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Un romanziere prestato al fumetto

E' morto Gian Luigi Bonelli il padre di Tex, ma anche il padre nobile del fumetto popolare italiano. A me sembrerebbe di compiere un atto di barbarie a non parlarne, quindi questa settimana la dedico a lui. Questo non e' un "coccodrillo", ovvero uno di quegli articoli patetici e scontati che tutte le testate tengono pronti in archivio per il caso venga a mancare una importante personalita'. Io non sono tipo da fare cose del genere e Frittomisto non possiede una redazione nel senso tradizionale del termine, meno che mai un archivio infestato da coccodrilli.

Gian Luigi Bonelli nasce a Milano nel 1908. Si definiva un "romanziere prestato al fumetto e mai piu' restituito". Fu la definizione piu' brillante e completa che abbia ricevuto nella sua vita. Nel 1936 entra a far parte del gruppo di autori del giornale a fumetti Audace. Fu la svolta. In quattro anni diviene una delle colonne della rivista e collabora anche al "Vittorioso" che, per i ragazzi dell'epoca era il massimo, un po' come Linus per i giovani degli anni '70. Nel 1940 Bonelli rileva la testata Audace dal suo precedente editore Lotario Vecchi. G. L. Bonelli non doveva essere un drago nell'amministrazione della rivista quanto lo era nello scrivere le storie e i racconti per i suoi personaggi. Il figlio Sergio ha piu' volte fatto notare che se non ci fosse stata la madre Tea, abilissima amministratrice, l'"Audace" non sarebbe sopravvissuto alla guerra. La nuova gestione diede all'Audace una nuova struttura editoriale: ogni numero conteneva una storia completa tutta dedicata a Furio il personaggio di punta della produzione bonelliana di quegli anni. Fu un'idea vincente! 

Furio Almirante, questo il cognome del personaggio, si guadagno' consensi e simpatie tanto da riuscire a sopravvivere alla guerra e allo stesso fumetto che lo aveva ispirato: Dick Fulmine. Dotato di un pugno formidabile, Furio era una sorta di doppione di Primo Carnera il gigante di Sequals, campione del mondo dei massimi. Le storie furono ambientate in posti esotici e misteriosi, di irresistibile attrazione per l'italiano di allora. Seguirono personaggi noti e meno noti, alcuni dei quali vantavano le firme prestigiose di disegnatori come Albertarelli e Caprioli. Nel 1948, anno fatidico per la casa editrice, nascono Tex Willer e Occhio Cupo. Due fumetti diversi eppure simili. Scritti e disegnati entrambi rispettivamente da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini. Le edizioni Audace puntavano moltissimo su Occhio Cupo, un personaggio studiato per affascinare i palati fini del fumetto italiano, un po' meno si attendevano da Tex Willer meno curato nella veste grafica ed editoriale. Le storie di Occhio Cupo erano la narrazione della avventure di Carlo Lebeau, un nobile accusato in patria di omicidio,  ingiustamente, e deportato in Canada. Qui il nobile ed innocente Lebeau assume l'identita' segreta di Occhio Cupo e inizia la lotta contro i suoi nemici per assicurare il vero colpevole alla giustizia. Una sorta di romanzo d'appendice a fumetti con tanto di finale a sorpresa e colpi di scena tipici del genere. Tex al di la di ogni aspettativa appassiono' i lettori a tal punto che oggi nessuno piu' si ricorda del povero, romantico Occhio Cupo. Galleppini dovette dedicarsi solo ed esclusivamente a lui finendo per essere identificato da tutti come uno dei due "padri" di Tex.

Tex in origine doveva chiamarsi Killer, ma un po' la censura, un po' il suono crudo del nome convinsero gli autori a propendere per Willer. Il personaggio piu' famoso del fumetto italiano venne pubblicato settimanalmente negli albi a strisce tipici degli anni '50, gli stessi che oggi fanno la gioia dei collezionisti ed amatori. Inizialmente e' un pistolero convinto della bonta' della legge di Hammurabi "occhio per occhio, dente per dente" e la applica con gli assassini di suo fratello Sam. Nel numero 3 della serie viene assoldato dai Rangers del Texas e il suo modo di vedere le cose cambia. Tra i Rangers incontra il suo fido ed inseparabile "pard" Kit Carson, lontano dal personaggio storico e sensibilmente idealizzato soprattutto nei rapporti con gli indiani, che il vero Carson non dovette affatto amare. 

Quali sono i segreti di questo fumetto? Secondo me essenzialmente due. 

Innanzitutto rifarsi al grande cinema western americano di Ford e compagni, un modello per certi versi insuperato se si vuole intendere il West come terra d'avventure. Ma, soprattutto, un modello riconoscibile e amato dalle generazioni precedenti alla nostra che se ne sono nutrite al cinema. Sergio Bonelli, che per un periodo ha scritto i soggetti anche per Tex, ha confessato di non amare il western all'italiana e di non aver ricavato che pochi spunti da esso, i cosiddetti "gadgets" come la bara di Django ( nascondeva una micidiale mitragliatrice) o l'orologio di Lee Van Cleef in "Per qualche dollaro in piu'".

L'altro fattore puo' essere cercato nella galleria enorme di personaggi e conseguenti situazioni che Tex si e' trovato ad affrontare. El Morisco e Mephisto sono solo i piu' famosi e citati. Personaggi strani ed affascinanti, esotici anche e soprattutto per un fumetto con un ambientazione western. G.L. Bonelli ha saputo far tesoro delle sue letture e delle sue esperienze lavorative precedenti realizzando un "classico" che in realta' e' nuovo sotto molti punti di vista.

A tale proposito voglio accennare al rapporto che Tex ha con gli indiani. Bonelli vide giusto nell'abbandonare il cliche' che voleva i pellerossa violenti, sporchi e selvaggi facendo del suo personaggio un capo indiano con il nome di Aquila della Notte. E questo certamente prima di " Balla coi lupi", ma soprattutto prima di "Piccolo grande uomo" e "Soldato blu". Ma non e' solo questo.  Ha detto una volta in un intervista: "Uno scrittore di fumetti non puo' cambiare la storia. Se avessi fatto di Tex un difensore univoco degli indiani, sarebbe risultato probabilmente antipatico, perche' improbabile, stucchevole". Cosi' Bonelli non ha rinunciato agli indiani in veste di cattivi, come erano stati proposti fino ad allora, ma ha spiegato le ragioni della loro guerra ai bianchi e ha schierato il Ranger con loro o contro di loro a seconda dei casi e delle storie. Ha finito per riprodurre il West nella maniera piu' autentica possibile, l'ha mostrata come terra di confronto fra due culture senza rinunciare all'avventura.

Ancora due cose.

Bonelli e' l'ultimo narratore alla Salgari. Egli ha, infatti, conosciuto e visitato in eta' matura i luoghi delle sue storie. Ma era molto meticoloso nelle ambientazioni. Possedeva una ricca biblioteca sul West che gli permetteva di riprodurre perfettamente nel suo fumetto quel periodo e quei luoghi. Lo stesso fece Albertarelli per "I Protagonisti del West", monumentale raccolta di ritratti veri di grandi personaggi della frontiera.

Gian Luigi Bonelli era un uomo alla Arnoldo Mondadori o alla Angelo Rizzoli. Io me lo sono sempre figurato cosi': un grande pioniere dotato di coraggio, fortuna ed un immenso intuito. Ho detto che dal punto di vista amministrativo molto era dovuto a sua moglie, ma questo non toglie nulla semmai aggiunge. In un ideale ritratto di gruppo dell'editoria italiana sono certo che figurerebbe tra questi due "mostri" insuperati. A pari merito.

Noi ci vediamo tra sette giorni.

Ate' logo, amici!

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