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Esta loco!
Un pazzo si aggira per l'Europa. Un folle miliardario affetto da manie
di persecuzione (giudiziaria) gira come una trottola sputtanando il suo
paese (e dunque se stesso) davanti a torme gongolanti di giornalisti (comunisti).
E fin qui potrebbe non riguardarmi, se non come cittadino emigrante. Quello
che mi fa veramente incazzare e' il fatto che poi la gente che mi circonda
chieda conto A ME dei suoi vaneggiamenti, e non solo di quelli. Provate
a immaginare. "Riabilitiamo i ragazzi di Salo'"; "I morti
sono tutti uguali" (universalmente ritenuto valido come l'altra bufala
"la religione non ha mai fatto male a nessuno"). Bravo onorevole
Violante! Ora pero' vieni tu a spiegare a un francese che i collaborazionisti
di Vichy hanno lo stesso diritto al rispetto dei partigiani. Ma torniamo
al nostro bravo presidente del Consiglio. Don Chisciotte, lo chiama oggi
un giornale spagnolo (comunista?). Certo, e' rimasto solo in Europa a
combattere il comunismo (un dovere morale, ricordate?), e questi cafoni
non apprezzano. Lui salvera' il mondo da gente come Veltroni e Fassino,
che avevano chiaramente gia' firmato i contratti d'affitto per aprire
una catena di lager nella Bassa Padana e rinchiuderci i moderati. Guerra
Civile in Italia. I giudici (lui dice proprio cosi', mischiando senza
batter ciglio pere e mele) hanno fatto fuori una classe politica democratica
per instaurare il neo-stalinismo, con "La Repubblica" al posto
della Pravda (che significa "verita'", guarda un po', proprio
come quella che Lui tiene in tasca). Ovviamente i ladroni e le ruberie
di un decennio, per limitarci agli anni della Milano da bere, sono tutte
invenzioni, i socialisti rubavano solo nelle battute di Beppe Grillo,
De Lorenzo non marciava sul corpo dei malati, Cirino Pomicino non faceva
la cresta sulla spesa. Ci siamo sognati tutto. E ora che ci svegliamo
troviamo il Liberatore. Con al braccio Bobo Craxi e Margheritona "bonassa"
Boniver. Mi sento proprio bene stamattina. Vado a rubare in chiesa.
E' tornato Daniel Passarella. C'e' chi lo ricorda come grande difensore
della nazionale Argentina. C'e' chi invece ha in mente un energumeno che
un giorno, allo stadio di Marassi, a Genova, squarcio' con una scarpata
lo stinco di un ragazzetto di campo, un raccattapalle insomma, che non
gli restitui' subito il pallone. Batistuta se lo ricorda perche' gli fece
tagliare i capelli, essendo quelli lunghi e biondi del bomber di Reconquista
un segno di effeminatezza. Torna in Italia e si siede sulla panchina che
fu di Renzo Ulivieri, un toscano tutto d'un pezzo, con un piccolo busto
di Lenin sulla scrivania. In sintonia con l'aria che tira, il prode Daniel
pensa subito di far dimenticare il bolscevico predecessore, e senza essere
interpellato, getta ombre sul momento culminante della Storia Patria del
dopoguerra: il Mundial del 1982. Dice in sostanza: noi argentini non avremmo
dovuto giocare, perche' in patria i nostri giovani morivano nella guerra
per le Malvinas. Bravo! Sottoscrivo! Il boicottaggio sarebbe stato comprensibile!
Ma la memoria, o la bugiardaggine, meritano delle noterelle a pie' di
pagina.
Allora ricordiamo che mentre lo stesso Passarella, nel 1978, alzava trionfante
la Cupa del Mundo ricevuta dalle mani di un certo Videla, altri giovani
argentini morivano in un'altra guerra, detta poi "sporca", nei
sotterranei della polizia segreta, la DINA. E alla fine saranno molti,
molti di piu' dei caduti (si dice cosi', no) alle Falkland. Si, Falkland,
non Malvinas, perche' fu aggressione e non difesa.
Certo, uno come lui nell'Argentina di allora, non rischiava niente. Cattolico,
severo con gli omosessuali, macho tutto d'un pezzo. Ma sarebbe bene che
qualcuno glielo ricordasse, e lo pregasse di avere un po' di pudore. E
se non chiede scusa, tutti in piedi e: "Arridatece la Coppa".
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