Il ripostiglio
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Io, ripostiglio
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Io sono un ripostiglio. E' trascorso diverso tempo da quando mi sono accorta di essere un ripostiglio. Ma a differenza del simpatico scarafaggino kafkiano, la mia trasformazione non e' avvenuta nel volgere di una notte. Io ci ho impiegato nove mesi per diventarlo. E venticinque per accorgermi di esserlo. Non so quale immagine voi abbiate dei ripostigli. E in effetti diventa un po' complicato riuscire a capirci senza prima tentare di capirlo. Pero' potremmo fare un gioco per venirci incontro...oppure affidarci un compito: "Descrivo il mio ripostiglio". Personalmente, quando penso ad un ripostiglio, mi vengono in mente due tipi di stanze. La prima, e' relativa al ripostiglio di casa mia, mentre la seconda, al ripostiglio della mia professoressa di chimica, dove tutto e' cellofanato e imbarattolato con una meticolosita' quasi nauseabonda. Eš proprio di fronte a queste due "figure" che penso immediatamente a cio' che sono e a cio' che non sono. Ed intravedo una manciata di tante altre cose che mi piacerebbe, nel tempo, tentare di soffiarvi addosso. Non so con precisione di cosa parlerošnella mia rubrica. Ma essendo io un ripostiglio, credo che alla fin fine non potro' che farne uno spazio del tutto simile a me. Provero' ad infilarci di tutto. Spesso giochero'. Giochero' a fare la giornalista. E perche no...anche a fare la scrittrice di brevi racconti. Trattero' di cinema, libri e teatro. Scrivero' su cio' che mi gira intorno. E su cio' a cui io giro attorno. A volte giochero' pure al "gioco del silenzio"...ma e' cosi' che deve andare...dopo tutto, guai se i ripostigli delle nostre case restassero sempre aperti!