Donna
e Uomo: Terra di precarieta'
DONNA
La donna stacco' il corpo morbido dal legno. In un istante aveva ricominciato
il viaggio. Un odore , un nuovo odore le spingeva ora avanti le ginocchia.
Acre quel fumo le tirava le narici verso mondi conosciuti ma dimenticati,
martellanti nella mente a farsi ricordare.
Ma nulla.
La donna continuava ad avanzare l'occhio all'orizzonte pronto alla scoperta
S'allontanava nelle spalle la panchina, e cosi' pure l'ombra. Quel bianco
vitreo paesaggio cominciava a deformarsi, la donna lo vedeva distorcersi
e confondere i suoi contorni in quell'odore familiare, tondo che insolente
attraversava luce e bianco, tutto intorno.
UOMO
All'improvviso un punto, nero di sgomento.se ne stava li' disteso all'orizzonte.
DONNA
Con i nervi a proiettile la donna ora ci correva contro, ondulati capelli
e pensieri.
Il punto intanto rimaneva lì. "Ancora l'ombra?" si
chiese la donna. Le pareva però un'ipotesi impossibile, "L'ombra
è bianca trasparenti le gocce della pelle non possono odorare"
si disse.
Ma già che s'avvicinava al punto l'aria diventava intrisa tutta
di caldo sconosciuto profumo.
UOMO
Poi un occhio.
Pupilla scattante e vigile s'affaccia dall'asfalto, punto nero e mobile
sfida bianco e immobilita' senza coscienza, senza parole. Azioni roteanti
e provocatorie fisse diritte verso la donna che continua a correre.
Verso lo scontro.
DONNA
La vista si appanna ancora per un attimo, una goccia di sudore scivola
fra i cespugli degli occhi della donna.
UOMO
e appare l'uomo.
DONNA
Che bizzarra idea, un sorriso le si disegna sul volto. Che beffa un
uomo nella strada bianca e trasparente. Mai avrebbe pensato di incontrare
un uomo li'.
Sua stessa carne che si espande ingombrante e silenzioso di profumato
mondo.
Per la prima volta, dalla partenza oltre lo scoglio, la donna si senti'
sospesa.
Nel fiato dell'altro che ora la fissava inebetito respirava la precarieta'
del viaggio.
Palloncino bianco su cieli inabissati.
Solido tempio su paludi di fango
Sorella tempesta su immobili futuri
Quell'uomo le irrigidiva le membra.
Come stabilire un contatto? Perche' stabilire un contatto con una creatura
reale, in quell'assurdo viaggio.
Non l'aveva previsto e non le piaceva. Non le piaceva essere li', inevitabile
scambio, impossibile controllo.
Il respiro era pesante. "Sto morendo" penso' la donna
UOMO
"E gia' e poi dove si va?" fischiarono le labbra dell'uomo,
regolari labbra su regolare volto.
"Dico dove si va ora che siamo qui?" continuo' l'uomo.
DONNA
Che sciocchezza quella domanda. E poi chi o cosa esigeva una domanda.
Gia' chi o cosa?
Qual e' la differenza tra i mondi, che con tanta irriverenza ora si
toccano in quell'uomo che ha violato il segreto.
"Dico che" - sussurro' la donna - "non posso risponderti,
perche' non ci sono risposte. E piu' mi accorgo che non ci sono piu'
ne trovo per metterle li' dentro il mio puzzle, oltre lo scoglio"
"Dico: se corriamo forte ci inganniamo perche' e' immenso lo spazio
e non c'e' piu' una fine"
UOMO
L'uomo stava li'. Guardava dentro le labbra umide della donna, ci sentiva
voci e rumori di altri paesi. Sui capelli, virgole di nuvole, appoggiava
i suoi pensieri, distendeva muscoli e potere. Spietata irrequietezza
leggeva nelle sue pupille. Quella sagoma oltre il suo corpo stava illustrando
inconsapevole il cammino. E ne riluceva tutto intorno.
"Dove cerchi, dove guardi?"- chiese calma la voce dell'uomo
DONNA
"Fino dove non posso arrivare ma gia' sono, gia' sono e non so,
gia' sono e tu ci sei ma non ti trovo"
Palloncino bianco sospeso oltre i mondi
"Come posso fare a toccarti adesso se so che - dopo - non ti trovo?"
urlo' la donna in un rimbombo di terra. "Non riesco a respirare
pensando che in te e in me c'e' già quello che non siamo. E quello
che saremo."
Costruiamo radici intere su smosso terreno. E' terreno fertile con i
suoi frutti e fiori e stagioni.
ma dove.
Mente impetuosa non si arrende a non saperlo mai.
Sfida presente: placare la mente e innaffiare il terreno.
DONNA E UOMO
rimangono immobili ad aspettare acqua.