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Casello-Casello
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Andiamo
alla guerra
Esultate
gente, siamo anche noi in guerra contro il terrorismo. Da un momento all'altro
potremmo anche noi andare a bombardare l'afganistan o magari partecipare
alla caccia al talebano, tra le sperdute montagne del medio oriente. Che
meraviglia. Il cavaliere, con uno sforzo diplomatico enorme, e' riuscito
a convincere gli alleati a farsi invitare a cena, durante la quale, esasperati
dai suoi continui piagnistei gli hanno detto: "E va bene, finiamola,
mandateci la Garibaldi, pero', cazzo, la Mussolini ve la tenete voi".
Colmo di gioia, l'arcorman, e' tornato in patria giulivo, convinto che
adesso la manifestazione del 10 sara' un successone, anche di audience.
Invitati d'onore: la Loren, italiana in america, e Don Lurio, americano
in Italia a dirci quanto siano amici i due paesi. Anche Baggio forse sul
palco, voci di corridoio mormorano che berlusconi gli abbia promesso il
posto in nazionale. Ma si, che
il patrio vessillo sventoli su ogni balcone, come chiede il presidente,
i nostri ragazzi vanno a combattere per noi. I "nostri" ragazzi?
Detta dalla quasi totalita' dei politici nostrani, questa espressione
suona provocatoria: quanti dei "loro" figli ha fatto il militare,
visto che forse solo una decina di loro, tra ministri e deputati, l'ha
fatto? Ma non e' il momento di sottilizzare, partono sul serio i nostri
soldati, partono. Non partira' il paracadutista di leva morto a Pisa tempo
fa in condizioni misteriose. Nessun Colpevole. Non partira' il caporale
maggiore che aveva scoperchiato il pentolone dell'uranio impoverito. Morto,
lo stato maggiore gli ha pagato i funerali, dopo averlo lasciato solo
a curarsi invano. Partono i nostri soldati, per una guerra strana, unica
e probabilmente inutile, partono per l'ossessione dei nostri capetti di
essere tagliati fuori dal "giro che conta". Buona fortuna. E mentre
i paesi dell'occidente bombardano il terrorismo internazionale localizzato
in Afganistan, il terrorismo nazionale localizzato nei paesi dell'occidente,
va che e' una bellezza, tra una bomba in citta' e una lettera infetta.
E mentre lanciamo a dei poveri disgraziati mine dalla forma e dal colore
di aiuti umanitari (per il sapore, gli esperti del pentagono ci stanno
ancora lavorando), un paese di civilta' superiore come l'Italia archivia
Marghera e i suoi morti con un bel: "non e' colpa di nessuno, pazienza". Vorrei essere a casa in questo momento, a Taranto, vorrei affacciarmi al balcone, godermi la vista del mare, del castello, del canale navigabile da dove passeranno le navi in partenza per la guerra. Vorrei dare un'occhiata in lontananza verso la Garibaldi per poi tornare con lo sguardo sul monumento ai marinai, oltrepassarlo e fissare le ciminiere dell'italsider. Se fossi a Taranto, in questo momento, appese a mio balcone ci sarebbero delle lenzuola bianche, di fronte al tricolore che sventola sopra il castello aragonese.Purtroppo non rimarrebbero candide a lungo: la polvere maligna, sparsa nell'aria da quest'altra Marghera, non tarderebbe a ricoprirle.
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