Immigrati e opinione pubblica.
La settimana scorsa la Caritas ha presentato il suo annuale dossier
sull'immigrazione in Italia.
Gli immigrati regolari presenti nel nostro paese sono circa 1
milione e 700mila : il 3% della popolazione.
L'Italia e' il terzo paese europeo per le presenze straniere, al
pari della Gran Bretagna, dietro la Francia e la Germania
rispettivamente con il 6 e il 9 per cento della popolazione.
Fra i motivi della richiesta del permesso di soggiorno ci sono il
ricongiungimento familiare ed il lavoro. Cio' indica che
l'immigrazione e' ormai un fenomeno stabile: gli stranieri non
vengono piu' in Italia perche' e' il piu' vicino e facile accesso
al ricco occidente ma per costruire e far crescere la propria
famiglia.
Gli stranieri sono utili e necessari per la nostra economia,
costituiscono ormai il 4% della forza lavoro e potremmo continuare
ad elencare i motivi per cui dovremmo aprire di piu' le nostre
frontiere.
Eppure viviamo in un clima di caccia alle streghe. Quando viene
compiuto un crimine, se e' difficile identificare il colpevole, gli
investigatori o i mezzi di informazione parlano subito di pista
slava.
In questa rubrica, ho accennato a quanto puo' essere distruttivo il
linguaggio dei media. La loro opera di distruzione riguarda il
lavoro di coloro che si prodigano per costruire una pacifica
convivenza fra i diversi gruppi presenti in Italia.
Si dice sempre che i media per vendere se stessi meglio e sempre
piu', non fanno altro che dare al pubblico cio' che esso vuole.
Cosi', nella fattispecie, i giornali, le radio e le televisioni
espirmono le idee dell'opinione pubblica nei riguardi degli
immigrati.
Io non penso che il linguaggio e i temi dei media siano cosi'
semplicemente condizionati e sono due i ragionamenti che mi
inducono a pensare diversamente. Il primo e' legato alla potenza dei
media
di essere una fonte di notizie, idee, stili di vita e di linguaggio.
Questa forza dei mezzi di comunicazione fa si che, nell'interazione
con il loro pubblico, questi abbiano un ruolo dominante.
Questa forza mediatica puo' essere utilizzata da chi la dispone. E
questo mi porta al secondo ragionamento. La proprieta' dei media, o
comunque il loro controllo, e' nelle mani di pochi uomini che
incarnano il potere della nostra societa'. Ora, data la forza di
questi mezzi a sua disposizione, il potere, al fine di perpetrarsi,
cerca di stimolare, controllare e influenzare le forme cognitive
del tempo in cui vive.
La speranza e' che si riesca a rompere alcune situazioni di
monopolio e che nascano nuovi attori nel settore della
comunicazione. In Italia questa speranza resta ancora, purtroppo,
un'utopia.
Non ritengo, comunque, che le opinioni degli italiani sui grandi
temi della societa' moderna dipendano unicamente dai meccanismi di
trasmissione della conoscenza e dell'informazione.
Per quanto riguarda l'immigrazione, bisogna dire che la diffusa
perdita di valori del nostro tempo indebolisce il senso di
appartenenza e di identita' di una nazione o di una comunita'. E'
proprio l'uomo che non trova piu' certezze in se stesso che ha
paura del diverso, dello straniero.
Cosi', le fobie italiane sono anche frutto di un malessere
interiore della nostra societa'.
Purtroppo, dalla dimensione cognitiva ed interiore a quella
operativa il passo e' breve ed oggi, in Italia, sono parecchi
quelli che propongono o praticano politiche incerte e discutibili in
materia di immigrazione.
Il senatore della Lega Nord Umberto Bossi aveva proposto la
creazione di un "muro" sul confine italo-sloveno per reprimere
l'immigrazione clandestina. Questa proposta e' stata duramente
criticata ma poi il Ministro degli Interni Enzo Bianco ha siglato
un accordo con la Germania e la Slovenia per il pattugliamento del
confine italiano con quest'ultima per controllare i flussi
clandestini. Ma non e' la stessa cosa che aveva proposto Bossi?
Poi c'e' chi, come il governatore della Eegione Lazio Francesco
Storace, sigla accordi con la Tunisia che prevedono la creazione di
un organo italo-tunisino con il compito di "istruire" e
"formare" l'immigrato modello.
Cosi' solo i tunisini con un elevato livello scolastico, e magari
vicini all'apparato burocratico tunisino, potranno venire a
lavorare da noi.
Si dimentica che quasi tutti gli immigrati regolari presenti in
Italia sono stati un tempo irregolari e che le possibilita' di
entrare nel nostro paese regolarmente sono pochissime, e di
difficile accesso, rispetto al numero di coloro che "premono"
sui
nostri confini.