The Thimble Theatre

 

1937... un omaggio a Galantara

L'Italiano Periodico della Rivoluzione Fascista, stampato prima a Bologna poi a Roma, diretto dal quel mago dell'editoria che fu Leo Longanesi nel numero 48-51 compie un gesto di enorme coraggio, visti i tempi. Il numero 48-51 in questione e' uno dei molti numeri monografici dell'Italiano, come era uso del suo direttore gli articoli erano tutti di grande livello molto curati sotto l'aspetto grafico ed editoriale, in particolare esso e' dedicato alla "Caricatura". A pagina 342, la numerazione risente dell'esigenza di riunire tutte le uscite annuali in un unico volume, Longanesi commemora il piu' grande caricaturista dell'Italietta di fine ottocento e inizio novecento. Un uomo e un pennello che neppure le minacce del capo del fascismo riuscirono a far tacere fintanto che riusci' a trovare un giornale su cui pubblicare le proprie vignette.

Gabriele Galantara insieme a Podrecca, poi confluito nel movimento fascista, fondo' a Bologna uno dei primi giornali umoristici dell'Italia post unitaria: il Bononia ridet. Giornale degli universitari, ma non solo, che faceva il verso al motto latino Bononia docet (Bologna insegna). Sono un gruppo di scavezzacolli anarco-socialisti che mettono alla berlina preti, monarchici e conservatori. In uno dei numeri meglio riusciti di quella leggendaria rivista, Galantara raffigura Giosue' Carducci, repubblicano feroce ai tempi dell'Inno a Satana, mentre gongola e barcolla sotto il peso delle onorificenze ricevute dalla regina Margherita di Savoia. Anche il vecchio repubblicano era caduto! Il Bononia ridet non gliela perdona e tira giu' botte da orbi contro il vecchio vate che si era convertito alla monarchia.

Il binomio Galantara Podrecca si esprimera' al massimo nella creazione del piu' grande e citato foglio satirico della sinistra socialista italiana: L'Asino. Un giornale che recava sotto il titolo un motto di Guerrazzi: "come il popolo e' l'asino: utile, paziente e bastonato". Subito il bersaglio della penna di Galantara diviene Giolitti e la sua politica in perenne equilibrio tra la destra e la sinistra. Lo chiamano "Palamidone" dal cappotto che lo statista piemontese indossa ogni giorno. Lo raffigurano come un nano intento ad un esercizio d'equilibrio, come un caprone cocciuto e stupido, come un difensore dei capitalisti intento ad intascare mazzette.

Prima degli altri, piu' duramente degli altri Galantara attacca il regime e i suoi rappresentanti. Meraviglia non poco che in un epoca come quella un disegnatore satirico potesse permettersi di attaccare il Presidente del Consiglio con una ferocia che oggi desterebbe non poche polemiche. Pensiamo al risarcimento chiesto da D'Alema nei confronti di Forattini per la nota vignetta dei documenti corretti al bianchetto, oppure alle recenti polemiche di Gasparri con Gene Gnocchi e Simona Ventura.

Comunque sia, per consentirvi di dare un giudizio lascio spazio alle immagini...

Ate' logo, ragazzi!

 

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Questa rubrica e' a cura di:

Armando Orlando


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