Il Film della Settimana

 
Amelie

Potrei raccontare di una gita al mare con i miei amici.
Oppure potrei dirvi della abilita’ di alcune donne meridionali in cucina.
Tutti prima o poi nella vita vanno in vacanza al mare con gli amici e tutti
credono che la propria mamma sia la cuoca magica dei cartoni animati. Quindi
rischierei di raccontare una storia non molto dissimile dalle fotografie nel
cassetto o dalla routine quotidiana.
Rischierei insomma di annoiare o di far divertire solo coloro che sono
andati matti per “L’ultimo bacio”, film che racconta un pezzo di vita reale,
come si suol dire, ma lo fa un po troppo “semplicemente”.
Ma se narrassi una “semplice storia” nello stesso modo in cui (nome del
regista) ha scelto di raccontare “Amelie”, ne farei un film molto bello, un
film davvero bello.
Amelie e’ una cameriera parigina con uno spiccato senso dell’altruismo.
Tutto qui.
Non considero affatto “Amelie” un film semplice. In realta’ non lo e’.
E’ invece studiato nei minimi particolari ed e’ per questo che e’ un film
ben riuscito, un film bello! Oserei dire che e' come un quadro con un solo
albero al centro, ma davvero un bellissimo albero.
Forse una delle cose piu’ affascinanti che ho apprezzato, e’ stato che, pur
avendo difronte il mondo, il nostro mondo, con tutto quello che questo
comporta, hai tuttavia l’impressione che esistano solo pochi buoni
sentimenti in giro, e tutto questo non e’ stucchevole, ne ti sembra irreale.
Questa credo sia la bellezza di “Amelie”. Non e’ stucchevole, pur avendo
alcuni ingredienti per esserlo.
Non e’ retorico pur essenso Amelie una ragazza molto dolce, disincantata, e
molto timida, alla Audrey Hepburn.
La storia e’ accompagnata da una serie di immagini divertenti, di trovate
intelligenti con le quali Amelie, riesce a guarire alcune situazioni
“spiacevoli” o forse “tristi”.
Ma non e’ la storia di una Madre Teresa parigina, e’ la furba favola di una
ragazza che non e’ solo “buona”, ma anche un po’ dispettosa, geniale,
solitaria, e forse anche un po’ sciocca. Ma tutto questo non guasta.
Amelie e’ il giusto modo di narrare un sogno comune, rendendo tutto molto
insolito. Avrei voluto allungare le mani sui falsi di Renoir, lo avrei fatto
volentieri, pur falsi ma spettacolari. Queste immagini sono state tra le
piu’ belle.
Il regista ha sottolineato un particolare degno di nota.
Si narra che i grandi pittori dell’ Impressionismo cercassero, in quanto
tali, di stabilire un legame con il soggetto da dipingere, cercassero cioe’
di “guardare dietro” , questa e’ l’espressione usata per indicare questo
stato di cose. Dietro i personaggi, di dare loro una vita, quasi che questo
li aiutasse a cogliere tutti i particolari da riportare sulla tela.
L’anziano amico di Amelie, cerca in ogni modo di dare un’anima ad una figura
femminile su un falso di Renoir, che lui stesso sta terminando, e sino a
quando non afferra un particolare importante, non riesce a dipingerla
definitivamente. Puo’ darsi che questa ricerca faccia di lui un vero pittore
e non solo un “copione distaccato".
Ricordero’ “Amelie” anche tutte le volte che andro’ dal fruttivendolo, il
mio e’ molto irriverente, non risponde quasi mai al “Buongiorno” e se gli
chiedi delle rape che non sappiamo di rame una volta cotte, ti dice in
dialetto che lui nelle rape non ci e’ mai stato.
Mi piacerebbe entrare in casa sua e infilargli una rap....,scusate.
Uno dei commenti che non ho apprezzato su “Amelie”, e’ stato questo: “…..e’
un sogno, magari si potesse vivere cosi”.
Chiunque sia padrone di questa nota, credo che sia convinto che la vita
reale, sia la vita di “Air Force One”, di “Die Hard”, di “Dave, un giorno da
Presidente” e cosi via.....e andando a veder un film come “Amelie”, se ne
innamora perche’ lo fa sognare un‘altra volta, lo porta via da questo brutto
brutto mondo.
Non e’ cosi, di “Amelie” ce ne sono a non finire nel mondo, la piu speciale
e’ quella raccontata da Junet, ma non e’ una creatura
immaginaria. Credere che “Amelie” sia solo una fuga dalla realta’ e’ sbagliato.
Una storia leggera come quella di Amelie deve essere, ed e' stata,
accompagnata da immagini molto belle, da una fotografia molto bella, questo
e' il mio parere. E cosi per evitare davvero di raccontare una storia
usuale, il regista ha scelto come semrpre di interrompere la trama con delle
inquadrature davvero irreali ma molto pittoriche, ecco, quel tocco di rosso
che insomma ti da l'impressione che i capelli in un quadro siano veri e non
solo dipinti. Infine, particolare da non trascurare, e' anche molto divertente.

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Questa rubrica e' a cura di:
Anna Larizza
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