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Natan Never

Nathan Never e' il frutto, forse dovrei dire la primizia, nato dal lavoro di tre sardi intelligenti e capaci: Medda, Serra e Vigna. Il merito maggiore di questi giovani autori e' stato quello di convincere Bonelli junior ad imbarcarsi in un avventura molto diversa da quelle affrontate in precedenza dalla sua casa editrice. Quale? Ma la fantascienza, naturalmente.

Medda, Serra e Vigna: uni e trini nell'immaginario dei lettori. Quando usci' Nathan Never nelle edicole fu per me una rivelazione. Erano i tempi in cui, a seguito dell'infatuazione per Dylan Dog, si aprirono i varchi di un mondo nuovo ed inesplorato per me che mi ero nutrito fino ad allora di pane e Topolino, per dessert un fresco Tiramolla. Scoprii, dicevo, che un certo Isaac Asimov aveva creato un universo in piena regola con le sue leggi piu' o meno ferree, un universo che stava benissimo in piedi da solo e che viveva. Un mondo diversissimo dal nostro, ma che era logicamente coerente e probabile, per non dire imminente. 

Questo universo letterario, ben noto ai lettori della mondadoriana collana Urania, si era tutto trasferito in un fumetto ben scritto, ma soprattutto disegnato in maniera incredibile. Tavole che non avevo mai visto nei pur belli Topolino e Tiramolla, immense anche per Dylan Dog che allora consideravo "l'inarrivabile". Le copertine di Castellini che meraviglia! Colme fino al bordo di particolari, luccicanti, quasi di un altro pianeta rispetto a quelle piatte e opache dei fumetti tradizionali. 

I tre sardi vinsero la loro sfida da subito. Il primo numero tiro' centomila copie che andarono tutte esaurite. Se ne stamparono altrettante e anche quelle scomparvero dalle edicole in un niente. La mia sudatissima copia mi fu sottratta da una mano ignota sotto la veranda di casa (ero al mare), dove di solito leggevo. Una mano ansiosa di poterla toccare, stringere e ovviamente leggere. L'ho perdonata quella mano, ma ci ho messo un po' e per la precisione sei mesi. Il tempo esatto perche' dalla Bonelli di Milano mi giungesse via posta, memorabile dictu, un plico marrone foderato di quella plastica trasparente che a strizzarla scoppietta. Era lui: il numero 1, di nuovo in mio possesso. Oggi lo tengo ancora nel suo plico, per distinguerlo da un altro che al costo di qualche lira in piu' avevo comprato nei lunghi mesi dell'attesa. Maledette poste!

Mi accorgo solo ora di avere divagato e non poco. Ma il fumetto, come ogni forma d'arte, trasmette le sue emozioni  non solo quando lo si  legge. Mi e' capitato moltissime volte di desiderare fortissimamente un albo, un libro, una rivista che erano stati stampati in anni in cui non avrei potuto acquistarli (per questioni anagrafiche ovviamente). Sara' capitato di certo anche a voi, ad esempio per un disco, se non per un fumetto. Avrete pensato anche voi come me: "ad esserci! ne avrei comprati due". Ebbene quest'ansia di possedere, quasi un desiderio carnale, ci accomuna tutti e ci pone alla ricerca. Poi, magari fortunosamente, trovi quel che tanto cercavi e non e' come te lo aspetti, come te lo eri figurato. Magari e' pure piu' bello, ma il piacere della conquista ha un sapore assai particolare.

Possibile che i Bonelli, padre e figlio, non abbiano mai pubblicato un fumetto di fantascienza? Certamente no, degli esempi (rarissimi) ci sono, ma mai era stata pubblicata una collana interamente dedicata al futuro prossimo. Ricordo uno o due albi della collana Araldo, quel Fantacico di cui ho parlato un paio di numeri fa, e qualche storia un po' piu' fantascientifica di altre nelle serie normali. Perche' questa avversione per la fantascienza? Non lo so, bisognerebbe chiederlo a Sergio Bonelli. Ma sono certo che lui non parlerebbe di avversione, piuttosto di un tabu' oramai caduto. Il successo ha spazzato via ogni timore. Negli anni '60 Sergio Bonelli, pur non essendo un consumatore abituale di questo genere di letteratura, ha creato per il suo Zagor un cattivo davvero d'eccezione: il dottor Hellingen! Si tratta di un perfido scienziato che progetta e costruisce macchine incredibili e che vive proiettato in un futuro tecnologico molto simile al mondo in cui noi viviamo.

Ho perduto troppo tempo a raccontare i fatti miei a tutto svantaggio del povero Nathan, ma penso che mi perdonera'. Come spero che lo farete anche voi.

Alla prossima settimana. Ate' logo, ragazzi!

 

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