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Fumetti del Ventennio (seconda parte) Romano Il Legionario e' un fumetto smaccatamente propagandistico. In realta' questa affermazione pur non essendo propriamente esatta puo' adar bene lo stesso. Mi spiego meglio. Saturno contro la terra e Virus sono capolavori del genere fantascientifico lontani anni luce da qualsiasi impegno politico di sorta, lo stesso vale per Dick Fulmine che, fintanto ne ebbe la possibilita', si tenne lontano dall'Italia e dal regime. Romano Il Legionario no. Egli era un militare combattivo e impavido che difese e fece propria la causa italiana e fascista. Romano vide la luce nel 1938 sulle pagine del settimanale Il Vittorioso, all'epoca estremamente diffuso tra i ragazzi. Il suo creatore era Kurt Caesar un tedesco naturalizzato italiano, noto anche come Cesare Avai. Sin dalla sua nascita Romano fu sbattuto su tutti i fronti in cui era impegnato il soldato italiano. Inizio' in Spagna, durante la guerra civile, come pilota del corpo di spedizione aereo. La guerra contro i "rossi" era per il regime il vero banco di prova sul quale sperimentare la superiorita' del modello fascista rispetto a tutti gli altri. Non poche furono le delusioni belliche, impossibili da mascherare anche sotto le mirabolanti vittorie di Romano. Forse per questo Romano si dedico' per qualche anno alla esplorazione di regioni sconosciute e misteriose del globo al seguito di pacifiche missioni scientifiche. Nel frattempo era scoppiata la guerra e Romano, assieme a migliaia di italiani in carne ed ossa, fu richiamato al fronte contro le democrazie occidentali. Sommergibilista, pilota, fante. Romano vesti' tutte le uniformi e calco' tutti i fronti su cui si verso' sangue italiano. Le avventure si chiusero nel 1943 con la caduta del regime e non furono piu' riaperte. Nonostante la pesante pregiudiziale ideologica il fumetto ebbe molto successo e incontro' il favore entusiastico dei ragazzi di allora. Si trattava di un prodotto comunque di prim'ordine, disegnato con una perizia che stupirebbe ancora oggi. Merito di Caesar che fu sceneggiatore e disegnatore accortissimo e, direi, illuminato. Forse perche' egli era tra gli autori di fumetti un personaggio sui generis, una sorta di Hemingway. Ebbe una vita intensa e carica di esperienze, curiosamente sembrava egli stesso un personaggio dei fumetti. Fece il pugile professionista, il giornalista, l'esploratore. Aveva una conoscenza tecnica approfondita di armi e mezzi grazie alla quale riprodusse in maniera eccellente nelle sue tavole anche i piu' piccoli particolari. L'avventura vissuta in prima persona gli aveva lasciato in eredita' una sensibilita' assoluta per i tempi della narrazione permettendogli di costruire trame articolate e mai noiose.
Guardiamo adesso allo stesso mondo, quello militare, da un angolazione diversa. Marmittone e' un soldato, ma eccettuata la divisa egli ha poco in comune con Romano Il Legionario. Vestito con una bustina rossa enorme rispetto alla testa, Marmittone ha il cranio pelato e il corpo tozzo del ragazzo di campagna. Del contadino non ha, pero', la proverbiale malizia. Rappresenta il classico italiano provinciale senza pretese e dai modi semplici. Per questo viene schernito da tutti i commilitoni e considerato una sorta di disonore dell'esercito. Marmittone mutua il suo nome dalla marmitta con cui si cuocevano i cibi nelle caserme. Egli e' una piccola recluta che vive la vita militare con tutte le contraddizioni e le complicazioni che essa comporta. Alla fine di ogni storia si ritrova al "fresco" a meditare sulle sue innocue dabbenaggini. Marmittone mette sempre in cio' che fa buona volonta' e diligenza, ma finisce sempre per combinare dei guai che divertono il lettore e condannano il povero soldatino alla gattabuia. Fu creato nel 1928 da Bruno Angoletta e comparve sul Corriere dei Piccoli, mitico giornale dedicato interamente ai fumetti e ai racconti per ragazzi. Quelle di Marmittone sono storielle leggere, ma non banali dotate di un pregio raro: la grazia. Egli e' una vittima predestinata sacrificata al divertimento del lettore che parve apprezzare e ne decreto' il successo. Proprio perche' lo spirito guerresco non era proprio il forte di Marmittone, alla vigilia della seconda guerra mondiale le pubblicazioni cessarono. L'autore, forse inavvertitamente, aveva messo alla berlina la retorica militare di quegli anni, denunciando le esasperazioni e il grottesco atteggiamento della nuova Italia guerriera. Con l'avvicinarsi della guerra tutto questo non poteva essere piu' tollerato. Ci rileggiamo la prossima settimana, come al solito. Ate' logo, ragazzi!
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