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Il presidente che ride e la favola Chievo
La guerra À un bellÌaffare. Un poÌ come andare al cinema: azione, dramma, e due ore di distrazione dalle grane quotidiane. Tanto il regno del male À lontano, di quella lontananza che va al di lá del fisico, À distante dalle nostre menti, piö che dai nostri corpi. Operazione di polizia internazionale, reazione legittima ad unÌaggressione. Per me la si puŽ chiamare anche fiera di paese che resta quello che À. Resta il suo grande pregio, quello cioÀ di essere argomento da bar, come solo la formazione della nazionale sa essere. E come durante un mondiale, tuttÌintorno puŽ succedere quello che vuole che nun je ne poÌ fregá de meno a nessuno. Il Silvio, che non À pirla, queste cose le sa, e benedice ogni giorno che dio manda in terra a partire dallÌ11 settembre scorso. Il programma dei mitici cento giorni da leone, fermo lá, a metá tra la sparata da buttero di periferia e la nostalgia mussoliniana di certe panzane, strombazzato dai megafoni fino al 12 maggio, À divenuto una chimera, cÌÀ chi dice non sia mai esistito, un poÌ come il mostro di Lochness. Al suo posto, si À insinuato tra le maglie del consiglio dei ministri, un altro piano, meno ambizioso dal punto di vista ideologico, ma certamente piö realizzabile, tanto che con una celeritá sorprendente À giá quasi terminato, alla faccia delle leggende che i meccanismi parlamentari siano fatti apposta per insabbiare la produzione legislativa. In realtá le leggi che si vogliono fare si fanno, e in fretta, anche se i deputati sono a bere il caffÀ (anzi magari si fa prima). Non entro nel merito dei provvedimenti appena approvati, non voglio alimentare pregiudizi su leggi non ancora in vigore, tanto piö che bastano i giudizi diffusi per farsene una pessima opinione. CiŽ che piö fa riflettere À invece il vuoto politico li che circonda, volendo con Ïvuoto politicoÓ intendere la totale mancanza di quel dibattito, che nasce normalmente attorno a provvedimenti controversi. Non se ne legge, non se ne vede, non se ne sente parlare. Ozioso argomentare che il padrone della comunicazione italiana À anche colui che ha approvato le leggi di cui sopra, ed anche colui che ne trae maggior beneficio personale. Superfluo anche far notare quante promesse si sia mangiato, quelle stesse depositate nel contratto da lui firmato nel salotto del suo nuovo maggiordomo, bruno vespa. Un uomo del destino come il Silvio, per di piö non poteva non avere anche il colpo di fortuna di un bel diversivo rumoroso come la macelleria afghana. Nonostante una discreta dose di figurelle di merda nella gestione della politica estera della crisi, sul fronte interno il nostro ridens va da dio. Perfino la nuova Unitá barricadera, che leggo con crescente affetto, deve rassegnarsi a piazzare in quinta sesta pagina le notizie delle sue malefatte, pensate un poÌ cosa fanno Il giornale e il foglio (questÌultimo, ahimÀ avendo solo 4 pagine, si vede costretto a sorvolare). Comunque i sondaggi parlano chiaro: agli italiani del conflitto di interessi non gliene frega una bega, e poi via la favola Chievo riconcilia col calcio, e se Baggio non va al mondiale tifo argentina÷
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