Oltre il monitor

 

IDENTITAÌ.

 

La rete ha lÌabilitaÌ di portare allo scoperto la parte cattiva di me, percheÌ qui io non prendo nulla sul serio. Ci sono cosiÌ tante identitaÌ fittizie qui che eÌ difficile credere a qualsiasi cosa. Non eÌ reale, nel senso normale del termine. PiuÌ ti allontani dalle applicazioni del Ïmondo realeÓ della rete, piuÌ tutto diventa vago. Intere sezioni della rete sembrano fatte apposta per la finzione teatrale quanto per la comunicazione diretta.

Inoltrandosi nella profonditaÌ della rete, IRC vuole che tu assuma nome e cognome: che coincida o meno con il tuo vero nome non ha alcuna importanza. Puoi cambiare soprannomi quante volte vuoi. Qualche volta eÌ necessario percheÌ il tuo nome eÌ giaÌ stato usato da qualcun altro. Ogni sera vedo utenti cambiar nome nel bel mezzo della conversazione (ÏArkesis^ adesso si chiama ZeldaÓ, annuncia il server IRC). Qualsiasi corrispondenza con la vita reale eÌ una pura coincidenza. La fantasia eÌ lÌessenziale. In rete puoi collocarti in qualsiasi punto dello spettro di anonimitaÌ dalle mille sfaccettature. Puoi scegliere di farti identificare costantemente da un certo pseudonimo o ÎaliasÌ e ti fai con questo una reputazione in qualche area che procuri una pseudo-anonimitaÌ.

Qualche volta mi imbatto in utenti che hanno coltivato delle identitaÌ di rete per settimane, mesi, o anni. Quando si collegano in IRC sotto un alias ben conosciuto, si sentono a proprio agio nella loro pelle digitale. Molti personaggi che ho conosciuto esistono solo in rete. Ovviamente ci sono persone reali dietro di loro, ma solo nel cyberspazio la personalitaÌ umana fiorisce in questo frullato di pirati, poeti, psicologi e psicopatici da tastiera.

Ho visto gente cosiÌ soddisfatta della propria copertura che si sentirebbe nuda senza di essa. ÏEÌ stranoÓ, spiega un personaggio della rete, Ïmi sento piuÌ me stesso come ÎArkesisÌ che se usassi il mio nome reale che appare su tutti i miei legittimi documenti di identitaÌ. Penso che gli pseudonimi (e quindi in un certo senso una falsa identitaÌ) aiutino le persone sensibili come me ad essere se stesse. Usare un nome che io ho scelto mi aiuta a vedere anche me stesso come, appunto, me stesso. CioeÌ, la mia identitaÌ eÌ lÌego che io credo. Non sono bloccato per sempre con il nome e cognome che mi hanno dato i miei genitori. Credo che quel che sto cercando di dire eÌ che una falsa identitaÌ eÌ un potenziamento dellÌindividuo, percioÌ, secondo me, una cosa positivaÓ.

Un alias eÌ un ÏrealeÓ , a suo modo, quanto il nome su una patente, eÌ coerente nella sfera sociale esclusivamente testuale della rete. E devi veramente accettare un personaggio in rete sul suo terreno, percheÌ spesso non cÌeÌ alcuno strumento di verifica. Se qualcuno vuole nascondersi, lo puoÌ fare e non cÌeÌ modo di scovarlo. Non ci sono volti quando entri in rete, percioÌ la gente se li dipinge. Alcuni si prendono semplicemente una maggiore licenza creativa rispetto ad altri.

Alla fine la regola rimane sempre la stessa: non prendere mai sulla parola un personaggio anonimo in rete!

 

 

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Questa rubrica e' a cura di:
Giusy Flamini

 

 

 

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