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Poubelle
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Ovvero: "Cio' che a voi non serve a noi sara' di grande utilita'" |
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I Cattivi del Risorgimento Tengo fra le mani uníincisione ottocentesca che raffigura la tragica fine dellíeroe risorgimentale Carlo Pisacane. Líincisione eí bruttina, priva di gusto comíeí, dozzinale essa si prestava ad essere diffusa tra persone semplici poco avvezze alle cose del mondo, animate da un sincero spirito patriottico. Nel disegno si vede Pisacane che, steso al suolo, tenta di difendersi da uníorda di bruti che lo assale. Tuttíintorno infuria la battaglia, le truppe dei Borboni si scorgono sul fondo, ma le sorti dello scontro sono giý segnate. Lo si legge in faccia al barbuto e tozzo Pisacane che, quasi a testimoniare la sua fede nellíideale, in una mano stringe un moncone di spada e nellíaltra la bandiera. Un particolare improbabile storicamente eí che líeroe indossasse una fascia tricolore a tracolla, come quella che i sindaci sfoggiano stretta in vita, ma come ho detto la stampa si rivolgeva ad un pubblico non troppo smaliziato che non vi avrebbe visto nulla di male. I barbari, percheí dalla stampa si deduce che gli assassini lo siano, sono dei ìcafoniî, ovvero contadini delle campagne meridionali che lo assalgono brandendo zappe , asce e forconi. Gli attrezzi del mestiere, dunque. Eí chiara líintenzione di farli passare per delle belve. Lo tradisce la colpevole espressione delle facce, la bava che cola dalle loro bocche (o dovrei dire fauci?) che il disegnatore, lui si smaliziato, ha reso pi˜ simili alle fiere che agli uomini. Nessuno bada al fatto che i compagni di Pisacane sono dei carcerati evasi, e non credo che fossero tutti dei patrioti convinti, che di sicuro non stavano in prigione per aver cospirato contro il re Borbone. Ma non mi interessa aprire un dibattito sulle maldicenze della storia, quanto piuttosto, il disegno mi ha riportato in mente un fatto singolare che mi era accaduto a Napoli. Un amico di Antonio, mio coinquilino, era originario di Sala Consilina in provincia di Salerno, posto vicino al quale si erano svolti i fatti descritti dalla stampa. Questo ragazzo un giorno mi presentoí nel bar dellíuniversitaí líultimo nato della famiglia che annoverava tra i suoi antenati líuccisore materiale di Carlo Pisacane. Potete immaginare la mia meraviglia, un pezzo di storia mi si era parato innanzi. Di storia certo, perchÈ nei suoi geni erano riportati i caratteri del bistrattato antenato. -Ma sei davvero il nipote, diciamo , di quello che ha steso Pisacane?- gli chiedo curioso. E lui, come se fosse la cosa pi˜ normale del mondo mi dice ‚Si!- con un tale vigore che, mi viene da pensare, se ne avesse la possibilitý, proprio in quel momento, lií davanti a me, lo avrebbe ucciso di nuovo solo per darmene dimostrazione. Mi fa sapere líamico di Antonio che sempre a Sala cíeí anche uno che Ë discendente di Garibaldi. La spiegazione eí semplice: Garibaldi era giunto al paese per accamparsi con le sue truppe, dato il grado e la fama i paesani non acconsentirono a far dormire líeroe dei due Mondi allíaddiaccio e gli offrirono líospitalitaí di una casa a nome della comunitaí tutta. Sembra che il generale non disdegnasse la compagnia femminile, cosa storicamente comprovata, e non vi era ragione di rifiutare proprio in quel paese tanto cortese. Ne nacque un neonato che riportava i caratteri somatici del nizzardo in maniera inconfondibile. Successivamente sul muro della casa fu apposta una targa, e al neonato fu riconosciuta líappartenenza a tanto padre, perlomeno dal popolino. Detto per inciso, il discendente dellíuno e dellíaltro erano grandi amici, segno che ogni rancore era stato dimenticato.
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