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Dal nostro
inviato sul fronte
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Aldo se ne va... "Beato lui!" pensiamo tutti mentre lo salutiamo. Eppure siamo un po' tutti tristi. Non per l'invidia, ma perche' sappiamo che non avremo piu' occasione di rivederci. Lui di certo non tornera' piu' presso la sede dell'Unione dopo tutto quello che ha passato in 10 mesi. Mezz'ora buona a compilare carte, un altra a fare il conto delle licenze e delle ore di permesso, qualche commissione extra e l'ultimo giorno di leva di Aldo si conclude. Come se fossero d'oro vorrei incidere le ultime parole del segretario su di una lapide di marmo: "Grazie della collaborazione", la patria riconoscente. Amen. Ipocrita e falso fino all'ultimo. America, America Le immagini degli aerei, le facce degli americani. La mia faccia davanti al video, riflessa in basso a destra. Ecco le cose che ricordo meglio di quello che e' stato gia' battezzato come "l'attacco all'America" da tutti i giornalisti del globo. Ovviamente se ne parla anche da noi, ma con poca voglia. Tra noi c'e' chi ritiene piu' importante discutere sulla prossima licenza. Tutto questo mi lascia esterrefatto. Ma come, mi chiedo, un fatto epocale accade sotto i nostri occhi e noi non lo notiamo quasi, anzi lo cataloghiamo come evento di secondaria importanza? I pochi commenti non sarebbero sufficienti a descrivere uno scippo, figurarsi un evento del genere. Questa vita ci sta combinando dei brutti scherzi. Lapidario Alessandro: "Ragazzi da oggi dobbiamo stare attenti a ripararci le palle", forse non ha tutti i torti. "Pare buono che noi siamo obiettori", interviene un altro. "Pare buono" aggiungiamo tutti. Un altro mi dice: "Non ti preoccupare, mo' ci pensano gli americani. A quello con il naso a pippa (Bin Laden) glielo fanno tanto..." e fa il segno del mazzo con le mani. Sono molto piu' tranquillo allora. Ma forse non riguarda solo noi questa abulia. Dello stesso avviso e' un mio amico che sta facendo il militare a Roma nella caserma dove sono ospitati gli atleti. Si chiama Claudio ed e' nazionale under 21 di rugby. "Lo vedi questo numero?", mi dice la sera dell'attacco agitandomi in faccia il cellulare. "Questo e' il numero del mio tenente, oggi l'ho chiamato. Lo sai che mi ha detto? "Cla', statte tranquillo. A nuie nun ce chiammeno ne' mo', ne' mai"! Per distendere i nervi... ...non c'e' niente di meglio che andare a pescare, mi dice mio fratello. Programma: battuta di pesca sul lago del Matese, prima dalla riva e poi dalla barca. E vai! Ci sto. Domenica andiamo. Una settimana di preparativi: accorte letture di giornali specializzati, acquisti attrezzatura, preparazione delle canne migliori. Mezzo pieno in vettura, sveglia alle otto di mattina (dopo che si era andati a letto alle tre). Un ora e mezzo di viaggio, di cui un terzo tutte curve e tornanti. Finalmente si arriva. Siamo elettrizzati! Nel tempo record di cinque minuti la mia lenza e' gia' in acqua. I record purtroppo non finiscono qui: in tre ore e quarantacinque nessun pesce, non dico abbocca, ma neppure tocca il mio amo o quello degli altri. Siamo a piu' di mille metri d'altezza e il freddo e' quasi polare, le forze della natura sono contro di noi. Rinunciamo alla barca, non abbiamo il coraggio di affittarla noi soli visto che gli altri pescatori si guardano bene dal farlo. Pensiamo che un motivo ci deve pure essere e secondo me e' una scelta sacrosanta. Da come e' iniziata la giornata avremmo finito per ribaltarci di sicuro. Questa la sola nota positiva, per il resto solo freddo e attesa snervante, intervallate da innumerevoli sigarette. Bilancio della giornata: km percorsi: 190 e passa; soldi spesi: un po' meno dei km, ma in migliaia di lire; ore passate al freddo: quasi otto; pesci presi: nessuno. E i nervi? Distesissimi, ggrrrr...
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