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Il Grande Torino Il ricordo dei miei sei anni Ë sbiadito ma líemozione Ë nitida: una folla festosa e illuminata da migliaia di fiaccole sta affrontando la scalata del colle di Superga: maggio 1976 e la squadra del Torino, la mia cittý, ha vinto lo scudetto.
Del Toro si nasce ed esserne tifoso non Ë una scelta; come tutte le passioni Ë inevitabile esserne vittima e da bambini, insieme a Cenerentola, Biancaneve e Cappuccetto Rosso, del ìGrande Torinoî te lo raccontano come una favola e ne sei subito affascinato, incantato, inesorabilmente attratto.
In un decennio (1939-49) travagliato dai dolori della guerra e dalle rinunce della ricostruzione, il Grande Torino rappresentÚ il simbolo del coraggio e dellíentusiasmo in cui si fusero i sentimenti e il carattere di uníintera nazione.
213 partite giocate, 594 reti realizzate, 5 scudetti consecutivi per una squadra che fece sognare un intero Paese, anche attraverso la Nazionale italiana che nel maggio 1947 contro líUngheria schierÚ 10/11 del Grande Torino ribattezzato ìla Nazionale díItaliaî.
Dopo il 1945 gli incontri tra squadre di nazionalitý diversa venivano organizzati non solo per scopi sportivi, ma per servire pi˜ nobilmente come pretesto a tessere nuovamente quei rapporti diplomatici deteriorati dal periodo bellico: contro Austria, Cecoslovacchia, Francia e Inghilterra la ìNazionale díItaliaî giocÚ molto di pi˜ che semplici partite di pallone.
Una delle prime squadre ad utilizzare i trasferimenti aerei, il G.T. era richiesto in tutta Europa e lo fu addirittura nella patria del football: nel 1948 la squadra granata atterrÚ in Brasile ìin missione di sportivitý e cordialitýî, scatenando le societý sudamericane che tentarono di ingaggiare quegli 11 campioni definiti da uníentusiasta stampa locale ìautentici giocatori con le caratteristiche del calcio sudamericanoî.
Di questi campioni ti raccontano che erano persone semplici, che potevi tranquillamente incontrare sul tram con il quale si recavano agli allenamenti o seduti in un caffË del centro sempre a contatto con la gente comune, sempre immersi nellíatmosfera della cittý.
Ed Ë forse anche per questo che quando andavano di scena nel mitico campo del Filadelfia, líentusiasmo popolare costituiva la vera e propria anima del Grande Torino.
Fu per onorare un impegno di amicizia con líallora capitano del Benfica e del Portogallo che il G.T. andÚ incontro al suo destino giocando la sua ultima partita a Lisbona; il 4 maggio 1949, a causa delle pessime condizioni atmosferiche, líaereo che riportava a casa i personaggi di una favola, si schiantÚ contro il muraglione posteriore di sostegno alla Basilica di Superga.
La notizia si diffuse rapidamente in tutto il mondo e a Parigi líEquipe scrisse ìil lutto del calcio italiano Ë lutto mondialeî, e tutto il mondo pianse davvero quei ragazzi giovani che ogni domenica ìriuscivano a regalare uníemozione a chi li andava a vedereî.
Da ragazzo poi a Superga ci sono andato da solo, e davanti a quei nomi scritti su una pietra ho sentito una stretta al cuore. Poi ci sono tornato altre volte, ma Ë stato sempre lo stesso: allora ho capito che quel brivido mi voleva solo dire che lÏ il Grande Torino non Ë morto, lÏ ha solo iniziato ad essere leggenda.
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