Il ripostiglio

La Portaborse

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- Apri! - continuava ad intimarle da dietro la porta — Per favore, apri…! Ci sono solo io…non c’e’ piu’ nessuno…apri…per favore…un attimo solo! -

Erano quattro giorni che non usciva di li’. Erano quattro giorni che non la sentiva piu’ parlare. E non erano valsi a niente i bei discorsi e le belle parole con cui un tempo era riuscita a tirarla fuori da quella stanza. Era stanca di aspettare ancora. E con lei tutte le persone che le gravitavano intorno. Fare la portaborse non era mai stato per lei un mestiere facile. Ma quella volta la situazione si era fatta assai delicata: era arrivato il momento di mettere fuori tutta la sua professionalita’. Non le era mai piaciuto origliare. Ma adesso si sentiva costretta a fare anche questo. Immediatamente decise che si sarebbe subito armata del necessario.

Col passo incerto e pesante di chi e’ costretto ad industriarsi per trovare il modo di valicare pareti piu’ alte di se’, si diresse nel proprio studio. Digito’ la combinazione. La finestra pieghevole si riassetto’ e le permise di entrare. Si sedette alla scrivania. Prese la chiave. Apri’ il lucchetto del secondo cassetto. Tiro’ fuori la sua valigetta di cotone. Apri’ anche quella. Si denudo’. Vi mise dentro tutto l’occorrente.

- Questa volta saro’ io a comandare. Saro’ io a portarla con me. O viene fuori stamattina oppure giuro che stavolta saro’ io a sparire! - Controllo’ che tutto fosse in ordine. La valigia era piena. E non solo dell’indispensabile. Tra le tante valigie, quella di cotone era per lei la piu’ preziosa. Prima di richiuderla, penso’ che quella sarebbe stata certamente l’ultima volta in cui decideva di affrontarla senza portarsi dietro una rassicurante scorta. Era proprio rischioso scendere in campo armata solo delle sue briciole. Era un vero azzardo. Ma… in effetti, quali altre scelte avrebbe potuto fare? E poi…non ricordava per intero neanche una delle tante combinazioni delle finestre pieghevoli…mica se le poteva inventare! Non aveva neppure la valigia adatta per ogni finestra... E poi non le andava proprio di rischiare pure con gli altri. E non le andava nemmeno di urlare per dire che aveva bisogno d’aiuto. E poi… perche’ prendersi in giro?…Lo sapevano quasi tutti che a breve ci sarebbe stata una svolta…non poteva rimanere ancora a lungo a guardare impassibile quella porta chiusa…Ed era anche scontato che prima o poi sarebbe ricorsa alla sua valigia di cotone…

Sentiva gli occhi di molti di loro addosso. Sapeva anche che qualcuno la stava spiando. Aspetto’ pochi istanti. Ma nessuno dei vicini si fece vivo. Ognuno rimase rintanato nel proprio studiolo. Ormai era inutile aspettare. Tiro’ un respiro profondo. Chiuse per bene la valigia. Ecco. Era un silenzio. E adesso che era finalmente un silenzio, poteva andare. Piena delle sue briciole ma nuda di se’, scivolo’ per le scale, attraverso’ la sala d’aspetto fino ad arrivare quasi al suo cospetto. La porta era ancora serrata. Nulla nel frattempo si era mosso. Non le restava che fare cio’ che mai avrebbe voluto.

Origlio’. E origlio’ ancora. Continuo’ ad origliare. E ad ascoltare cio’ che sapeva avrebbe udito. Respiro’ il buio di quella. Ne ascolto’il silenzio. E la tristezza. Se non avesse portato con se’ la sua valigia di cotone, le cose sarebbero andate diversamente. Se prima di raggiungerla non si fosse spogliata di se’, probabilmente non ne sarebbe uscita indenne. Le era gia’ capitato altre volte di farsi male. Ma adesso non ci sarebbe cascata piu’.

Attese ancora un po’. Piena delle sue briciole. Trascorsero ancora alcuni minuti. Continuo’ad ascoltare. Poi fu costretta a fermarsi. Dopo un po’si mise a sedere per terra. Con la valigia tra le gambe. A breve avrebbe preso la chiavetta della serratura del suo bauletto per riaprirlo. Non sarebbe servito a niente restare ancora nuda li’ fuori. Si rivesti’. Poi ancora uno scatto. L’ultimo.

- Lo so che sei la’ dentro! E smettila di ignorarmi…tanto si sa come va a finire…E allora? Ancora non piangi? …C’e’ molto da aspettere? Sono stanca di aspettare…pensavo che almeno questo l’avessi capito! E poi…non mi freghi piu’: io ormai non mi muovo piu’ senza la mia valigetta di cotone! No, no…non vengo piu’ da te come un tempo…tieni…tieni le mie briciole…e’ questo che meriti! Puoi rimanere chiusa la’ dentro tutto il tempo che vuoi…a me non importa…Ma cazzo, dammi almeno il mio…tuo…va beh…basta che almeno mi dai il portacolori!!! Ci sono delle scadenze da rispettare...Abbiamo preso degli impegni! Non puoi lasciarmi sola, senza neanche i colori!! E adesso cosa racconto alla gente? Dove dico che te ne sei andata!? Come faccio ad uscire di casa senza te!!?? - Non appena fini’ di urlare, si accorse di sentirsi un tantino meglio. Ma come di consueto, all’ennesimo suo scatto d’ira non segui’ assolutamente nulla. L’eco delle sue parole le ripiombo’ addosso. Come sempre. Le pareti della stanza continuarono a trasudare silenzio. Impugno’ il manico della sua valigetta di cotone e torno’ nel proprio studio.

E questa e’ la storia di questa settimana. E del perche’ la sua rubrica e’ rimasta vuota. A raccontarvi l’episodio e’ stato solo una sfaccendata portaborse, sempre alle prese con le piu’ noiose operazioni burocratico- amministrative. Forse qualche elemento della vicenda non vi sara’ stato chiaro. O forse avrete tentato invano fino alla fine di afferrare uno sparuto filo logico nella questione. Ma se nulla vi e’ chiaro o se pensate che io abbia solo gettato insignificanti parole per aria, non ve la prendete con me. Perche’ questo e’ solo cio’ che accade ogni volta che la porta del mio ripostiglio vuole rimanere chiusa.

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