![]() |
Dal nostro
inviato sul fronte
|
|
|
|
Una faccenda scabrosa Quanto e' grande un pregiudizio e in che modo puo' condizionarci la vita? Una domanda che mi sono posto molte volte in quest'ultimo periodo e a cui non ho ancora trovato una soluzione accettabile. L'occasione per una riflessione adulta su questo tema mi e' stata fornita da un fatto accaduto nel nostro piccolo mondo di obiettori. Anche in una realta' piccola ed insignificante come la nostra si sono costituiti schieramenti e fazioni agguerrite. L'oggetto del contendere e' stata la presunta omosessualita' di uno di noi: Luca. Fin dal primo giorno dalla sua venuta risolini e sguardi maliziosi hanno sottolineato le sue parole e il modo in cui esse venivano pronunciate, una maniera a dir poco femminile. Con il passare del tempo, superato lo sconcerto iniziale, e' iniziata un'attivita' d'indagine con tanto di supposizioni e inchieste. Attivita' di cui si sono fatti promotori per primi Alessandro e Mario (in mia presenza) e poi lo stesso segretario. Inizialmente io ho cercato di dissipare i dubbi favorendo l'interpretazione che vuole Luca "afflitto" da modi femminili, ma ugualmente "virile". Ma con il passare del tempo mi sono accorto che anche nel mio atteggiamento c'era qualcosa che non andava. Volevo dimostrare solidarieta' a Luca "assolvendolo"da un peccato che non dovrebbe essere tale. Mi rendo conto di non aver agito diversamente dagli altri, segretario in testa, e mi vergogno un po' della mia condotta. Ma questa consapevolezza non sembra aver contagiato gli altri che mi hanno eletto a "difensore dei froci" (sono parole loro). Il segretario mi ha detto che lui "in quanto essere umano pietoso" non puo' non provare un moto di cristiana partecipazione (leggi pena) alla disgrazia di trovarsi in uno stato di "deviazione sessuale". "A me basta che non siano invadenti, mi sta bene tutto!", ha aggiunto un altro quasi a sottolineare che la sua apertura mentale gli impediva di condannarli a priori, ma che qualsiasi movimento nella sua direzione lo avrebbe spinto ad una pronta e maschia reazione. Mi accorgo che questo modo di vedere e' largamente condiviso e che, sotto un'apparente tolleranza, si nasconde una intransigente xenofobia. Non mi e' piaciuto il gay pride con quel mulinare di tette e culi al vento, ma non sono disposto a cedere a questo tipo di discorsi. Del gay pride ho condannato la pacchianeria e la volgarita' con cui sono stati rappresentati gli omosessuali, ma non sono certo contrario al riconoscimento giuridico della coppia omosessuale con tutte le conseguenze che esso comporta. Debbo aggiungere che queste ultime sono considerazioni mie: il gay pride non e' mai entrato nella nostra discussione, neanche per sbaglio e in un certo senso ne sono stato contento. Questo ha significato che il discorso si e' ridotto alla banale rappresentazione dei presunti gusti sessuali di uno di noi con il corollario di apprezzamenti che potete facilmente immaginare. Troppo poco per farne un "caso", abbastanza per rifletterci sopra. "Virilmente" vi saluta il vostro Ernie Pyke
|
Questa
rubrica e' a cura di:
|
|||||||||
|
|
|
|