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Dal nostro
inviato sul fronte
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Tempo di bilanci (seconda parte) Riprendo da dove ho lasciato lo scorso numero. Riuscire a rendere la noia delle mie ore da obiettore non e' facile, dovrei essere dotato di capacita' descrittive decisamente piu' grandi di quelle che ho. Altrettanto difficile e' dare un'idea della sensazione di inutilita' che ciascuno dei miei colleghi prova ogni giorno. Per quanto riguarda me sento di dover fare una precisazione. Il punto e' che io non avrei voluto fare l'obiettore, bensi' l'allievo ufficiale. Avevo anche preparato la domanda e mi ero informato sulle possibilita', molte, di riuscire ad essere ammesso. Piu' tardi, pero', alcune considerazioni mi ha impedito di procedere nel mio intento. Prima fra tutte la sensazione che nelle condizioni di obiettore sarei riuscito a laurearmi, cosa assai dubbia nel caso di servizio militare tradizionale. Riflessioni queste che, credo, ciascuno di noi in condizioni simili alle mie avrebbe fatto. Credo che questa mia premessa sia doverosa, altrimenti non potrete giudicare con piena cognizione di causa la mia attuale situazione. Qualcuno potrebbe pesare che la mia idiosincrasia nei confronti del servizio che svolgo sia dovuta alla mia precedente aspirazione. Questa potrebbe essere certo una spiegazione plausibile, ma in tutta onesta' debbo dire che non e' cosi'. Pur preferendo un anno di militare a 10 mesi di servizio civile, credevo in buona fede che questo tempo non sarebbe passato invano. La mia destinazione, poi, mi faceva ben sperare. In un'associazione di non vedenti avrei avuto tanto da fare in modo da non annoiarmi. Invece? Invece, no. Le mie mansioni Io dovrei essere un impiegato d'ufficio a cui occasionalmente puo' essere chiesto di accompagnare in giro questo o quel non vedente. Cosa mi tocca invece? Il piu' delle volte pagare le bollette private del segretario (vedente). Se poi capita di dare una mano a qualcuno che ha veramente bisogno, e magari ci si mette un po' per farlo, mi tocca subire qualche ramanzina. Soprattutto se e' Donato a chiedermi una mano. Donato, ve ne ho parlato nei numeri precedenti, e' una persona in gamba assai indipendente ed anarchico che, chissa' come, e' stato eletto consigliere dell'unione. Questo non va molto giu' a quei consiglieri che stanno sempre in sede a confabulare tra loro e non possono annoverare nel loro gruppo il mio caro Donato. Una volta il vicepresidente, che se ne muore dalla voglia di essere presidente, ha fatto un cazziatone al povero ma non indifeso Donato che preferiva la nostra compagnia di obiettori alla sua vicepresidenziale persona. Vi sembra che tutto questo possa chiamarsi servizio civile? Vi pare che ci sia dignita' in queste condizioni? Anno nuovo, vita vecchia Il nuovo anno e' arrivato, carico di promesse e lucente di speranze come in una canzone, ma nella mia giornata non e' cambiato nulla. Sono un po' piu' stanco, alquanto disilluso, troppo amareggiato. Negli scorsi numeri ho provato a tracciare un bilancio a tre mesi dalla fine. Ma come si puo' fare un bilancio senza avere il quadro completo? Su quattro obiettori rimasti in corsa per un posto nell'albo dei piu' sfruttati e angariati, solo due possono seriamente aspirare al titolo: io e il novizio Luca. Gli altri due sono diventati "fantasmi". Con questo termine si indicano coloro che si trovano a poche decine di giorni dalla fine, essi sono fantasmi perche' pur essendo ancora in servizio non sono mai presenti. In molti casi danno fondo alle licenze o alle malattie, in altri utilizzano i permessi orari per dimezzare le loro giornate. Altre volte non si presentano e basta. Ho conosciuto un ragazzo, ha problemi molto seri alla vista ma non e' un caso dei piu' gravi trattandosi di un ipovedente. A otto anni e' stato operato al nervo ottico per rimuovere la causa di un disturbo che con gli anni avrebbe potuto portarlo alla cecita' piu' completa. I medici che lo hanno operato hanno inavvertitamente smosso con i ferri chirurgici la ghiandola dell'ipofisi. Dopo due settimane dall'intervento i genitori del ragazzo hanno chiesto che venisse sottoposto ad un controllo rigoroso. Qualcosa era andato storto, nelle due settimane che sono succedute all'intervento una sete inestinguibile lo ha costretto a bere giorno e notte un totale di 52 litri d'acqua nelle 24 ore. Ora, a distanza di 12 anni, le cose non sono migliorate. Questo ragazzo deve assumere quotidianamente la sua brava dose di medicinali che inibiscono il senso di sete e gli restituiscono un'esistenza quasi normale. E' costretto comunque ad alzarsi di notte per bere un paio di litri d'acqua, deve stare attento a cosa mangia ed e' sempre sotto attenta osservazione. Tutta la storia me la racconta lui stesso, in una pausa tra le lezioni che si tengono in sede due volte a settimana. Lo fa con una grazia tale che non posso non rimanerne colpito. Pare quasi stia raccontando le vicende occorse ad un altra persona, ma lui non e' distante, partecipa al racconto restituendo le stesse sensazioni che ha provato nei momenti peggiori. Non voglio compatirlo, ma non riesco a trattenere alcune esclamazioni (mio dio! Accidenti! ecc.) di cui subito mi pento. "Sono contento", mi dice "oggi posso fare una vita normale; certo saro' costretto ad assumere medicinali per una vita, ma sono vivo". Non e' la prima persona che conosco che si trova in una condizione difficile. E' una delle poche, pero', che mi ha impressionato per l'atteggiamento che dimostra in una situazione ai limiti come quella di cui vi ho parlato. Ed e' per questo che ho deciso di raccontarvi qualcosa di lui. Alla prossima settimana...
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