In Trasferta

 

 

SALE...

.....Sale. Sale.Sale.Sale.... è il 94° ma lui sale ancora, è il 95° .... continua a salire, i miei occhiali seguono il volo, i miei occhi non ci credono più...... un boato, un giubileo di aliti che si scontrano... è il gol, il gol del pareggio. E’ la fine di una domenica di passione. Di una di quelle domeniche che sai non sarà come tutte le altre. Sei a Benevento, ma è come se stessi a Taranto. Ci sono i monti intorno allo stadio, ma tu vivi con l’illusione che al di là ci sia il mare. Ci sono decine e decine di macchine con simboli amici, c’è una strada fatta di piccole tracce che ti conducono dalla Concattedrale allo stadio “Santa Colomba”. C’è un’aria strana domenica a Benevento. La macchina è lì col suo carico di polpette e melanzane ripiene pronte per conquistare la capitale. Il freddo è pungente, il popolo jonico che già sui 15 gradi inizia a prendere dall’armadio i cappotti più pesanti si riscalda irrorandosi col nettare degli dei... la raffo... fiumi di birra, fiumi... di rutti (chiaro segnale di gradimento nel dialetto jonico). Scusatemi se vi racconto tutto, vi racconto tutto quello che le cronache non vi dicono, vi racconto tutte le voci di persone che hai visto crescere, invecchiare, cambiare, che hanno gli stessi occhi della prima volta, le stesse emozioni di quando erano quindicenni.

La partita. Parte bene il Taranto, anzi benissimo. Due azioni in 5 minuti, due gol sbagliati. La prima grande occasione è per Riganò ma il bomber di Lipari vuole colpire di testa anche le palle rasoterra. La seconda è ancora più incredibile, un’azione velocissima che termina con la parata del portiere sannita( si dice così?). I tifosi jonici (1500 circa ma pure di più) cantano, ballano ma senza esagerare per far vedere alla tifoseria avversaria che... per noi è normale.. i 34 tifosi giallorossi si preoccupano non poco, cantano anche loro ma non si sente, così i tifosi jonici invitano a cantare un pò più forte. Il Benevento inizia a giocare è subito va in gol con un’azione assolutamente fortunosa. Il Taranto non reagisce, Triuzzi sembra il mio amico Luigi quando mangia i peperoni prima dei tornei di calcetto, Riganò continua a colpire di testa qualsiasi cosa sia a più di due metri di altezza, le fasce sono inesistenti( infatti solo nel primo tempo cresce addirittura di 10 cm di prato) il centrocampo è poco produttivo col faro Andrisani ( un paio di anni fa giocavo con lui sulla spiaggia, ora lui è nel Taranto, io gioco ancora sulla spiaggia) che chiede ripetutamente alla panchina cosa stia facendo il Bari ( è barese ma non è colpa sua). Nonostante tutto il pomeriggio deve ancora riservare il suo momento più esaltante.... solita azione dal centro verso la destra, cross immediato...ed è pareggio. Gianni Sebastio salta con noi, Triuzzi getta la maglia alla curva( ma nessuno la prende), Riganò corre sotto la curva e bacia la maglia, io perdo gli occhiali, il pubblico di benevento capisce che nella vita ci vuole c...o. Si esce contenti, tra due ali di polizia, esercito, servizi segreti, guardie penitenziarie, pompieri, volontari ed altri che cercano di accentuare un’aria di tensione che non c’è. Poveri loro. Le macchine si rimettono in moto, in 1498 tornano a Taranto... in due vanno verso nord, ma la prossima trasferta è vicina.....

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Questa rubrica e' a cura di:
Gianluca

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