L'informazione secondo Frigidaire
Questa
settimana voglio raccontarvi una storia. E' la storia di un mensile
molto noto che si chiama Frigidaire e del suo direttore Vincenzo Sparagna.
Frigidaire e' stata una delle fucine della nuova scuola italiana del
fumetto, ma non solo. Vi hanno lavorato Pazienza e Vincino, solo
per citare i piu' noti facendo un grande torto agli altri. Frigidaire
e' stata una rivista sui generis, un idea che ha illuminato il panorama
editoriale italiano rimanendo quasi del tutto senza seguiti, segno che
le buone lezioni a volte non servono a niente e non insegnano niente.
Frigidaire
nasce nel 1980 ad opera di un gruppetto di artisti che nella maggior
parte si erano conosciuti nella redazione del Male, pubblicazione cult
degli anni '70 di cui molti di voi avranno sentito parlare. Ideatori
e realizzatori del progetto Frigidaire furono Vincenzo Sparagna, ex
direttore del Male, e Stefano Tamburini, direttore del Cannibale. Il
progetto editoriale nasce un po' casualmente, un po' no. Nel senso che
i due fondatori sapevano cosa volevano ottenere: una rivista nuova nei
contenuti,
nell'impaginazione
e nella grafica, ma hanno consentito ad ogni collaboratore di mantenere
una propria autonomia progettuale creando un universo ordinato e caotico
insieme. Di grande impatto. L'impegno politico ovviamente c'era, ma
non era preponderante perlomenonon nel senso che generalmente si riconosce
ad un qualsiasi giornale. Cerco di spiegarmi meglio, tutti i collaboratori
venivano da esperienze di sinistra extraparlamentare, ma questo contava
fino ad un certo punto. Il giornale prese a trattare nei suoi articoli,
nei suoi fumetti, nei suoi racconti dei problemi che l'altra informazione,
quella ufficiale (anche progressista), si rifiutava di trattare. Frigidaire
fini' per dare fastidio a tutti tranne che ai suoi lettori.

Sparagna
racconta queste vicende in uno splendido libro intitolato "La commedia
dell'informazione", edito da Bollati Boringhieri nel 1999, che
vi consiglio caldamente. E' un libro sul nostro mestiere, perlomeno
il mestiere che in queste pagine ognuno di noi svolge, e' un documentario
sul giornalismo assolutamente illuminante. Lontani dai partiti, lontani
dalle ideologie dei partiti soprattutto, i collaboratori di Frigidaire
costruiscono una macchina dell'informazione libera ed efficace capace
di riscuotere un successo enorme presso il pubblico europeo, ma solo
discreto presso quello italiano.
Vi racconto una delle iniziative piu' geniali della redazione
di Frigidaire. Nel 1983 Sparagna, in collaborazione con altri autori
ma soprattutto di Savik Shuster, partorisce un idea rischiosa, ma dal
grande effetto: redigere un falso numero della Stella Rossa, il giornale
delle forze armate sovietiche, e diffonderla sul territorio Afgano.
Sparagna non e' nuovo a queste provocazioni. Nel 1978, quando ancora
dirigeva il Male, pubblico' un memorabile supplemento alla rivista:
una edizione falsa dell'Unita' che titolava "Basta con la DC!",
inaugurando la serie dei falsi editoriali.
L'Afganistan
era un po' il chiodo fisso di Frigidaire tanto da far esclamare a Mattioli,
uno dei collaboratori: "Sempre 'sti russi, sempre de loro dovemo
parla'? Ma che stamo a fa', 'a guerriglia"? Frigidaire era contraria
all'intervento in Afganistan, ovviamente, ma era contraria anche al
socialismo reale, alla struttura stalinista del PCI, alla falsa combattivita'
di quanti, a sinistra come a destra, avevano rinunciato alla critica
perche' non conveniente.
Sparagna e Savik Shuster si recano a Kabul e, con la
necessaria collaborazione di un gruppo di partigiani afgani, iniziano
la distribuzione del falso giornale russo. Lo scopo e' quello di divertire
i lettori europei (perche' anche nel bel mezzo di una guerra si puo'
ridere e fare satira e chi non ci crede legga il "Diario clandestino"
di Guareschi), ma soprattutto tradurre l'avversione per quella guerra
in fatti. Sparagna racconta come nella notte afgana lui e i guerriglieri
girassero i paesi attorno Kabul per lasciare in giro, ma soprattutto
sui muri delle case le copie di quel falso che titolava: "Basta
con la guerra! Tutti a casa!" e narrava di un colpo di mano avvenuto
in Unione Sovietica.
Proprio
perche' animati da questo spirito, quelli di Frigidaire erano una tempesta
nel mare placido della cultura italiana. Azzannavano tutti senza distinzione
e il morso portava sempre infezione. I "morti viventi" della
politica, a destra come a sinistra, in una cosa erano tutti d'accordo:
sparare a zero contro la rivista e i suoi collaboratori. Tanto e' vero
che quando fu sottoposta alla Commissione per l'editoria una valutazione
sulla "culturalita'" di Frigidaire questa si pronuncio' a
favore della sospendere i fondi statali. Qualcuno, chi sa chi, aveva
avanzato il dubbio che non fosse una rivista culturale a alla Commissione
per l'editoria, presieduta da Antonio Amato, nessuno si oppose, neppure
Miriam Mafai che anzi alla votazione non ci ando' neppure. Conclusione
della storia, la sovvenzione fu ritirata. Poi dopo, presi uno per uno,
i componenti della commissione ritrattarono e ammisero l'errore con
motivazioni tipo: "Io non conoscevo la rivista..."
"Quasi comico", ha commentato Sparagna se non fosse che da
quella volta Frigidaire ha iniziato una veemente lotta contro l'idigenza
che non si e' mai conclusa.
Sparagna nel libro "La commedia dell'informazione"
parla di questo e di molto altro con un linguaggio e una franchezza
che mi ha sconcertato. Il suo e' un modo arrabbiato di fare giornalismo
e per realizzare Frigidaire si e' circondato di artisti arrabbiati e
idrofobi come lui. Ma quella di Sparagna non e' un'incazzatura di maniera,
come i contestatori o i rivoluzionari da operetta, e' un'incazzatura
cresciuta con gli anni alimentata del fiele e dalla bile ingoiata lottando
contro i mulini a vento.
Come
non si puo' provare ammirazione per uno che dice, contraddicendo il
gusto comune, che Milo Manara e' un mediocre manierista e Michele Serra
(ribattezzato Serva) e' un imitatore piatto delle cose proposte a suo
tempo dal Male. Ma non finisce qui perche' Sparagna ne ha per Hugo Pratt
e Fellini, quest'ultimo colpevole di aver fatto rifare 40 volte il manifesto
della "Citta delle donne" a Pazienza dimostrando di non averne
compreso il genio. Io non condivido parte di queste affermazioni, ma
ammiro il coraggio con il quale Sparagna affronta l'impopolarita' pur
di dire cio' che pensa. Che abbia ragione poco importa, mi importa piuttosto
che quello che ha detto e dice, quello che ha fatto e fara', sia in
perfetta buona fede e onesta' intellettuale. Che termine orrendo e'
"onesta' intellettuale", ma non riesco a trovarne un altro,
sia pure sforzandomi. Ma credo di essermi fatto comprendere ugualmente.
Frigidaire oggi, dopo una pausa forzata, ha ripreso le
pubblicazioni. Anche sul web all'indirizzo www.frigomag.it/.
Visitate il sito che non e' tempo perso.
Ate' logo, ragazzi!