Il ripostiglio
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Colluttazione con "La Nascita della tragedia" di F. Nietzsche
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Mi piace il giallo. E adoro la carta che puzza. Se
poi e' anche ruvida, quasi tremo per la goduria!
Quando entro in libreria vado sempre alla ricerca del colpo di fulmine.
Impazzisco per i colpi di fulmine. E mi piace giocare. Spesso mi aggiro tra
i libri dei miei scaffali prediletti quasi con lo sguardo basso... Aspetto,
finche' qualcuno di loro non mi chiami" Chi ha la voce piu' suadente, vince:
chi capita... capita!!
Di li' a poco arrivo fiera alla cassa a braccetto col mio nuovo compagno
e soddisfatta cerco immediatamente un cantuccio in cui appartarmi con lui. La
maggior parte delle volte mi va bene.
Questo e' un gioco che mi piace fare da morire. E di solito rispetto
anche le sue ferree regole.
Tempo fa pero', sono stata tentata di mandare tutto
a cagare: la posta in gioco era troppo alta...No...a quel punto non si poteva
piu' giocare...ma dai, non si poteva giocare con Nietzsche...e addirittura con
"La nascita della tragedia"!!! Giochetti del cavolo...che bamboccia
scriteriata...!
I giochini si'...ma l'autolesionismo no!
...Eppure... il buon Nietzsche mi aveva chiamata....E
poi... a pensarci bene...i conti tornavano proprio tutti: voce ferma e penetrante,
copertina rugosa - addirittura gialla! - carta puzzolente al punto giusto, inchiostro
a prova della mia sfigata abat-jour da comodino...
Inviperita l'ho strappato dallo scaffale. Anche lui quasi riluttante
nell'affidarmelo. L'ho pagato. E l'ho conservato. Per due anni. Gli ho tappato
la bocca per ben due anni.
Poi un giorno la svolta. Non so davvero come sia successo,
ma me lo sono ritrovato di colpo timidamente appollaiato sul mio comodino. Che
impacciato, aspettava trepidante, di essere divorato...
E' rimasto sul mio comodino per tre giorni. Il tempo necessario per sbranarlo.
Con ancora
addosso gli evidenti segni della colluttazione, ho deciso di affrontare di nuovo
la belva...Impugnate le armi, ho ripercorso con ostentata spavalderia i sentieri
piu' impervi...ricascando, pero', puntualmente,
negli incolmabili e frequenti buchi neri della mia mente...
Comunque, tra le poche cose che sono riuscita a capire, mi sono soffermata
in particolare sulle figure del solare Apollo e del tormentato Dioniso. Il primo,
e' colui che sposa la vita senza azzardarsi, a nozze, a sollevarle il velo per guardarla
ben bene in faccia. Vive con lei felice e contento. Per sempre.
Il secondo e' colui che la vita se la scopa, senza sposarla mai. Perche'
la conosce in ogni sua piega. Anche in quella piu' nascosta. Ed e' per questo
che ride di lei. Come un giullare. Si beffa di lei. Forse solo per non impazzire
per lei.
Ma in realta' Dioniso la farebbe fuori con un'unghiata, la sua intrepida
amante. Se solo potesse. Se solo
riuscisse, forse, a trovarla davvero.
Per questa
sua smaniosa e fallimentare ricerca, il piu' delle volte Dioniso e' tentato
di impiccarsi al lindo soffitto della follia. O di impiccarsi e basta.
Piu' spesso, invece, interviene il bell' Apollo a
rovinare tutto (...o a sistemare tutto...). Apollo,
il dio della placida "saggezza", il dio del pacifico vivere
sociale, il dio dell'armonia, il dio delle interminabili pezze a colori... La
maggior parte delle volte allora, arriva,
prende per mano l'indocile fanciullo e, forte dei suoi continui smarrimenti,
lo tira a se', lo incastona nel
proprio rassicurante mantello e gli canticchia la solita bella melodica
rasserenante infallibile ammaliante ninna nanna...
...In ognuno di noi, dunque,
"giacciono" Dioniso e Apollo. Il compromesso tra i due e' duro da
raggiungere. Dioniso e' la sintesi suprema dell'istinto di vita e dell'istinto
di morte. Dioniso e' lo slancio. Dioniso e' il tuffo. E' l'impatto. Dioniso
e’ l'occhio. E' il pianto. Ma quando Dioniso si presenta in tutta la sua
potenza, Dioniso e' anche il ritorno. E allora Dioniso e' lo scroscio di risa.
E' il ghigno. Apollo le labbra. Apollo e' il chirurgo che ha operato Dioniso:
ha reso strabico il suo occhio e gli ha donato la "vista".
Ogni volta che Apollo arriva, io tremo. Ma aspetto sempre con ansia il
rumore dei suoi passi.
Quando Dioniso piange, sono io a piangere con lui. Quando Apollo ride,
invece, si fa sempre a meta'.
Se dovessi fare il gioco della torre, non so chi butterei giu'.
Forse proprio i miei stupidi giochi. O forse la torre. O perche' no,
Dioniso con Apollo in groppa?
Di solito, comunque, sapete come va a finire? Che Apollo e Dioniso si
appellano al Santone di turno per
tentare di fare la pace. Il vertice ha un buon esito. A pagare il mutuo della
casa in cui scelgono di abitare felicemente e' quasi sempre l'impeccabile Apollo.
E
va avanti cosi' la loro esistenza...Tutti e tre per sempre a braccetto: Apollo,
Dioniso e la loro bella concubina: la signora Sopravvivenza...
Rossana
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