella Alletto rappresenta il teste d'accusa al
quale hanno creduto i giudici del primo processo e poi del processo
d'appello. E i riscontri oggettivi nel frattempo si sono progressivamente
trasformati da certi in probabili e piuttosto ambigui (come
il luogo dello sparo e le particelle di polvere da sparo). Ma
questo non e' bastato.
Due persone andranno in galera perchÈ una persona sotto
tortura ha detto quello che i magistrati volevano sentirsi dire.
Post Scriptum
Un'ultima nota. Le Erinni erano delle divinita'dell'oltretomba,
nate dal sangue di Urano, mutilato dal figlio Crono. Erano dee
vendicatrici dei delitti contro la famiglia e la societ.
Personificavano il rimorso e la maledizione. Avevano un orrido
aspetto: al posto dei capelli avevano gruppi di vipere e nelle
mani stringevano serpenti. Secondo Virgilio le Erinni erano
tre: Tesifone (la Vendetta), Megera (l'Odio) e....ALETTO (il
Furore).