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La rivoluzione chiamata Dylan.

 

Questa settimana si cambia registro! Abbandono le origini del fumetto per rivolgermi verso giorni a noi pi? prossimi e vi parlo di Dylan Dog. Il pi? grande fenomeno editoriale degli ultimi vent'anni. Capace di riportare il fumetto a tirature che non si registravano da 30, forse 40 anni. 

Innanzitutto il personaggio. Londinese, vive al n 7 di Craven Road assieme al suo assistente Graucho Marx, sosia (?) del famoso attore comico americano. Veste sempre allo stesso modo, giacca Armani nera, jeans e camicia rossa, o bianca. Alto, bello, sufficientemente tenebroso. Ispira fiducia al primo sguardo. Professione: "Idagatore dell'incubo". Attenzione al campanello, urla anzicche' trillare. 

Dylan e' un ex poliziotto di Scotlad Yard dotato di un gran fiuto, quello che lui stesso definisce il sesto senso e mezzo. Con quel mezzo volendo indicare la sua propensione ad accettare le soluzioni piu' incredibili perche' e' sempre possibile che siano quelle vere. Ogni volta che un probabile cliente si presenta nel suo "studio" egli non fa altro che negare gli incredibili fatti narrati. E' un'operazione che egli esegue sistematicamente, gli permette di misurare la persona che ha bisogno del suo aiuto. La valutazione puo' risultare compromessa irrimediabilmente se la persona che gli sta di fronte e' una donna. Finisce sempre per innamorarsi di lei e il piu' delle volte e' corrisposto. Le sue avventure sentimentali non durano mai piu' di un mese, con sporadici ed eccezionali ritorni di fiamma.

Non e' un macho. Non e' virile nella misura in cui puo', e deve, esserlo un eroe dei fumetti. Piange spesso e non se ne vergogna. E' uno di noi. Non e' certo nuova la tesi che sostiene la perfetta corrispondenza caratteriale del personaggio con il suo autore. Dylan e' Tiziano, Tiziano e' Dylan. Ne possiede le fobie, tutte nessuna esclusa e, in parte, ne condivide il passato. Dylan e' un ex alcolista, soffre di vertigini, claustrofobia, ha paura dell'aereo e patisce il mal di mare. Ma e' anche una persona sensibile e disponibile, pronta ad aiutare chiunque sia in difficolta'. Il suo creatore Tiziano Sclavi ha un solo grande difetto: credere di saper scrivere ballate, ma e' un peccato veniale. E' nato sceneggiatore e soggettista ed e' riuscito in poco tempo ad imporsi come uno dei piu' brillanti sulla piazza. E' anche un ottimo romanziere anche se il suo stile, alle prime pagine, risulta un po' troppo personale. Dylan Dog e' la sua creatura piu' completa. Dylan era nel suo destino. Un personaggio di nome Dylan Dog era presente anche nelle storie di Kerry il Trapper, sempre di Sclavi. Lui stesso ha detto in qualche intervista che il nome Dylan Dog era quello utilizzato per personaggi in via di costruzione. 

Il primo numero di Dylan Dog esce nel 1986 e vende 50 mila copie. Non tantissime, ma certamente non poche. Poi il tam tam dei lettore compie il miracolo. Le tirature lievitano fino a raggiungere la cifra record di mezzo milione di copie. Era dai tempi di Tex che non si registravano numeri cosi' elevati. La cosa piu' straordinaria e' che con Dylan Dog risale tutto il mercato del fumetto superando un periodo di crisi che durava da decenni. L'editore Bonelli quasi non crede a quello che sta avvenendo e se e' vero cio' che dicono di lui non e' tipo da meravigliarsi facilmente. La stampa si interessa al "fenomeno" e cerca di trovare una spiegazione convincente al suo successo, ma la cosa si presenta piu' difficile che per il passato. Se nel caso di Diabolik e Kriminal la molla poteva essere stata la violenza esplicita che caratterizzava i personaggi, in questo caso non esiste nulla che sia sufficiente a spiegare il successo di Dylan Dog in una battuta.

Critiche. Ne ha subite molte e spesso ingiustificate. Per alcuni spingerebbe alla violenza. Solito vecchio discorso che richiederebbe ore e ore di discussione tirando in ballo statistiche, sociologi alla Alberoni e valutazioni piu' o meno qualunquistiche sul deterioramento dei costumi. Si consiglia la lettura dell'albo "Caccia alle streghe". Catarsi a mezzo fumetto potrebbe essere una soluzione valida secondo me.

Il disegnatore Claudio Villa lo aveva rappresentato come un tipo marcatamente mediterraneo, addirittura con i baffetti, una sorta di gentiluomo spagnolo. Poi Tiziano Sclavi suggeri' a Villa di andare a vedere un film in cui c'era un attore inglese le cui fattezze fisiche sembravano ideali per il personaggio: Rupert Everett. Perfetto! Come sempre accade ai protagonisti, si ha la necessita' di affiancare loro una spalla. Il prescelto e' un ex attore assolutamente identico a Groucho Marx, spirito di patata compreso. Inizialmente la spalla avrebbe dovuto essere Gnaghi un grasso e menomato aiutante piu' o meno simile a quello che compare nel film "Dellamorte Dellamore". Poi si opto' per qualcuno di piu' convenzionale.

L'horror e' per Dylan una dimensione di vita. Ma e' vero anche il contrario: la vita e' una dimensione dell'horror. Non per nulla uno dei numeri piu' terrificanti e' "Lama di rasoio" in cui viene descritto un tranquillo spaccato di vita borghese. Il quotidiano e la normalita' spaventa piu' di qulasiasi scena splatter. Questa e' una delle chiavi del successo del fumetto. Lo dimostra il fatto che nella maggior parte delle storie, anche le piu' incredibili, esiste sempre una spiegazione razionale cui il paranormale soccombe. La realta' puo' fare piu' male di qualsiasi spettro e di qualsiasi mostro che, comunque, Dylan intende alla latina come monstrum ovvero fenomeno, essere eccezionale. Perche' tali si rivelano tutti quelli che la societa' ha ridotto a vivere ai margini, condannandoli ad essere personaggi di fiabe e leggende: uomini neri, orchi, babau.

Alla prossima settimana.

Ate' logo, ragazzi!

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