High Fidelity

 

 

Wilco, Yankee Hotel Foxtrot, Nonsuch, 2002

 

 

Ho aspettato un bel po' prima di scrivere questo articolo sui wilco, un guppo su cui devo essere sincero, prima di settembre non conoscevo affatto.
Infatti e' da un po' che incidono dischi, e se ne e' parlato sempre bene. Rimarchevole sembra essere stata la loro collaborazione con Billy Brag per un disco pluriacclamato quale Mermaid Avenue, che mi riprometto di ascoltare presto, nel quale si dava musica ad alcuni testi mai terminati in forma canzone da Woodie Guthrie.
Dicevo di aver aspettato molto a parlarvene perche' questo disco pur essendo pronto da settembre, ed essendo messo a disposizione dagli stessi autori sul loro sito, non era stato ancora pubblicato su cd. Incuriosito dalle belle parole spese da Jim O'Rourke per questo Yankee Hotel Foxtrot (...ok per l'ennesima volta e' lui il produttore di parte di questo lavoro) mi sono piacevolmente imbattuto in un disco pop dalle composizioni aperte ma contemporaneamente sperimentali. Devo anche ammettere che questo non e' un disco immediato, e credo che se ne siano accorti anche i precedenti discografici dei Wilco (La Reprise Records) quando questi hanno rifiutato di pubblicarlo cosi' come era. Ma i Wilco, ben convinti delle scelte produttive hanno rotto con la casa discografica che imponeva loro pure costrizioni commerciali. Il disco, finalmente pubblicato dalla Nonesuch records cosi' come concepito inizialmente, riflette l'umore introspettivo dei testi di Jeff Tweedy cantante/chitarrista del gruppo che scrive quasi tutto l'album. Melodie apertamente pop ma ricche di dissonanze, distorsioni inaspettate di chitarra, che un po' ricordano i Pavement dei tempi migliori, feedback come non se ne sentono da tempo, ma anche arraggiamenti complessi, articolati al punto tale da intrecciarsi con la ricca sovraproduzione necessariamente collegata a intrusioni rumoristiche esterne("Kamera", "Pot Kettle Black). I brani o crescono lentamente (Yankee Hotel Fostrot, I'm Trying to Break your Heart) o arrivano dritti al dunque ("I'm the Man Who Loves You", "Heavy Metal Drummer"). Ma e' un episodio che ritengo essere non solo il migliore del cd ma anche una delle piu' belle canzoni degli ultimi tempi "Jesus, etc.", che potrebbe trovare posto anche in un disco dei Lambchop, tanto e' equilibrata e semplice, azzeccata negli arragiamenti appena accenati da violini country, chitarre con echi e un bellissimo rhodes a reggere la struttura melodica. Me ne sono innamorato subito e non smetto di ascoltarlo da un bel po' di tempo
Ho scaricato l'intero cd dal loro sito e sinceramente non vedo l'ora che il disco esca nei negozi per comprarlo (data annunciata 5Aprile).

Pippo Marino

 

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