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Un romanziere prestato al fumetto
Furio Almirante, questo il cognome del personaggio, si guadagno' consensi e simpatie tanto da riuscire a sopravvivere alla guerra e allo stesso fumetto che lo aveva ispirato: Dick Fulmine. Dotato di un pugno formidabile, Furio era una sorta di doppione di Primo Carnera il gigante di Sequals, campione del mondo dei massimi. Le storie furono ambientate in posti esotici e misteriosi, di irresistibile attrazione per l'italiano di allora. Seguirono personaggi noti e meno noti, alcuni dei quali vantavano le firme prestigiose di disegnatori come Albertarelli e Caprioli. Nel 1948, anno fatidico per la casa editrice, nascono Tex Willer e Occhio Cupo. Due fumetti diversi eppure simili. Scritti e disegnati entrambi rispettivamente da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini. Le edizioni Audace puntavano moltissimo su Occhio Cupo, un personaggio studiato per affascinare i palati fini del fumetto italiano, un po' meno si attendevano da Tex Willer meno curato nella veste grafica ed editoriale. Le storie di Occhio Cupo erano la narrazione della avventure di Carlo Lebeau, un nobile accusato in patria di omicidio, ingiustamente, e deportato in Canada. Qui il nobile ed innocente Lebeau assume l'identita' segreta di Occhio Cupo e inizia la lotta contro i suoi nemici per assicurare il vero colpevole alla giustizia. Una sorta di romanzo d'appendice a fumetti con tanto di finale a sorpresa e colpi di scena tipici del genere. Tex al di la di ogni aspettativa appassiono' i lettori a tal punto che oggi nessuno piu' si ricorda del povero, romantico Occhio Cupo. Galleppini dovette dedicarsi solo ed esclusivamente a lui finendo per essere identificato da tutti come uno dei due "padri" di Tex.
Quali sono i segreti di questo fumetto? Secondo me essenzialmente due. Innanzitutto rifarsi al grande cinema western americano di Ford e compagni, un modello per certi versi insuperato se si vuole intendere il West come terra d'avventure. Ma, soprattutto, un modello riconoscibile e amato dalle generazioni precedenti alla nostra che se ne sono nutrite al cinema. Sergio Bonelli, che per un periodo ha scritto i soggetti anche per Tex, ha confessato di non amare il western all'italiana e di non aver ricavato che pochi spunti da esso, i cosiddetti "gadgets" come la bara di Django ( nascondeva una micidiale mitragliatrice) o l'orologio di Lee Van Cleef in "Per qualche dollaro in piu'". L'altro fattore puo' essere cercato nella galleria enorme di personaggi e conseguenti situazioni che Tex si e' trovato ad affrontare. El Morisco e Mephisto sono solo i piu' famosi e citati. Personaggi strani ed affascinanti, esotici anche e soprattutto per un fumetto con un ambientazione western. G.L. Bonelli ha saputo far tesoro delle sue letture e delle sue esperienze lavorative precedenti realizzando un "classico" che in realta' e' nuovo sotto molti punti di vista. A tale proposito
voglio accennare al rapporto che Tex ha con gli indiani. Ancora due cose. Bonelli e' l'ultimo narratore alla Salgari. Egli ha, infatti, conosciuto e visitato in eta' matura i luoghi delle sue storie. Ma era molto meticoloso nelle ambientazioni. Possedeva una ricca biblioteca sul West che gli permetteva di riprodurre perfettamente nel suo fumetto quel periodo e quei luoghi. Lo stesso fece Albertarelli per "I Protagonisti del West", monumentale raccolta di ritratti veri di grandi personaggi della frontiera. Gian Luigi Bonelli era un uomo alla Arnoldo Mondadori o alla Angelo Rizzoli. Io me lo sono sempre figurato cosi': un grande pioniere dotato di coraggio, fortuna ed un immenso intuito. Ho detto che dal punto di vista amministrativo molto era dovuto a sua moglie, ma questo non toglie nulla semmai aggiunge. In un ideale ritratto di gruppo dell'editoria italiana sono certo che figurerebbe tra questi due "mostri" insuperati. A pari merito. Noi ci vediamo tra sette giorni. Ate' logo, amici!
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