Dal nostro inviato sul fronte

 

Pinco Pallino for president

Mi pensi, ma quanto? Ovvero: le presidenziali si vincono anche cosi'.

"Il vice presidente mi reclama a gran voce nel suo ufficio". Potrebbe essere l'incipit di un romanzo di Grisham e invece e' la mia routine giornaliera. C'e' qualcosa da fare evidentemente. Fastidio e sollievo sono due sensazioni gemelle in questi casi: il desiderio di rimuovere la noia si scontra con la voglia di stare in pace sprofondato nella mia sedia. Con il passo lento che, oramai, ci accomuna tutti mi dirigo verso l'ufficio del vice. Retorico chiedo: "ha chiamato"? Bisogna fare alcune telefonate, mi dice il vice. Debbo leggere i numeri dallo schedario. Potra' sembrare incredibile, ma in tanti anni nessuno ha mai pensato di redigere un elenco dei soci in braille per garantire un minimo di autosufficienza ai non vedenti che pure operano qui dentro! Per farla breve, avviene che il vice compone quattro o cinque numeri della lista che io stesso ho letto poco prima e tiene una conversazione che pressappoco ha questo tenore:

"Pronto, Mario Rossi sei tu? Bene. Io sono il vice Pinco Pallino, ti chiamo per farti gli auguri di buon compleanno. HAI CAPITO? Sono PINCO, PINCO PALLINO, tanti auguri!CLIK". E attacca. Cosi' per 4/5 volte. A quelli di cui non possiede il recapito telefonico spedisce un biglietto in cui specifica chi e' e fa gli auguri. Ad un anno dall'elezione del vecchio presidente l'unione e' gia' in campagna elettorale. Una campagna svolta con tutti la caparbieta' e i crismi di ben altre elezioni! Questi sono gli stessi che poi al bar, davanti ad un aperitivo secco, si lagnano che in Italia i governi non durano niente e che in giro c'e' poca cultura politica. Il guaio e' che hanno ragione.

Baruffe

Sono quelle accadute tra il segretario e due miei compagni di sventura. Questi poveracci hanno avuto il torto di assentarsi un giorno inviando, pero', un regolare certificato medico attestante un cattivo stato di salute. Tutto regolare, direte voi. Non per il segretario che grida vendetta. Crede di essere stato raggirato e pretende che i due si presentino ugualmente. Per cercare di intimorirli ha ripetutamente telefonato al distretto militare chiedendo un accertamento medico, ma non c'e' stato nulla da fare: neppure le insistenti telefonate hanno rotto la pace serafica dei militari del distretto. "Evviva le forze armate!", avrei voluto gridare, ma mi sono trattenuto. In Italia poche cose sono certe, ma tra queste c'e' l'immobilismo dei soldati che operano in un ufficio di distretto. Nella mia vita non ho mai visto un sodato che fosse stato anche solo lontanamente solerte in quei luoghi di pace e serenita'. Ripenso al furiere che serviva i caffe' nel bar dello spaccio durante i giorni della visita militare: un ragazzone alto, pettinato come un torero, tendente all'adipe che, sotto la maglietta verde d'ordinanza, indossava uno strepitoso paio di jeans  bianchi El Charro e gli stivali a punta. In effetti egli avra' pensato che tutti potevano vederlo solo fino alla cintola, dato che era coperto dal bancone del bar, e percio' non era necessario indossare la divisa per intero. Ciao matador e grazie!

Fra noi obiettori si discorre di nulla tutto il tempo, ma con una meticolosita' e un'attenzione che solo alcune riunioni dell'ONU possono vantare. Tra noi c'e' chi prende cappello per la minima sciocchezza ed e' capace di tenere il muso per mattinate intere.

Questa e' la vita dell'obiettor!

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Questa rubrica e' a cura di:

Erine Pyke


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