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L'ultima
portata e' un ricordo lontano per il palato mentre e' un' igombrante
presenta per la cinta.
Gli occhi
si chiudono un istante e tornano in mente immagini di Don Vito Corleone
e famgghia, oppure Joe Pesci e i suoi "Bravi Ragazzi".
O ancora il "Brasco" paciniano. E tante altre ancora.
Immagini fatte di volti e di espressini memorabili che hanno lasciato
un segno nell'immaginario collettivo.
Per non
parlare di quella testa di cavallo sotto le coperte o un omicidio
a colpi di penna stilografica ("ne ferisce piu' la penna...")
o ancora mazze da baseball e coltellacci da cucina.
Un repertorio
di omicidi e ritorsioni da far rabbrividire il leggendario conte
"Vlad".
Colori
e rumori in dolby surround.
Bello.
E' il
grande spettacolo del cinema.
E quella
e' la MAFIA.
Un pasto
ricco ogni volta. Ma mai pesante, tanto "ogni riferimento...
e' puramente casuale".
E allora,
vista la fame di prodotti nostrani andiamo a colpo sicuro. Nella
peggiore delle ipotesi avremo fatto "cento passi".
Ma le
cose non vanno come ti aspetti.
Nessun
antipasto, nessun contorno, nessuna decorazione. Solo un unico piatto
semplice e dal sapore amaro.
E' un
piatto Italiano, pero'. E sara' il nostro biglietto da visita per
le statuette di marzo, quindi assaggiamo. Proviamo. Non puo' essere
cosi' male.
Infatti
e' peggio. Ma non per colpa del cuoco o degli ingredienti. No questa
volta non c'entrano anzi sono di rara qualita'.
Purtroppo,
pero', il piatto delizioso non va giu'.
E' come
quelle poesie belle al punto che ci fanno piangere di un dolore
profondo, lacerante che sappiamo non curabile. Una piaga che assilla
la nostra cultura e che la accompagna ovunque nel mondo. Proprio
come la pizza. Pizza e Mafia. Mafia e Pizza.
Un ragazzo
che crede nell'idea del bello. Crede di poter sconfiggere il mondo
perche' il mondo e' lui, in quel momento. Insieme ad un manipolo
di accoliti che lo ascoltano attenti, rapiti, coinvolti proprio
come i suoi genitori, zii e cugini lo ascoltavano quando, da bambino,
recitava la poesia imparata a scuola.
E' il
modo piu' bello di chiudere un pranzo domenicale consumato sotto
un sole non ancora estivo e sopra una tavola addobbata a festa.
Una riunione di famigghia con tanto di ospite (cugino) americano
dall'accento di "brucculin'" (come le gomme americane)
che, per suggellare il legame con le mai dimenticate origini, prende
in sposa una baffuta isolana bella al punto che "...non ti
sara' difficile farci ce figghi... ".
Miracoli
del vino!
Il bambino
recita senza errori la poesia di fine pasto. E tutti battono le
mani.
Si chiama
Giuseppe Impastato. Al secolo "Peppino". E ha appena concluso
il suo primo comizio.
Ne fara'
tanti, Giuseppe, e tutti con l'unico scopo di cambiare il mondo.
Ma nel
suo mondo, ahime', non c'e' la mafia. E' bandita. Rifiutata. Deplorata.
Anche sa ha il volto del padre.
Disonore
su disonore. Un figlio comunista e onesto. Che affronto per la famigghia.
Di questo
ragazzo si conosce poco, perche' ha avuto il torto di essere ucciso
proprio quando veniva ritrovato il cadavere di Aldo Moro.
E allora che pretendeva? Non poteva mica sperare di essere in prima
pagina. Era uno sconosciuto, non era un mafioso ed era persino comunista.
Cosa pretendeva?
Quelli
erano gli anni del terrorismo e la Mafia non godeva dei privilegi
della cronaca. Ma questo era un bene perche la famigghia delle famigghie
si stava spostando sulla "New Economy" del tempo. Una
"Economy" basata sul traffico di una polvere bianca piu'
preziosa dell'oro. Era un epoca di transizione. Si ridefnivano i
ruoli, si distribuivano le forze. Proprio come accadra' tra qualche
anno quando la droga sara' virtuale. La mafia si adeguera'. Si deve
adeguare. Apriranno siti internet sui quali non si vede niente e
se si vede non si ricorda; troveremo email che offriranno "protezione"
dagli hacker indesidreati in cambio di un bonifico su un conto anonimo;
assisteremo a vendette trasversali con "Mail bombing"
tra portali; e chatteremo con computer spacciatori di idee.
E Marlon
"Don Vito" Brando non sa se riuscira' a vedere tutto questo,
appollaiato sulla roccia del canyon mentre perde il suo sguardo
all'infinito. Non lo sa, ma forse ripensandoci, visto come corrono
le cose...
See u
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