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The Thimble
Theatre
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Afghanistan!
Micheluzzi racconta una storia verosimile, la storia di un gruppo di soldati sovietici nell'inferno dell'Afghanistan. L'autore racconta le menzogne che sono state propinate ai russi per rendere popolare una guerra che non lo era, un po' quello che e' accaduto agli americani con il Vietnam. Il gruppo di soldati in questione appartiene ad un reparto speciale: gli Spetsnaz! Una sorta di Berretti Verdi meno celebrati dal cinema, pero'. Appena giunti dalla Unione Sovietica, questi soldati si scontrano con una realta' ostile che non si aspettavano. Hanno tutti contro: i soldati che sono in Afghanistan da tempo immemorabile, i quali non sopportano il loro fanatismo; gli afghani tutti, anche quelli che si dichiarano amici che sono pronti a tradirli; l'ambiente, ostile e desolato come piu' non si potrebbe.
Micheluzzi racconta uno spaccato di quella guerra maledetta, che fu condotta al puro scopo di conquista e fu mascherata con paraventi ideologici. E il nostro autore dimostra di essersi molto ben informato quando racconta, con fuggevoli ma significativi accenni, anche la lotta intestina di questo popolo, diviso in fazioni come pochi altri. Un popolo che appare unito solo nell'odio dell'invasore, quelli che loro chiamano "Sciuravi'". E compaiono anche i talebani, come assassini di un medico svedese colpevole di aver visitato le donne di un campo profughi. Insomma, Micheluzzi nel raccontare le vicende di un plotone di soldati scelti russi, incoscienti e illusi, racconta l'Afghanistan dell'invasione e dell'occupazione. Racconta il ruolo che in quella guerra svolsero i pakistani, ospiti dei milioni di profughi fuggiti dalla loro terra, ma speculatori sugli aiuti umanitari giunti da tutto il mondo. Sono i volti diversi della guerra, ingiusta anche quando necessaria, e Micheluzzi li ha colti tutti o quasi.
In ultimo vi rimando a quanto scrissi in occasione di Frigidaire, un giornale in cui molti avevano capito cosa stava accadendo in Afghanistan, mentre gli intellettuali facevano finta di niente, o peggio. Ate' logo, ragazzi!
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