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Dal nostro
inviato sul fronte
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Alessandro La prima volta che lo vidi aveva i capelli biondo platino, la faccia incazzata e un quotidiano in mano. Non disse quasi una parola per 3 o 4 ore consecutive e non ci sarebbe stato niente di male, se quel giorno non fossimo stati soli. Non so cosa lo ha spinto al silenzio in quel nostro primo incontro, so che in seguito tali situazioni non si sono piu' ripetute. Alessandro fa il "giocatore di pallone", e' un atleta e dei migliori a quanto mi si dice. Gioca con una squadra di seconda categoria e in due anni, o poco piu', ha realizzato qualcosa come ottanta gol. E' un fenomeno che meriterebbe di giocare a piu' alti livelli, ma, per quanto ci si provi, il suo procuratore non riesce a trovargli un posto in una societa' di C. Lo vorrei conoscere questo procuratore, e' un personaggio che stimola la mia curiosita'. Ogni tanto telefona in sede e chiede di parlare con il suo protetto, dice qualcosa che potrebbe essere importante e poi gli da un appuntamento. "Il mio sinistro non perdona, prova a chiede a chi mi ha visto!" mi dice ogni qualvolta si parla di calcio. Io gli credo perche' a guardarlo bene mentre parla di se, si capisce subito che non scherza affatto. In servizio fuma poco, le poche sigarette che uno gli offre, e sta quasi tutto il tempo a fare parole crociate. Ogni tanto si avvicina e ti chiede qualche definizione, se gliela dici hai fatto il tuo dovere, se non la sai "allora hai perso il tempo a studiare". E' attratto dal casino, se puo' fare bordello e' felicissimo. Meglio se a danno del segretario. Una volta capito' che si ruppe il fornellino elettrico che usavamo per fare il caffe'. Bisogna tenere presente che per noi il caffe' e' importantissimo, senza poterne bere neppure una tazza tutti assieme finiremmo per star male. Ebbene, Alessandro decise di mettere a fare il caffe' come in un campeggio: con il fornello ad alcool. Solo che noi in ufficio non avevamo fornelli ad alcool. Ne fece uno appoggiando la macchinetta su di un posacenere di ferro, preventivamente riempito di carta imbevuta d'alcool etilico. Il fornello artigianale, mentre l'acqua dava segni di bollitura, si rovescio' a terra e tutto fini' in un fuggi, fuggi generale. Il timore era che il segretario vedesse i risultati dello sfortunato tentativo. "Se non mi cadeva tutto a terra, sarei riuscito a fare il caffe'!" insistette allora Alessandro. Alex ama raccontare tutta una serie di fatti che hanno dell'incredibile. Alcuni di voi ricorderanno il racconto del maiale "in acido" che ho riportato in uno dei primi numeri di questa rubrica, ebbene, me lo aveva raccontato lui. Non e' il piu' fantasioso del suo repertorio. Ad esempio, recentemente ho ascoltato, a breve distanza di tempo, due diverse versioni di uno stesso racconto: "la serata al night club". Ma a parte queste piccole incongruenze, e' molto piacevole starlo a sentire. Quando racconta non tralascia alcun particolare, condizione essenziale per essere un buon narratore. Ogni tanto fa il duro, cioe' cerca di imporsi con aria minacciosa, ma e' tutta scena. Vuole vedere se ti impressioni, o se applaudi alla sua personale versione di Al Capone (Robert De Niro negli Intoccabili). Potrebbe fare di meglio, ma per trascorrere qualche minuto in allegria e' piu' che sufficiente.
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